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Nozze con UniCredit e spin off per una mini Mps. Idea Mef per accontentare Ue e Bce e zittire la politica

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Fusione con UniCredit e contestuale spin off per dare vita a una mini Banca Mps, accontentando così tutti, istituzioni locali, Siena e senesi in primis. Sono questi gli ultimi rumor riportati da Il Messaggero sul futuro del Monte di Stato:

Ultimi rumor su Mps: fusione con UniCredit e contestuale scorporo per dare vita a una mini Mps e preservare così il marchio
Foto Mauro Scrobogna /LaPresse
31-05-2020 Roma, Italia
Cronaca
Coronavirus,fase 2, economia
Nella foto: manifesto di protesta sul logo della banca Monte dei Paschi di Siena
Photo Mauro Scrobogna /LaPresse
May 31, 2020  Rome, Italy
News
Coronavirus outbreak,fase 2, business
In the picture: protest poster on the bank logo

“La novità che starebbe emergendo, anche per recepire le istanze delle istituzioni locali, a cominciare dalla Regione, preoccupate di preservare al massimo l’insediamento di Rocca Salimbeni anche ai fini occupazionali, sarebbe di dar luogo la fusione in Unicredit e contestuale scorporo di un ramo d’azienda costituito dalle filiali e risorse in Toscana”. L’obiettivo sarebbe quello di preservare il marchio e mettere a tacere, praticamente, il mondo della politica.
La mini Mps avrebbe anche una “certa autonomia operativa”, nel senso che, nonostante la fusione con Piazza Gae Aulenti, rimarrebbe autonoma per un periodo che potrebbe andare da 1 a 3 anni.
Così Luigi Pedone di Equita Sim commenta e riporta le ultime indiscrezioni:
“Secondo il Messaggero, nell’ambito del piano di riassetto di Mps gli advisor del Mef avrebbero previsto, contestualmente alla fusione con UniCredit (da realizzare nella seconda metà del 2021) la creazione di una legal entity ad hoc con l’inclusione della rete toscana di Mps (circa 300 filiali), in modo da preservare per circa 3 anni il brand Mps”.
Le ripercussioni?
“Tale misura, a nostro avviso, non cambierebbe in ogni caso il senso industriale del deal, dato che la nuova società verrebbe comunque consolidata all’interno del gruppo UniCredit“.
Un contentino, insomma, si potrebbe dire, per zittire probabilmente quelle critiche che si presentano con cadenza quotidiana ogni volta che si riparla di un matrimonio possibile tra Mps e UniCredit. Un contentino che nasconderebbe l’inevitabilità di una fusione e la necessità del Tesoro di allinearsi a quanto concordato con le autorità europee nel 2017, quando diventò maggior azionista della banca.
D’altronde, l’Unione europea ha più di un dubbio sul piano stand-alone presentato dall’AD di Mps Guido Bastianini. E la Bce continua a puntare i fari sul dossier infinito di Siena.
Pedone conclude sottolineando che, “anche secondo il Messaggero, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, sarebbero in corso interlocuzioni tra i legali della banca e Fondazione MPS per trovare un accordo per chiudere il contenzioso tra la banca e la stessa Fondazione, la cui richiesta complessiva è ad oggi pari a 3,8 miliardi”.

Financial Times: prospettiva deal UniCredit-Mps politicamente tossica

Della patata bollente di Mps, spina nel fianco di un governo che vive tra l’altro anche una profonda crisi in tempi di Covid, è tornato a parlare il Financial Times, in un articolo il cui titolo dice tutto: Rome wrestles over the future of Monte dei Paschi . L’articolo dipinge un’Italia ostaggio della politica, in cui la logica del mercato fa fatica ad affermarsi.
“Lo schema ideale, dice qualcuno a Milano, sarebbe simile a quello delle banche venete, che vennero salvate e vendute a Intesa SanPaolo nel 2017, al prezzo di 1 euro. Quell’accordo, che venne orchestrato dal nuovo presidente di UniCredit Pier Carlo Padoan – che all’epoca era ministro dell’economia – costò ai contribuenti più di 5 miliardi di euro. La differenza non trascurabile tra i due casi è che Monte dei Paschi, diversamente dalle banche venete, non è in liquidazione. Tuttavia, la prospettiva di un takeover di Mps da parte di UniCredit potrebbe essere politicamente tossica”.
L’Ft fa riferimento all’opposizione al deal manifestata dai 5 Stelle,(ma non solo) e anche a quanto suggeriscono alcuni parlamentari, secondo i quali una opzione più realistica sarebbe quella di “vendere le filiali di Mps ad altre banche italiane, riducendo le dimensioni dell’istituto  e preservando la partecipazione dello Stato”. Addirittura, “altri ritengono che Mps dovrebbe rivestire un ruolo pubblico nella ripresa economica italiana nell’era successiva alla pandemia del Covid-19”.
Ma “queste opzioni – fa notare il quotidiano britannico – non risolverebbero il conflitto con la normativa Ue sugli aiuti di Stato e con le regole bancarie. Nè risolverebbero i problemi legati all’eredità di Mps, che sono profondamente radicati nella politica italiana, visto che i partiti di sinistra hanno controllato la banca, attraverso le fondazioni, per decenni”.
Insomma, “privatizzare Mps sembra l’unica, dolorosa, soluzione. Le autorità Ue dovrebbero supervisionare il processo e all’Italia potrebbero essere riconosciute ulteriori concessioni, nel bel mezzo della crisi del Covid-19″. Detto questo, l’FT conclude certificando come il caso Mps sia “l’ulteriore prova di come sia ancora lontana una coerente applicazione delle regole bancarie Ue negli stati membri“.
L’articolo indica anche, riferendosi al caso Mps, che, “UniCredit a parte, altre banche in Italia sono considerate troppo deboli o troppo piccole per poter essere acquirenti. E un takeover da una banca straniera sarebbe politicamente difficile da realizzare, anche se ci fosse un interessato”. A conferma di come sia la politica italiana, e non il mercato, a decidere il destino delle banche (e non solo).