Outlook Anima 2026: positiva su equity (Wall Street e titoli growth). Italia? “Oasi di stabilità”
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Il 2025 è ormai agli sgoccioli, con i mercati azionari che si preparano a chiudere un nuovo anno di rialzi e di nuovi record. Con l’ombra delle tariffe commerciali, tanto temute per i loro effetti sull’economia americana (spirale stagflattiva), che non li ha fermati ma li ha solo fatti sbandare in occasione del Liberation Day di aprile.
In generale, la fine dell’anno è il momento dei bilanci, ma anche quello in cui si guarda con un occhio attento al nuovo anno sui mercati, ragionando sui potenziali rischi e opportunità in tema di investimenti. Con gli investitori in cerca di una bussola per capire quali sono gli asset più interessanti.
Presentando il nuovo outlook per il 2026 dal titolo “L’anno del Gattopardo. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi“, Anima mostra una view cautamente ottimista sul mercato azionario globale, con una preferenza verso Wall Street e un orientamento più costruttivo verso i titoli growth. Con i nuovi massimi dei principali indici che potrebbero palesarsi grazie al “traino della crescita degli utili”.
Sull’obbligazionario, il gruppo indipendente del risparmio gestito si dice “moderatamente costruttivo, con la performance dei titoli governativie sostenute dai livelli storicamente elevati dei dividendi”. Le performance dei BTP saranno pressoché in linea con quelle dei bund.
Anima: ancora un outlook positivo per il 2026. Economia Usa non entrarà in recessione, Ue sostenuta da Germania
Un outlook positivo quello presentato ieri da Anima che guarda con maggiore propensione al bicchiere mezzo pieno e parte da una convinzione ferma: l’economia americana riuscirà ad evitare la recessione anche nel corso del nuovo anno.
Nell’outlook per il 2026, presentato nella sede di Milano alla stampa, la società di gestione spiega che “a fronte di una domanda che, seppur sbilanciata dalla parte dei consumatori a più alto reddito, rimane stabile, i dati mostrano chiaramente che gli imprenditori americani hanno riequilibrato la composizione dei fattori produttivi a favore degli investimenti in intelligenza artificiale, altamente produttivi e incentivati fiscalmente, e a scapito del fattore lavoro”. Lato disoccupazione, non è tuttavia aumentata in modo allarmante, complici le politiche migratorie dell’amministrazione Trump, che hanno ridotto notevolmente l’offerta di lavoro e hanno spinto le imprese a trattenere, per quanto possibile, i propri collaboratori. In questo senso, spiegano, pensiamo che negli Stati Uniti sia in atto una rivoluzione “gattopardiana” all’interno della funzione di produzione, che si conferma tesa a soddisfare una domanda di consumo che rimane forte, ma con un diverso mix di fattori produttivi.
Per Anima i timori e le sfide si potrebbero concentrare su un altro fattori, come ad esempio il surriscaldamento dell’economia americana ma anche un’integrazione dell’interlligenza artificiale più veloce e pervasiva di quanto incorporato nello scenario base (che peserebbe soprattutto sull’azionario).
Sul rischio di un potenziale surriscaldamento dell’economia Usa, gli esperti scrivono: “stante la scarsa offerta di lavoratori, un’accelerazione della domanda sopra potenziale potrebbe portare le aziende americane ad alzare i salari allo scopo di trattenere i lavoratori o cercarne di nuovi. Questo scenario potrebbe rivelarsi positivo per i mercati azionari (quantomeno nel breve periodo), ma penalizzante per l’obbligazionario: l’aumento del tasso di crescita del costo del lavoro, infatti, alimenterebbe pressioni al rialzo sui tassi. La situazione potrebbe aggravarsi qualora le tariffe dovessero essere abolite e non ripristinate in tempi brevi e/o l’amministrazione Trump dovesse decidere di approvare misure fiscali espansive, quali i tariff check ventilati recentemente”.
“Una delle mie preoccupazioni è che il consumatore americano spenda troppo, con una economia che faccia troppo bene e vada verso un nuovo rischio inflattivo”, spiega Fabio Fois, head of investment research & advisory, che guardando invece all’Europa ricorda come “abbia finito l’anno in affanno”. “La qualità della crescita è abbastanza scarsa, con un’economia stanca che però può riaccelerare se la Germania metterà a terra il suo piano, rilanciando la dinamica di crescita”, sottolinea Fois che vede la Germania e l’atteso impulso fiscale come un elemento chiave per dare slancio all’economia della zona euro.
Inflazione e banche centrali, la direazione attesa nel 2026
Spazio poi a due temi sempre caldi, come quello sull’inflazione e le mosse delle banche centrali. Su quest’ultimo tema, l’idea è che i tassi ufficiali scenderanno sia negli Usa sia nell’Ue.
In particolare, Anima si attende un taglio dei tassi a dicembre e per il 2026 le attese sono che la banca centrale Usa continui a propendere per un orientamento accomodante e tagli i tassi di ulteriori 75-100 punti base, portando il livello dei Fed funds leggermente al di sotto della neutralità (2,75-3%). “Un taglio a dicembre e poi si va avanti con tagli su base trimestrale, facendo fare più tagli a Powell e non al nuovo governatore che arriverà l’anno prossimo”, indica Fois. La Bce, invece, dovrebbe effettuare un solo taglio a marzo, portando il tasso di deposito a 1,75%, con il rischio di un ulteriore intervento nel caso in cui l’attuazione del pacchetto fiscale tedesco dovesse deludere le attese.
Sui prezzi Usa, Anima porta avanti la view che “l’inflazione sta tornando verso target e le tariffe non impatteranno”. Un target che, secondo le stime della società di gestione, potrebbe essere in vista a metà 2026. Per la zona euro la disinflazione proseguirà, “sciolto il maleficio dell’inflazione da servizi in Europa”. Lo scenario base di Anima prevede, con riferimento alla dinamica dei prezzi, “un CPI core al 2,1% nel quarto trimestre del 2025, che lascia invariate le nostre aspettative di una media annua al 2,3% per il 2025. Nel 2026, ci attendiamo una decelerazione all’1,9% nel primo semestre e 1,8% nel secondo semestre, coerenti con una media annua all’1,8%”.
Italia? “Un’oasi di stabilità
Non manca poi il passaggio sull’Italia che Filippo Di Naro, responsabile direzione investimenti di Anima, definisce ora “un’oasi di stabilità”.
“Tra i titoli di Stato europei, l’Italia è stata positiva grazie a un fattore stabilità politica e macroeconomica che ora le viene riconosciuta”, spiega l’esperto. In particolare, nel 2025 i BTP sono riusciti ad archiviare una performance positiva, nonostante la forte correlazione positiva con i Bund, grazie alla marcata compressione dello spread BTP-Bund registrata da maggio.
E nel 2026? Secondo le attese di Anima assisteremo a “una performance moderatamente positiva, sostenuta in larga parte dalla componente di carry“.
I motivi sono diversi e di diversa natura:
- La correlazione alta e positiva con i Bund tedeschi suggerisce un orientamento al rialzo per i rendimenti dei BTP;
- In assenza di un miglioramento decisivo dell’architettura istituzionale europea, non ci aspettiamo un ulteriore, marcato restringimento degli spread dei Paesi periferici, dal momento che la convergenza macro tra periferia e Paesi core dovrebbe rallentare;
- La domanda sostenuta di BTP (grazie ai rendimenti interessanti e alla pendenza maggiore della curva) e il miglioramento dei trend fiscali dovrebbero compensare almenoin parte la pressione al rialzo sui rendimenti.