Notizie Notizie Mondo Nuova bordata di dazi, Trump risparmia l’Ue. Nubi su Wall Street e Treasury

Nuova bordata di dazi, Trump risparmia l’Ue. Nubi su Wall Street e Treasury

8 Luglio 2025 09:32

Nuova bordata di dazi. Come ampiamente atteso, ieri Donald Trump ha svelato la lunga lista di nuove lettere indirizzate a 12 paesi, con dazi sostanzialmente ai livelli presentati nel ​​Liberation Day del 2 aprile. Tra i 12 destinatari del Letter Day non c’è l’Ue.

Trump riporta indietro le lancette al 2 aprile

Nonostante il tono “prendere o lasciare”, le lettere sono state di fatto accompagnate da uno spostamento della scadenza dal 9 luglio al 1° agosto per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti.

Queste lettere stabiliscono aliquote tariffarie dal 25% al ​​40% a partire dal 1° agosto, rispetto alle aliquote tariffarie reciproche che vanno dall’11% al 50% a partire dal 9 luglio. Le lettere mettono inoltre in guardia contro qualsiasi ritorsione, minacciando di aggiungere dazi di ritorsione a quelli appena annunciati. Inoltre, l’amministrazione statunitense ha annunciato che i dazi settoriali potrebbero ancora aggiungersi a questi nuovi dazi annunciati.

La lista dei cattivi capitanata da Giappone e Corea

Trump ieri ha iniziato la raffica di annunci sul suo social Truth prendendo di mira Giappone e Corea del Sud con dazi al 25% sui prodotti in arrivo dai due Paesi. “I nostri rapporti sono sfortunatamente tutt’altro che reciproci – ha scritto il tycoon – . A partire dal 1 agosto imporremo dazi di solo il 25% su tutti i prodotti inviati negli Stati Uniti. Se per qualsiasi motivo deciderete di aumentare i vostri dazi, noi aggiungeremo un altro 25 per cento”.

In una prima risposta la Corea del Sud ha affermato che avrebbe dato il via ai negoziati commerciali con gli Stati Uniti, aggiungendo che considerava la nuova data un’estensione del periodo negoziale.

Dazi che rischiano di ritorcersi contro i consumatori Usa. “Nuova ondata di tasse sui consumatori statunitensi, con un’imposta del 25% sui cittadini statunitensi che desiderano acquistare prodotti dalla Corea del Sud e dal Giappone. Anche le esportazioni di altri paesi hanno ricevuto tariffe più elevate, ma sembra uno sforzo inutile analizzare ogni post di Trump sui social media quando gli investitori prevedono comprensibilmente future riduzioni”, rimarca Paul Donovan, chief economist di Ubs Global Wealth Management.

Giappone e Corea del Sud hanno rappresentato circa l’8,5% delle importazioni statunitensi lo scorso anno, quindi questo aumento dei dazi aggiunge, stando alle stime dell’esperto di Ubs GWM, dallo 0,1 allo 0,2% all’inflazione dei prezzi al consumo.

Tanta Asia tra gli altri paesi più colpiti

L’elenco completo dei dazi annunciati ieri comprende anche: 40% per Myanmar e Laos, 30% per il Sudafrica e 25% per la Malesia. Previsti anche il 35% sulle importazioni dalla Serbia e dalla Bosnia, il 36% da Cambogia e Tailandia, il 32% da Bangladesh e Indonesia, il 25% da Tunisia e Kazakistan.

Risparmiata per ora l’Europa.”Il Presidente potrebbe inviare altre lettere nei prossimi giorni e settimane”, si legge in una nota della Casa Bianca.

“Siamo all’inizio della fase finale e per posizionarci al meglio nel negoziato non possiamo aggiungere altro”, ha detto un portavoce di Bruxelles che mira a ottenere “il miglior accordo possibile” con Washington che il 2 aprile aveva annunciato dazi al 25% per l’Ue.

Treasury sotto pressione

I mercati hanno reagito male agli annunci di ieri con un calo di quasi l’1% per la Borsa di New York. Nel reddito fisso i rendimenti dei titoli del Tesoro Usa sono aumentati, trainati dalle scadenze lunghe con gli investitori preoccupati per le possibili ricadute dei dazi. I rendimenti dei Treasury a 10 a 30 anni sono saliti di cinque punti base, raggiungendo i livelli più alti in oltre una settimana, dando seguito al movimento già vistosi giovedì scorso dopo i solidi dati sull’occupazione di giugno che hanno attenuato le prospettive di tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

La saga tariffaria continua

Se da un lato le lettere lasciano un po’ più di margine per i negoziati, dall’altro significano anche che la saga tariffaria continua. “Non dimentichiamoci che l’amministrazione statunitense ha bisogno anche di entrate tariffarie per finanziare almeno in parte il suo deficit fiscale”, spiegano gli esperti di Ing che vedono l’aliquota tariffaria di base del 10% come il limite minimo, mentre è probabile che vengano annunciati dazi aggiuntivi specifici per settore non appena la maggior parte degli accordi sarà conclusa. “Questo scenario dovrebbe valere almeno per un accordo con l’UE, portando l’aliquota tariffaria effettiva a circa il 20%. Allo stesso tempo, non dimentichiamo che l’attuale incertezza potrebbe causare danni economici quasi pari a quelli dei dazi effettivi e potrebbe infine portare a tensioni ancora più crescenti e a divergenze di opinioni all’interno dell’UE”.