Tassi Bce, inflazione, conflitto in Iran: cosa emerge dai verbali di marzo
Fonte immagine: Getty Images
Mentre sembra ormai essere sfumata la possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea (Bce) nel meeting di fine aprile, sui mercati piombano anche i verbali dell’ultima riunione Bce di marzo.
Dalle minute emerge una Bce prudente ma anche pronta ad agire se necessario. Un messaggio che arriva a due settimane esatte dal prossimo meeting dell’istituto centrale europeo, in calendario il 30 aprile.
Inflazione, tassi e conflitto in Iran: i messaggi principali delle minute
“Era importante per il Consiglio Direttivo mantenere aperte tutte le opzioni per le riunioni future ed essere pronto a reagire rapidamente qualora le prospettive di inflazione a medio termine richiedessero un intervento di politica monetaria – si legge nei verbali della riunione della BCE del 18-19 marzo -. L’approccio “meeting dopo meeting”, senza alcun impegno su una particolare traiettoria dei tassi, si è rivelato particolarmente utile in questa fase”.
Una delle parole più presenti nelle minute (a parte l’onnipresente inflazione) è stata: shock. Come in questo passaggio: “Gli shock dal lato dell’offerta, come quello in corso, pongono un dilemma per le banche centrali. Preservare la stabilità dei prezzi potrebbe richiedere una politica monetaria più restrittiva, anche se ciò dovesse accentuare l’impatto negativo dello shock stesso sulla crescita. Se lo shock dall’offerta restasse di breve durata, si potrebbe ignorarlo per evitare di imporre costi inutili all’economia. Tuttavia, se sussistesse il rischio che l’inflazione possa deviare in modo significativo dall’obiettivo, sarebbe necessario intervenire per garantire che le aspettative di inflazione restino ancorate e che non inneschi una spirale salari-prezzi”.
“Guardando al futuro, il Consiglio direttivo monitorerà attentamente la situazione e l’approccio basato sui dati sarà utile a definire la politica monetaria in modo appropriato per garantire che l’inflazione si stabilizzi in modo sostenibile sull’obiettivo di medio termine”, precisa l’istituto di Francoforte.
Nell’ultima riunione, un mese fa, la Bce aveva mostrato le sue preoccupazioni per i rischi inflazionistici derivanti dalla guerra in Medio Oriente e aveva compiuto una netta virata verso una politica hawkish. E i verbali pubblicati oggi confermano questo cambiamento e ritraggono una BCE che non ha fretta di reagire. Questo uno dei primi commenti di Carsten Brzeski, global Head of Macro di ING, che poi guarda alla riunione di aprile.
LEGGI ANCHE
Meeting aprile alle porte
La prossima riunione della BCE è in programma tra due settimane. “Recenti commenti di funzionari della BCE suggeriscono che la banca centrale, come molte altre, abbia gradualmente modificato il proprio scenario di base, anche se non ci sarà un aggiornamento ufficiale delle proiezioni dello staff alla prossima riunione”, ricorda Brzeski spiegando che i mercati finanziari continuano a prezzare aumenti dei tassi da parte della BCE nel corso dell’anno.
E precisa, facendo riferimento a quanto accaduto nel 2022: “Nulla, ovviamente, può essere escluso nello scenario attuale. Tuttavia, le previsioni sembrano ricalcare quanto già osservato nel 2022, basandosi sull’idea che la BCE sia stata allora eccessivamente tardiva nel reagire all’impennata inflazionistica. Una lettura che personalmente non condivido. Nel 2022, infatti, l’economia globale usciva dai lockdown con fondamentali solidi e una domanda dei consumatori estremamente vivace, quasi incontrollabile: un terreno fertile e ideale per una rapida diffusione dell’inflazione. Oggi, invece, pur in presenza di possibili shock energetici, l’impatto inflazionistico appare destinato a essere più contenuto, poiché i consumatori mostrano una propensione alla spesa decisamente più prudente.”
Tornando alla riunione di fine mese, Carsten Brzeski rimarca come il ‘good place’ della Bce non ci sia più. La logica è cambiata, con un focus che passa dalle proiezioni di lungo periodo agli sviluppi effettivi. In questo contesto, le variabili chiave da monitorare restano l’andamento effettivo dell’inflazione, le aspettative d’inflazione a lungo basate sui sondaggi e la dinamica salariale. “Tutti fattori che verranno valutati alla luce dei rischi di rallentamento dell’attività economica e delle crescenti preoccupazioni legate alla stabilità finanziaria”, aggiunge l’esperto di ING.
“Le informazioni più recenti hanno ridotto l’urgenza di un rialzo dei tassi da parte della BCE. I prezzi dell’energia sono diminuiti rispetto ai picchi raggiunti, in seguito al cessate il fuoco della scorsa settimana; gli indicatori recenti legati ai prezzi non hanno mostrato un aumento deciso e le comunicazioni più recenti della BCE hanno evidenziato una scarsa urgenza di un cambiamento della politica monetaria nel breve termine”, scrivono in un recente report anche gli strategist di Goldman Sachs.