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Oro e argento inarrestabili: +20% in 3 mesi, ecco perchè gli asset rifugio brilleranno per tutto il 2019

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L’oro corre e arriva a superare anche quota 1.530 dollari l’oncia, ai massimi da sei anni, con le tensioni geopolitiche – proteste a Hong Kong e crisi Argentina – che si aggiungono alla questione dazi. La corsa dell’oro dura ormai da tempo con un rally prepotente negli ultimi tre mesi: dai minimi del 2 maggio scorso a 1.270 punti, il metallo giallo è lievitato di oltre il 20%. Considerando gli ultimi 12 mesi il saldo è di +27%.

Meglio ha fatto l’argento: +21,5% dai minimi del 28 maggio. 

A scatenare il rialzo del prezzo del metallo giallo nelle ultime settimane è stato soprattutto l’intensificarsi delle tensioni commerciali tra le due superpotenze Usa e Cina e la condotta della Federal Reserve. L’aumento dell’incertezza economica sul commercio globale sta facendo rivivere lo status di bene rifugio dell’oro, scrive Aneeka Gupta, Associate Director di  WisdomTree. Ma nel complesso è l’interazione tra Trump, la Cina e la Federal Reserve che si traduce in un ciclo di reazioni negative che probabilmente manterrà a livelli elevati i beni rifugio come l’oro e l’argento nel corso del 2019.

Oro ai massimi: perchè la corsa ai beni rifugio

Da una parte l’annuncio di Trump di aumentare le tariffe sui rimanenti 300 miliardi di dollari di merci cinesi al 10% a partire dal 1° settembre 2019 che ha scosso i mercati finanziari, aprendo la strada ad una significativa vendita sul mercato. La Cina dal suo canto non sta certo a guardare e in risposta all’annuncio tariffario, cinese ha dato istruzioni alle aziende statali di sospendere le importazioni di prodotti agricoli statunitensi e ha svalutato lo yuan. La Cina è anche strategicamente consapevole dell’obiettivo generale di Trump di vincere le elezioni nel 2020 ed è probabile che imbocchi una traiettoria commerciale più dura per ridurre le possibilità di Trump essere rieletto. Dall’altra parte le parole del presidente della Fed Jerome Powell che si è mostrato “falco”, alludendo al taglio dei tassi di interesse come semplice “aggiustamento di metà ciclo della politica” e “non all’inizio di una lunga serie di tagli”, riducendo così la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi.

Anche le banche centrali fanno incetta di oro

Trump, Cina e Federal Reserve sono i tre fattori che a detta dell’esperta di WisdomTree stanno facendo volare le quotazioni dell’oro. Da sottolineare anche gli acquisti record da parte delle banche centrali mondiali che evidenziano la necessità di diversificare le proprie riserve rispetto al dollaro USA. Gli acquisti netti delle banche centrali nel primo semestre del 2019 difatti sono stati pari a 374,1 tonnellate, il 57% in più rispetto all’anno precedente e il livello più alto da quando sono diventati acquirenti netti nel 2010, secondo il World Gold Council (WGC). “Anche l’oro è inversamente correlato al dollaro USA –dice l’analista – e ci aspettiamo un’ulteriore debolezza di quest’ultimo a causa della pressione di Trump sulla Fed, del ridotto vantaggio di rendimento del dollaro rispetto alle alternative e dell’espansione del debito pubblico. Elementi come l’uso storico dell’argento come valuta e come mezzo per preservare il valore e la sua forte correlazione con l’oro (quasi l’80%) nell’ultimo decennio, sostengono la tesi secondo cui l’argento può sfruttare la fama dell’oro in un contesto di mercato volatile”.