Indice PMI Flash, continua la crescita in settembre nell’Eurozona. Segnali per un cambio di corso alla BCE?
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L’attività economica nel settore privato dell’Eurozona ha raggiunto complessivamente il valore massimo degli ultimi 16 mesi in settembre, rivelando tuttavia un netto divario di performance tra il settore dei servizi e quello manifatturiero.
L’indice PMI composito della produzione, pubblicato da S&P Global, si è attestato a 51,2 in settembre, in crescita rispetto al 51 di agosto e toccando il valore massimo in 16 mesi. Quando l’indice è superiore ai 50 punti rappresenta una situazione di espansione economica. Il dato è leggermente migliore di quanto previsto dagli analisti, che avevano stimato un valore invariato.
La performance della Germania compensa i problemi francesi. Domina il terziario, preoccupa il manifatturiero
I dati pubblicato hanno rivelato sorti alterne per i paesi dell’Eurozona. La Francia ha scontato gli effetti della crisi politica, che ha visto il collasso del governo, incapace di trovare un consenso politico per effettuare tagli drastici alla spesa pubblica, mentre la Germania ha registrato un aumento dell’attività del settore dei servizi al livello più alto di quest’anno.
Complessivamente il PMI delle Attività Terziarie nel Eurozona è arrivato a 51,4 in settembre, contro il 50,5 di agosto, toccando il valore massimo degli ultimi nove mesi.
Dati più preoccupanti arrivano invece dal settore manifatturiero, che in settembre ha registrato una contrazione, attestandosi a 49,5, dopo il 50,7 di agosto. Si tratta del valore più basso degli ultimi tre mesi.
“L’Eurozona è ancora su una traiettoria di crescita”, ha dichiarato Cyrus de la Rubia, economista alla Hamburg Commercial Bank, a commento dei dati. Tuttavia, ha aggiunto, “siamo ancora molto lontani da una fase di slancio”.
L’impatto dei dazi di Trump sulla produzione. La Bce prevede comunque una crescita
Determinante è anche l’impatto dei dazi commerciali voluti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A inizio anno l’attività dell’export ha beneficiato di una concentrazione della domanda prima dell’attuazione dei dazi per poi invertire la tendenza e scivolare ora in territorio di contrazione, in particolar modo in Germania.
Secondo la Bce gli accordi commerciali raggiunti dall’Unione Europea con gli Stati Uniti dovrebbero garantire una certa stabilità di crescita, avendo eliminato la piaga dell’imprevedibilità per gli esportatori.
I grandi progetti di spesa pubblica in difesa ed infrastruttura, un mercato del lavoro resiliente e salari in crescita dovrebbero sostenere la produzione. Secondo la Bce la crescita per l’anno prossimo dovrebbe essere dell’1%, dopo un 1,2% di quest’anno.
I dati per ora non suggeriscono cambiamenti di policy da parte della Bce
I dati di oggi potrebbero far pensare ad una cambio di rotta nella politica monetaria della Bce?
La politica monetaria della Banca Centrale Europa ha mantenuto l’inflazione a livello del target del 2% per gli ultimi tre mesi, rafforzando la convinzione di essere riusciti a tenere sotto controllo i prezzi.
Secondo un commento di Bert Colijn di ING, i dati indicano “un outlook benevolo per l’inflazione” e “non c’è da aspettarsi una grande pressione salariale, visto che l’occupazione rimane tiepida”. “Non prevediamo un grande discostamento nei prossimi mesi” dal livello del 2% di inflazione, che “al limite potrebbe anche scendere leggermente sotto il target, ma nulla che possa spingere la Bce a prendere iniziative”.
Da settembre 2023 la Bce sta attuando una politica di tassi accomodante. Secondo alcuni analisti si potrebbe intravedere la fine di un ciclo, ma i dati attuali non sembrano per ora suggerire un cambio di corso nella prossima riunione del direttivo, che si terrà i prossimi 30 e 31 ottobre.