Alert di Jamie Dimon: ecco quali sono oggi i principali rischi per i mercati
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L’economia mondiale appare oggi più solida rispetto al passato, ma questo non significa che sia al riparo da nuove turbolenze. È il messaggio lanciato dal CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, che in un’intervista al The Master Investor Podcast ha invitato gli investitori a non sottovalutare i rischi legati all’elevato debito pubblico, ai mercati obbligazionari e alle valutazioni azionarie.
Secondo il numero uno della banca americana, la maggiore indipendenza energetica raggiunta negli ultimi decenni ha reso il sistema economico più resistente agli shock geopolitici. Tuttavia, questa resilienza non elimina il rischio che una serie di eventi negativi possa innescare una brusca inversione dello scenario.
Un’economia più forte, ma non invulnerabile: le parole di Dimon
Dimon osserva che, rispetto al passato, l’economia globale riesce ad assorbire meglio gli shock grazie alla minore dipendenza dall’energia. Anche il riaccendersi di alcuni conflitti internazionali, a suo giudizio, non è stato sufficiente a provocare una crisi sistemica. Questo non significa però che il rischio sia scomparso. Al contrario, il banchiere ritiene che potrebbero essere necessari più fattori concomitanti per raggiungere un punto di rottura, oltre il quale la situazione potrebbe deteriorarsi rapidamente. In altre parole, la capacità di resistenza dell’economia è aumentata, ma esiste comunque una soglia oltre la quale gli equilibri potrebbero cambiare in modo improvviso.
Il debito degli Stati Uniti resta il principale motivo di preoccupazione
Tra i temi che più preoccupano Dimon c’è la situazione dei conti pubblici americani. Secondo il CEO di JPMorgan, i persistenti deficit di bilancio degli Stati Uniti finiranno inevitabilmente per diventare un problema. Il rischio è che gli investitori chiedano rendimenti sempre più elevati per continuare a finanziare il debito pubblico americano. In questo scenario, i tassi di interesse potrebbero salire ulteriormente, aumentando il costo del debito per il governo e incidendo anche sul costo del credito per famiglie e imprese. Per questo motivo Dimon mantiene una posizione prudente sul mercato obbligazionario.
Interpellato sulle prospettive dei titoli di Stato americani, il manager ha spiegato che oggi non investirebbe nei Treasury a lunga scadenza. Anche nell’ipotesi in cui l’inflazione tornasse stabilmente verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve, Dimon ritiene che il rendimento del Treasury decennale dovrebbe comunque collocarsi tra il 4% e il 4,5%. Una previsione che lascia intendere un limitato potenziale di apprezzamento per le obbligazioni governative statunitensi.
Azioni: attenzione alle valutazioni
L’approccio prudente si estende anche ai mercati azionari. Dimon precisa che continuerebbe a investire in singole società qualora individuasse aziende con fondamentali solidi e interessanti prospettive di crescita. Diverso è invece il giudizio sull’intero mercato: ai livelli attuali delle quotazioni, il CEO di JPMorgan ritiene che le valutazioni siano già elevate e non vede un’opportunità interessante per acquistare l’indice nel suo complesso. Le sue dichiarazioni riflettono una crescente cautela che accomuna molti investitori istituzionali, dopo il forte rialzo registrato dalle Borse negli ultimi mesi.
Intelligenza artificiale, il paragone con la bolla Internet
Un altro tema affrontato da Dimon riguarda l‘intelligenza artificiale, protagonista degli investimenti globali negli ultimi anni. Secondo il banchiere, l’entusiasmo attuale ricorda per molti aspetti quello che accompagnò la diffusione di Internet tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Gli investimenti sono enormi e, nel lungo periodo, probabilmente produrranno benefici significativi per l’economia. Ciò non significa, però, che tutte le aziende oggi protagoniste della corsa all’AI saranno anche i vincitori di domani. Dimon ricorda infatti che durante il boom di Internet alcune società considerate allora leader, come Yahoo e Netscape, finirono per perdere terreno, mentre aziende nate successivamente, come Google e Facebook, sono diventate i veri protagonisti della rivoluzione digitale. Per questo invita a non dare per scontato che i ritorni economici arriveranno nei tempi e nelle modalità oggi attesi dal mercato.