Notizie Notizie Mondo Oro ai massimi storici: ecco i fattori che sostengono la domanda

Oro ai massimi storici: ecco i fattori che sostengono la domanda

23 Settembre 2025 16:42

Il prezzo dell’oro continua a salire, raggiungendo nuovi massimi storici. Questa mattina si è raggiunta la cifra di 3.791,10 dollari l’oncia, per poi calare a 3.783,75 dollari. Una crescita sostenuta dall’aumento della domanda di beni rifugio, da un dollaro americano debole, dalle aspettative di una politica monetaria più accomodante da parte della Fed e tensioni geopolitiche.

“Ciò crea margini per un ulteriore indebolimento del dollaro e accresce i timori di inflazione, entrambi fattori che sostengono la domanda del metallo prezioso”, spiega Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades.

Fino a quanto può spingersi il prezzo

“Un tono sobrio da parte del presidente della Fed e dati Pmi più forti potrebbero creare un temporaneo vento contrario per l’oro”, avverte Evangelista. In questo contesto, “mi aspetto che i prezzi consolidino sopra 3.750 dollari l’oncia nel breve termine, con margini di ulteriore rialzo e un nuovo livello di resistenza intorno ai 3.900 dollari”.

Per David Pascucci, market analyst di XTB, i rialzi dell’oro sembrano essere interminabili e causati dai livelli di inflazione che sono ancora alti in alcune aree economiche. Una situazione che porta ad un conseguente rialzo dell’oro, asset che per sua natura tende a coprire dall’inflazione. “Pertanto la condizione tecnica è accompagnata anche da elementi di natura fondamentale a differenza del mercato azionario, che sta registrando una performance positiva per inerzia”.

La situazione con l’azionario

Con gli investimenti in aumento nel settore dell’oro, in tanti stanno preferendo il metallo pregiato rispetto al mercato azionario. Ma è la tattica migliore? Secondo Chris Iggo, chief investment officer di AXA IM Core, l’oro tende ad aumentare di valore rispetto agli strumenti finanziari la cui offerta cresce nel tempo. Tuttavia, “le azioni traggono il loro valore dall’attività economica reale, che cresce nel tempo, consentendo agli utili di aumentare e incrementando il valore economico delle imprese”. Dal 1988, il rendimento annualizzato dell’indice S&P500 è stato dell’11,1%, per l’oro del 5,8%. Tuttavia, questo andamento è ciclico e l’oro è un’asset class difficile da prevedere e da inserire nei portafogli, “ma a volte brilla”, scherza Iggo.

Oro e banche centrali, cosa c’è di vero

D’altra parte i prezzi del lingotto sono sostenuti strutturalmente anche dagli acquisti delle banche centrali, come spiega Karin Kunrath, chief investment officer di Raiffeisen Capital Management. Ma anche gli acquirenti al dettaglio hanno recentemente ritrovato un crescente interesse per l’oro. «I metalli industriali hanno registrato una leggera ripresa, mentre le materie prime energetiche hanno evidenziato una leggera tendenza al ribasso. Prevediamo che il comparto dei metalli preziosi continuerà a essere ben sostenuto anche nei prossimi mesi».

Sul tema delle banche centrali non è completamente della stessa opinione Chris Iggo. Se negli ultimi mesi si era diffusa la convinzione che le banche avessero fortemente incrementato le riserve auree, secondo Iggo è una tesi che andrebbe ridimensionata: “A dire il vero, la situazione non è così eclatante. Le riserve fisiche di oro sono aumentate, ma non hanno ancora raggiunto i massimi storici”.

Il Fondo Monetario Internazionale ha fornito tutta una serie di dati sulle riserve internazionali dalle banche centrali, che sono tenute a presentare regolarmente relazioni sulle loro riserve come condizione per l’adesione al Fmi. Il grafico mostra l’andamento delle riserve fisiche di oro, che di recente sono aumentate, ma non hanno ancora raggiunto i massimi storici.

Riserve auree nelle banche centrali
 © AXA

La situazione sembra più critica perché il prezzo dell’oro è aumentato sensibilmente. Tuttavia, in un’ottica a lungo termine, “l’andamento delle riserve internazionali è modesto“, conclude Iggo.