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Nozze Fiat-Chrysler, gli analisti storcono il naso

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Accesso al mercato nordamericano e struttura non cash dell’operazione. Si esaurirebbero in questi punti, almeno secondo i primi commenti degli analisti, i benefici per Fiat dell’ipotizzata partnership con Chrysler che porterà il Lingotto al 35% del capitale della casa di Detroit. Molto più ricco invece il ventaglio dei possibili aspetti negativi proposti, che vanno dalle scarse sinergie di costo, a considerazioni sullo stato attuale di Chrysler, passando per i mancati benefici sui problemi finanziari di breve, fino ad arrivare all’escalation delle probabilità di un aumento di capitale per la casa torinese.


Un’operatore di una primaria banca italiana segnala che l’operazione dà sì accesso al mercato americano in vista del lancio del brand Alfa Romeo nel 2011 e consente lo scambio di piattaforme per nuovi modelli nel segmento D (Alfa Romeo 169 e Nuova Croma), ma non comporta particolari sinergie di costo nel breve termine, senza considerare i rischi legati alle attuali condizioni finanziarie di Chrysler e la possibilità che gli investitori che avevano iniziato a scommettere su una partnership con un operatore europeo potrebbero rimanere delusi.

Parere simile anche da Equita Sim, dove definiscono l’operazione positiva per il risparmio di costi, pur ritenendo che non sia il best case e che non risolva i problemi finanziari di breve. Gli stessi analisti non escludono tuttavia che l’operazione possa rappresentare un primo step di un’aggregazione più allargata, in considerazione del fatto che l’integrazione non raggiungerebbe i 6 milioni di veicoli indicati dall’a.d. Sergio Marchionne quale soglia di sopravvivenza per un global player. Da Equita considerano infine anche la possibilità del salvataggio statale di Chrysler (casa che ha già ricevuto aiuti per 4 miliardi di dollari). In questo caso – sottolineano – per la quota di Fiat esisterebbe un forte rischio di diluizione.


Pollice verso anche dagli analisti di Credit Suisse, per i quali una partnership con Chrysler non avrebbe la stessa logica industriale di un’alleanza tra produttori europei, che consentirebbe invece sinergie di costo grazie all’operatività su mix di prodotti e aree geografiche simili. Sembrano tuttavia ridursi le possibilità di un matrimonio con quello che fino a ieri era considerato il candidato più probabile, il gruppo Peugeot. Il Governo francese ha infatti promesso aiuti solo contro l’impegno a non ridurre la produzione sul territorio nazionale.


Da Akros rilevano infine che il rischio della scommessa sulle probabilità di sopravvivenza di Chrysler sia accettabile data l’assenza di impegno finanziario. Tuttavia proprio questa novità rafforzerebbe secondo gli analisti i ricorrenti rumor di un possibile aumento di capitale.