Netflix, conti solidi ma outlook sotto attese. Il titolo scivola a Wall Street
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Le azioni di Netflix hanno chiuso in netto calo nelle contrattazioni after-hours di ieri, arrivando a perdere l’8,7%, dopo che il gruppo ha diffuso una guidance sul secondo trimestre inferiore alle attese del mercato. A pesare sul sentiment anche l’annuncio del cofondatore e presidente Reed Hastings che, dopo 29 anni alla guida della società, ha comunicato la decisione di non ricandidarsi al consiglio di amministrazione in occasione dell’assemblea annuale prevista a giugno, per dedicarsi ad attività filantropiche e interessi personali.
Si tratta dei primi conti diffusi dopo la decisione di ritirarsi, lo scorso febbraio, dalla complessa partita per il controllo di Warner Bros. Un passaggio che aveva già messo sotto pressione il titolo nei mesi precedenti, complice il timore degli investitori per l’eventuale incremento dell’indebitamento legato all’operazione. Sullo sfondo, si erano inoltre affacciati dubbi più ampi sulla traiettoria strategica del gruppo, alimentando il dibattito sulla sua capacità di individuare nuove leve di crescita.
Conti sopra le attese nel primo trimestre, spinta dalla crescita globale
Nel primo trimestre Netflix ha registrato ricavi pari a 12,25 miliardi di dollari, in aumento del 16% su base annua e superiori alle aspettative del mercato. La crescita è risultata diffusa su tutte le aree geografiche: negli Stati Uniti e in Canada i ricavi hanno raggiunto 5,25 miliardi (+14%), mentre l’area EMEA si è attestata a 4 miliardi (+17%). Dinamica ancora più sostenuta in America Latina, con 1,5 miliardi (+19%), e nell’area Asia-Pacifico, a 1,51 miliardi (+20%). L’utile per azione si è attestato a 1,23 dollari, in forte miglioramento rispetto ai 66 centesimi dello stesso periodo dell’anno precedente.
Sul fronte della redditività, l’utile operativo è salito del 18% a 3,96 miliardi di dollari, con un margine del 32,3%. In evidenza anche la generazione di cassa: il flusso operativo è cresciuto del 90% a 5,29 miliardi, mentre il free cash flow ha raggiunto 5,09 miliardi, in aumento del 91% e ben oltre le stime degli analisti.
Outlook sotto le attese nel breve termine, conferme sulla crescita annuale
Per il secondo trimestre, Netflix indica un utile per azione di 78 centesimi, inferiore agli 84 centesimi attesi dal consenso. Anche le stime sui ricavi si collocano leggermente sotto le previsioni di mercato, con un fatturato atteso a 12,57 miliardi di dollari rispetto ai 12,64 miliardi indicati dagli analisti. Sul fronte della redditività, l’utile operativo è stimato a 4,11 miliardi, contro i 4,34 miliardi attesi, con un margine operativo del 32,6%, al di sotto del 34,4% previsto.
Lo sguardo si mantiene più costruttivo sull’intero esercizio: la società conferma una crescita dei ricavi compresa tra il 12% e il 14%, con un fatturato atteso tra 50,7 e 51,7 miliardi di dollari, in linea con il consenso. Migliora invece la previsione sul free cash flow, ora indicato a circa 12,5 miliardi rispetto agli 11 miliardi precedenti e a fronte di stime di mercato pari a 12,05 miliardi. Il margine operativo annuale resta previsto al 31,5%, leggermente al di sotto delle attese degli analisti.
Tra gli elementi di contesto, Netflix ha rivisto al rialzo la guidance sul free cash flow annuale, anche per effetto dell’impatto fiscale legato alla penale connessa all’operazione Warner Bros. Parallelamente, il gruppo indica che i ricavi pubblicitari restano su un percorso di crescita, con l’obiettivo di raggiungere i 3 miliardi di dollari nel 2026. Sul fronte dei costi, il secondo trimestre è atteso segnare il picco annuale nella crescita dell’ammortamento dei contenuti, con una dinamica destinata a moderarsi nella seconda parte dell’anno, verso un ritmo di espansione a una cifra medio-alta.
Dopo il dossier Warner Bros.
Nella lettera agli azionisti, i co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters hanno sottolineato che Warner Bros. avrebbe potuto rappresentare un acceleratore strategico per il gruppo, ma solo a condizioni economiche coerenti. L’asset è stato poi acquisito da Paramount per circa 110 miliardi di dollari, con un’operazione ora sotto esame da parte delle autorità di regolamentazione negli Stati Uniti e in Europa e al centro di forti resistenze nel settore hollywoodiano.
Nel confronto con gli investitori, Sarandos ha evidenziato come il processo competitivo abbia rafforzato l’esperienza del management nell’esecuzione di operazioni complesse. In questo contesto, fusioni e acquisizioni restano uno degli strumenti a disposizione per sostenere la crescita, ma l’uscita dalla trattativa conferma un approccio selettivo e rigoroso nella valutazione delle opportunità strategiche.
Ora l’attenzione di Wall Street si concentra sulla capacità di Netflix di sostenere i livelli di coinvolgimento della propria base abbonati, anche dopo i recenti aumenti di prezzo. Il management ha segnalato che nel primo trimestre i tassi di retention sono migliorati in tutte le aree geografiche, un dato che rafforza la tenuta del modello di business. A marzo, inoltre, il gruppo ha ritoccato al rialzo il costo del piano standard senza pubblicità, portandolo a 20 dollari al mese, con un incremento di 2 dollari.