Notizie Dati Macroeconomici Nei verbali Bce tutti i retroscena dietro alla decisione di lasciare i tassi fermi

Nei verbali Bce tutti i retroscena dietro alla decisione di lasciare i tassi fermi

9 Ottobre 2025 14:37

Come per la Fed anche i verbali Bce hanno svelato i retroscena dietro alla decisione unanime di mantenere i tassi di interesse invariati, considerando questo approccio come la risposta più appropriata all’attuale elevata incertezza.
Il testo mette in luce come tutti i membri del Consiglio direttivo della Bce abbiano sostenuto la proposta avanzata dal capo economista Philip Lane di mantenere invariati i tassi di interesse e questo, in particolare, per le differenti posizioni sui rischi legati all’inflazione. 

Guardando al futuro, i prossimi mesi sono stati definiti “importanti per valutare attentamente nuovi dati ed evidenze su come i recenti shock stessero influenzando le prospettive di inflazione e crescita”. A questo proposito, si è sostenuto che “l’orientamento della politica monetaria non dovrebbe essere modificato in risposta a moderate fluttuazioni dell’inflazione intorno all’obiettivo, ma solo se si prevede una deviazione significativa nel medio termine. 

I dettagli  su tassi

Nei verbali del meeting del 10-11 Settembre c’è stato un fronte unito sui tassi . Mantenere i tassi di riferimento ai livelli attuali “consentirebbe di avere più tempo per valutare gli effetti dei dazi, delle incertezze in corso e degli altri fattori di rischio discussi dal Consiglio direttivo, anche se tali rischi non svanissero del tutto”, si legge nei verbali; si è inoltre sostenuto che “l’attuale livello dei tassi di interesse dovrebbe essere considerato sufficientemente robusto nella gestione degli shock, alla luce dei rischi di inflazione bilaterali e tenendo conto di un’ampia gamma di possibili scenari. Nel complesso, l’attesa di ulteriori informazioni continuava a rappresentare un’opzione valida”.

Divergenze sull’inflazione

Con riguardo alle prospettive di inflazione, i membri hanno accolto con favore il fatto che l’inflazione complessiva fosse attualmente prossima all’obiettivo di medio termine del 2% e hanno ritenuto che le informazioni in arrivo fossero sostanzialmente in linea con la loro precedente valutazione delle prospettive di inflazione, come riflesso anche dalle limitate revisioni delle proiezioni di Settembre rispetto a quelle di giugno.

Sono comunque emerse visioni diverse sui rischi. Diversi membri hanno ritenuto che i rischi di inflazione fossero orientati al ribasso nel medio termine. Da questa prospettiva, l’apprezzamento dell’euro era stato uno shock genuinamente esogeno, non correlato alle condizioni economiche dell’area euro, e avrebbe potuto avere un effetto sull’inflazione maggiore di quanto incluso nelle proiezioni. Un ulteriore apprezzamento era inoltre possibile, date le crescenti aspettative di tagli dei tassi di interesse da parte del Federal Open Market Committee negli Stati Uniti. Si è inoltre sostenuto che le tensioni commerciali e l’incertezza continuavano a rappresentare rischi al ribasso per l’inflazione.

Inoltre, “alcuni membri” hanno ritenuto che i rischi di inflazione fossero orientati al rialzo nel medio termine, rilevando anche che le previsioni esterne per l’inflazione nel 2026 e nel 2027 erano superiori alle ultime proiezioni degli esperti.

Disatteso il rapporto Draghi

Dai verbali emergono poi le preoccupazioni “circa la capacità dell’Europa di essere all’altezza del “momento globale dell’euro”. “Sebbene questo messaggio meritasse il pieno sostegno del Consiglio direttivo, sono state espresse preoccupazioni circa l’insufficiente impulso alle riforme strutturali. In questo contesto, è stato osservato che, secondo l’European Policy Innovation Council, solo l’11% delle proposte del rapporto Draghi era stato pienamente attuato a un anno di distanza”.

Inoltre, i mercati finanziari, fra “potenziali valutazioni errate”, la possibilità che gli investitori stiano “trascurando diversi sviluppi preoccupanti”, rappresentano un rischio e “l’aumento significativo delle quotazioni dell’oro negli ultimi 18 mesi rappresenta un avvertimento”. Secondo il resoconto delle discussioni fra i governatori, “i mercati americani appaiono ottimisti, con valutazioni della Borsa, in particolare, che restano elevate nonostante il mercato del lavoro più debole”. Inoltre “i rischi legati alle stablecoin, ai crypto-asset e quelli cybernetici costituiscono ulteriori minacce per il sistema finanziario globale”. Globalmente – si legge nei resoconti – “la probabilità di una brusca correzione delle valutazioni sui titoli in Borsa, sulle obbligazioni e le valute potrebbe essere salita, e potrebbe costituire un rischio per le prospettive dell’area euro”

Gli spread sovrani

“Nonostante l’incertezza politica in Francia, gli spread dei titoli di Stato rispetto ai Bund tedeschi sono rimasti entro un intervallo ristretto per i paesi dell’area euro, con lo spread sovrano ponderato per il PIL dell’area euro in costante calo dal picco raggiunto nell’autunno del 2022”.

La dispersione degli spread sovrani decennali tra i paesi dell’area euro si è attestata al livello più basso dal 2007, prima della crisi finanziaria globale – viene osservato – Ciò ha dimostrato che la frammentazione nei mercati obbligazionari sovrani dell’area euro si è ridotta nonostante la continua riduzione del bilancio dell’Eurosistema e l’aumento dei tassi a breve e lungo termine”.

Un fattore a sostegno dei mercati obbligazionari governativi dell’area euro è stato il rinnovato interesse degli investitori esteri. Dalla conclusione degli acquisti netti di attività dell’Eurosistema, l’area euro ha registrato “un forte aumento degli afflussi esteri”, viene osservato. Due fattori principali hanno spiegato questa rinnovata domanda estera di attività dell’area euro. In primo luogo, i titoli di Stato dell’area euro offrono attualmente rendimenti più interessanti rispetto ai titoli del Tesoro statunitensi o ai titoli di Stato giapponesi, al netto dei costi di copertura valutaria. In secondo luogo, il divario sempre più ridotto nelle prospettive economiche tra l’area euro e gli Stati Uniti.

Lo scenario tassi di Ing

Guardando al futuro, “l’asticella per un ulteriore taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Europea rimane alta. In effetti, la Bce si sente attualmente molto a suo agio in quella che definisce una “buona posizione”. Con le previsioni di crescita della Bce che vedono l’economia dell’eurozona crescere di poco più dell’1% ogni anno e l’inflazione stabilizzarsi al 2% nei prossimi anni, ci sono davvero pochi motivi per cambiare la sua posizione di politica monetaria.

Allo stesso tempo, tuttavia, permangono valide argomentazioni accomodanti che potrebbero costringere la banca centrale a tagliare ulteriormente i tassi nei prossimi mesi. Basti pensare all’impatto negativo ritardato dei dazi statunitensi, al rafforzamento del tasso di cambio dell’euro, alla politica francese o a un rinvio degli stimoli fiscali della Germania. Se uno qualsiasi di questi rischi al ribasso dovesse ancora concretizzarsi, potremmo assistere a un ulteriore taglio dei tassi da parte della Bce, che potrebbe anche intervenire con uno o due tagli.
In caso contrario, e questo è il nostro scenario di base, i tassi di interesse rimarranno invariati per i prossimi due anni”.