Da Amodei (Anthropic) niente ‘codice rosso’ alla Altman. Bolla AI? “Potrebbero succedere cose brutte se…”
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Si fa sempre più serrata la battaglia a distanza tra le protagoniste dell’AI generativa. Se da un lato Sam Altman vede sempre più il fiato sul collo delle rivali e preme il piede sull’acceleratore, dall’altro c’è chi non cambia strategia e esclude a priori ogni ipotesi di “code red” (codice rosso), prendendo quindi le distanze dalla corsa in corso all’IA orientata al consumatore tra OpenAI e Google. Parliamo di Anthropic e del suo numero uno Dario Amodei.
Amodei prende le distanze da OpenAI e Google
Anthropic sta infatti adottando un approccio decisamente diverso rispetto ad altre grandi aziende di intelligenza artificiale, scegliendo di concentrarsi sui clienti aziendali piuttosto che competere nel mercato consumer. “Sia OpenAI che Google sono principalmente focalizzati sul consumatore – ha detto Amodei in questi giorni – noi non dobbiamo preoccuparci di questo tira e molla. Abbiamo una posizione un po’ privilegiata in cui possiamo continuare a crescere e sviluppare i nostri modelli, senza dover fare Code Red”.
Amodei ha anticipato che Anthropic prevede un fatturato compreso tra 8 e 10 miliardi di dollari alla fine di quest’anno. La società fondata nel 2021 da Amodei insieme alla sorella Daniela, a seguito dell’uscita da OpenAI per forti dissensi con Altman, punta a raggiungere il break even nel 2028.
Mentre Anthropic presenta un approccio più cauto con la crescita dei costi in linea con quella dei ricavi, OpenAI si sta mostrando decisamente più aggressiva e sta raccogliendo a ritmo crescente ingenti fondi per finanziare il suo sviluppo.
Bolla AI?
Amodei ha anche detto che alcune parti dell’industria dell’intelligenza artificiale potrebbero entrare in una bolla, facendo riferimento alla massiccia spesa in conto capitale da parte delle aziende leader. Il lato economico del boom dell’AI comporta rischi reali, anche se la tecnologia continua a progredire rapidamente. “Potrebbero esserci giocatori nell’ecosistema che, se commettono solo un errore di tempismo, se lo sbilanciano di poco, potrebbero succedere cose brutte,” ha detto.
Pur rifiutandosi di nominare aziende, il commento arriva mentre OpenAI e altri pianificano decine di miliardi di spese annuali per i data center.
Il ‘codice rosso’ di Altman
Negli scorsi giorni era emerso che Sam Altman, numero uno di OpenAI, attraverso una mail inviata ai dipendenti avrebbe lanciato il “codice rosso” per ChatGPT con Google e Anthropic che stanno recuperando il terreno e riducendo il divario. In pratica, di fronte ai progressi dei rivali, il chatbot va rafforzato e reso più veloce e affidabile per rispondere alle richieste di un pubblico sempre più esigente.
Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, Altman avrebbe deciso di far slittare altri progetti, come quelli sulla pubblicità e sulla sanità, e di ricevere aggiornamenti costanti sui miglioramenti apportati al chatbot. Non è la prima volta che per OpenAI scatta l’emergenza ChatGPT: in agosto era stato dichiarato il “codice arancione” dopo che l’ultimo modello del popolare chatbot non aveva convinto gli utenti, costringendo la startup a correre ai ripari e aggiornarlo seguendo le indicazioni dei consumatori.
OpenAI stima perdite operative per 74 miliardi di dollari. L’utile è atteso non prima del 2030. Altman è riuscito finora a disinnescare i timori del mercato per la tenuta dei conti di OpenAI grazie all’ampia platea di utenti di ChatGPT e alla leadership della società nella ricerca per l’AI. A rassicurare è stato anche l’accordo raggiunto con Microsoft per trasformare la startup in una società a scopo di lucro, più indipendente da Redmond e in grado di raccogliere fondi più facilmente e competere sul mercato liberamente.
Corsa all’Ipo, Amodei vuole battere sul tempo OpenAI
Anthopic, intanto, sta cercando un nuovo round di finanziamento privato che potrebbe far schizzare la valutazione a oltre 300 miliardi di dollari. Secondo il Financial Times tra i potenziali investitori figurano anche Microsoft e Nvidia, con un contributo complessivo di 15 miliardi di dollari.
L’azienda del chatbot Claude si starebbe preparando anche al debutto a Wall Street già il prossimo anno anticipando anche in questo caso la rivale OpenAI che sta anch’essa contemplando lo sbarco a Wall Street con una valutazione monstre di 1.000 miliardi di dollari.
Ipo delle due big dei chatbot AI che sarebbe un test chiave, sperando che da qui a un anno non scoppi la tanto chiacchierata bolla AI.