Ottimismo alle stelle: ecco cosa pensano i grandi gestori su Wall Street, AI, Borse Ue, Treasury e oro
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Le elevate valutazioni a cui viaggia Wall Street non incrinano l’ottimismo tra i grandi gestori che continuano a guardare con interesse soprattutto a Magnifiche 7 e oro. Dal Global Fund Manager Survey di dicembre di Bank of America emerge che le allocazioni di liquidità sono addirittura scese a minimi record e a prevalere sono le aspettative per un atterraggio morbido. Nel dettaglio le allocazioni di liquidità risultano pari ad appena appena il 3,3%, in calo rispetto al 3,7% di novembre.
Cresce l’ottimismo sull’economia
Michael Hartnett, investment strategist di Bofa, rimarca che l’ultimo Global fund manager survey (FMS) è il più rialzista degli ultimi 3 anni e mezzo, con l’ottimismo macroeconomico più alto da agosto 2021 sulla base della convinzione di “correre a gonfie vele”. L’allocazione in azioni e materie prime è la più alta da febbraio 2022.
Hartnett rimarca come questo tipo di atteggiamento rialzista si sia manifestato solo otto volte in questo secolo, ad esempio in periodi come quello compreso tra novembre 2010 e febbraio 2011, durante la ripresa dalla crisi finanziaria, e all’ondata tra novembre 2020 e luglio 2021, quando la ripresa post-Covid ha spinto al rialzo la propensione al rischio.
Tra i 203 intervistati al sondaggio, che gestiscono asset per 569 miliardi di dollari, il consenso attuale è o per un atterraggio macro morbido (57% degli intervistati) o per nessun atterraggio (37%), il che non dovrebbe sorprendere dato che le condizioni di liquidità sono tra le più abbondanti dalla crisi finanziaria globale del 2008. Solo il 3% prevede un atterraggio duro, la quota più bassa degli ultimi due anni e mezzo.
Anche in Europa gestori a tutta risk-on
Il parallelo sondaggio tra i gestori europei evidenzia dinamiche analoghe. Il 18% netto degli intervistati prevede un’economia globale più forte nei prossimi dodici mesi, in aumento rispetto al 3% netto del mese scorso e al livello più alto da agosto 2021. Il 59% prevede che il mix di politiche statunitensi avrà un impatto positivo sulla crescita globale il prossimo anno, più che raddoppiando rispetto al mese scorso. Il 78% netto prevede una crescita europea più forte, il livello più alto da luglio 2021, favorito dalle aspettative di stimolo fiscale tedesco. Gli investitori sono diventati più fiduciosi anche sulla Cina, con un massimo di nove mesi del 22% che prevede un’accelerazione della crescita, in aumento rispetto al 12% del mese scorso, sebbene una pluralità del 49% preveda ancora una crescita stagnante.
L’81% dei partecipanti prevede guadagni a breve termine per le azioni europee e il 92% prevede un rialzo nei prossimi dodici mesi – entrambi a un livello record – con un’ampia pluralità di investitori che si aspetta ulteriori guadagni trainati dalle revisioni al rialzo degli utili. Il 32% netto ritiene che le azioni europee siano sottovalutate, prossime al massimo quinquennale. I livelli di liquidità tra i partecipanti al sondaggio europeo sono scesi al minimo degli ultimi 12 anni, al 2,8%.
La FOMO (fear of missing out, paura di perdere un’occasione) è svanita, con la quota di intervistati preoccupati di ridurre eccessivamente l’esposizione azionaria, perdendo così un rally, in calo dal 38% al 27%.
Treasury attesi sotto pressione nel 2026
Tuttavia, tornando alla survey globale, considerando che la maggioranza si aspetta che Kevin Hassett sia il prossimo presidente della Fed (il sondaggio è stato condotto prima del recente spostamento delle quote a favore di Kevin Warsh), la maggioranza dei gestori di fondi si aspetta rendimenti obbligazionari più alti in futuro. Hassett è considerato un sostenitore di una politica monetaria molto più laxista e, di conseguenza, tre quarti dei gestori di fondi ritengono che le curve dei rendimenti si faranno più ripide nel 2026.
Le posizioni lunghe più affollate, come accennato, sono su Magnifiche 7 (54%) e oro (29%).
Le preferenze settoriali vanno verso finanziari e healthcare, con sottopesi in energia cash e beni di base.
Bolla AI? Adesso fa meno paura
Cosa potrebbe far scoppiare questa bolla di fiducia? Le preoccupazioni riguardo a spese eccessive per l’AI e al capex iperscaler sono presenti in modo prominente nella mentalità degli investitori come rischio di coda numero uno. Una percentuale del 14% degli intervistati ritiene ancora che le aziende stiano spendendo troppo in investimenti, in calo rispetto al picco del 20% del mese scorso.