Notizie Notizie Mondo Oro: strumento strategico nelle politiche delle banche centrali. Al vaglio la mossa francese

Oro: strumento strategico nelle politiche delle banche centrali. Al vaglio la mossa francese

30 Marzo 2026 11:51

Il ritorno all’utile della Banque de France riaccende i riflettori su un aspetto sempre più rilevante nella gestione delle riserve auree: non solo quanto oro detengono le banche centrali, ma soprattutto dove viene custodito e con quale grado di controllo diretto.

Il miglioramento dei conti dell’istituto francese è stato sostenuto anche da una significativa plusvalenza legata all’aggiornamento di parte delle riserve in oro. Un’operazione che, pur lasciando invariato il volume complessivo, ha modificato standard qualitativi e localizzazione dei lingotti, confermando un trend più ampio: oggi il tema non è più soltanto la quantità di oro detenuta, ma anche la sua gestione strategica.

A sottolineare questo cambio di paradigma è l’analisi settimanale di Simone Manenti, CEO di Confinvest, che evidenzia come il metallo giallo stia assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie economiche degli Stati.

Il caso francese: stessa quantità, più controllo e qualità

Nel dettaglio, la banca centrale francese ha condotto tra giugno 2025 e gennaio 2026 un’operazione di aggiornamento delle riserve auree, sostituendo parte dei lingotti con oro conforme agli standard internazionali. L’intervento è stato realizzato in una fase di mercato particolarmente favorevole: con il prezzo dell’oro su livelli storicamente elevati, l’operazione ha generato una plusvalenza di circa 12,8 miliardi di euro, contribuendo a riportare l’istituto in utile per oltre 8 miliardi di euro, dopo la perdita registrata l’anno precedente.

Non è cambiata invece la quantità complessiva di oro detenuta, rimasta stabile intorno alle 2.437 tonnellate. A variare sono stati piuttosto la qualità dei lingotti e, soprattutto, la loro localizzazione. Una parte significativa delle nuove riserve è stata infatti trasferita in territorio francese, riducendo la dipendenza dalla custodia estera, in particolare presso la Federal Reserve di New York.

Oltre la tecnica: il fattore geopolitico

Ufficialmente, si tratta di una scelta tecnica, legata alla maggiore liquidità e negoziabilità dell’oro conforme agli standard internazionali. Tuttavia, come sottolinea Manenti, il contesto suggerisce una lettura più ampia. In uno scenario globale caratterizzato da tensioni geopolitiche e crescente instabilità, il possesso fisico dell’oro assume un valore strategico che va oltre la dimensione finanziaria. Avere l’oro “in casa” significa maggiore controllo, minore esposizione a rischi esterni e maggiore autonomia decisionale.

Non sorprende quindi che operazioni simili siano oggetto di valutazione anche in altri Paesi europei. Secondo diverse fonti, Italia e Germania starebbero considerando il rimpatrio di parte delle riserve detenute all’estero, seguendo una logica analoga a quella francese.

Il caso Stati Uniti-Venezuela: ritorno dell’oro fisico

Parallelamente, anche gli Stati Uniti si muovono nella stessa direzione. Recentemente hanno riportato in patria oro proveniente dal Venezuela per un valore di circa 100 milioni di dollari, segnando la prima operazione di questo tipo da oltre vent’anni. L’oro recuperato sarà destinato a utilizzi industriali e commerciali, ma il significato dell’operazione è più ampio. Si inserisce infatti in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato da un rinnovato interesse degli Stati Uniti per le risorse strategiche del Venezuela, tra cui petrolio e metalli preziosi.

L’obiettivo è chiaro: rafforzare il controllo sulle filiere delle materie prime e garantire maggiore sicurezza negli approvvigionamenti.

Un cambio di paradigma per l’oro

Mettendo insieme queste dinamiche, emerge un quadro coerente. Come evidenzia Simone Manenti, “non si tratta più soltanto di un bene rifugio o di un asset difensivo”, ma di uno strumento sempre più centrale nelle strategie degli Stati. Il ritorno del controllo diretto sull’oro fisico – dalla Francia agli Stati Uniti – segnala un passaggio importante: da una gestione prevalentemente finanziaria a una logica strutturale e geopolitica. “L’oro torna al centro del sistema economico globale come strumento di protezione e stabilità in uno scenario sempre più incerto” conclude Manenti.