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Musk nei guai, scatta indagine SEC su tweet delisting Tesla. Lui intanto è in preda allo stress: il peggio per me deve arrivare

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E’ scattata, come da attese, l’indagine della Sec circa il tweet del 7 agosto scorso quando Elon Musk annunciò l’intenzione di valutare il delisting di Tesla da Wall Street. La Sec, il corrispettivo statunitense della nostra Consob, era comunque già in azione sul dossier Tesla in merito alle numerose e potenzialmente “ingannevoli” indicazioni circa i problemi di produzione della Model 3. secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, a sollevare più di un dubbio nella Sec è stata la discrepanza fra gli annunci sulla produzione della Model 3 e gli effettivi problemi nelle consegne.

Musk nel corso di un’intervista al New York Times rimarca di non essersi pentito del tweet scritto una settimana fa in cui annunciava l’intenzione di togliere Tesla da Wall Street. A una settimana dal tweet che ha provocato un balzo del titolo Tesla, Musk ha detto di aver scritto il tweet incriminato mentre si dirigeva verso l’aeroporto con la sua Tesla Model S e nessuno ha recensito il tweet prima di postarlo. Circa l’indicazione di un prezzo di delisting a 420 dollari per azione, Musk ha detto che intendeva offrire un premio di circa il 20 per cento rispetto ai valori a cui il titolo scambiava di recente, che sarebbe stato di circa $ 419 e così ha deciso di arrotondare a $ 420, un numero che è diventato il codice per la marijuana (“Ma non avevo fumato, l’erba non aiuta la produttività”, precisa Musk).

L’amministratore delegato ha inoltre rimarcato che la base di tale affermazione è stata la conversazione con il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che per primo a inizio 2017 ha espresso interesse ad aiutare a portare la società privata. Il consiglio di amministrazione di Tesla ha chiarito nei giorni scorsi di non aver ricevuto una proposta formale da Musk, né ha raggiunto alcuna conclusione in merito all’opportunità o alla fattibilità di dell’operazione. In tal senso è stato costituito un comitato speciale che valuterà tale progetto di delisting.

 

Musk tra insonnia e superlavoro, ma non molla il timone

L’istrionico  numero uno di Tesla ha parlato anche dei problemi dell’ultimo anno che è stato “il più difficile e doloroso” della sua vita  con periodi in cui rimaneva in azienda per 3-4 giorni consecutivi e ritmi di lavoro infernali e a volte prende Ambien (forte farmaco contro l’insonnia) per riuscire a dormire.. Musk ha detto che lavora 120 ore a settimana, a costo di non festeggiare il proprio compleanno. “Ci sono stati momenti in cui non lasciavo la fabbrica per tre o quattro giorni di fila – ha detto durante l’intervista – . Questo è davvero venuto a scapito di vedere i miei figli e vedere amici”.  Secondo Musk, dal punto di vista operativo, per Tesla, il peggio è passato, ma “per quanto riguarda la mia sofferenza personale, il peggio deve ancora arrivare”.

Musk non ha però intenzione di rinunciare al suo duplice ruolo di presidente e amministratore delegato. Il New York Times rimarca che sono in corso tentativi per trovare un dirigente che aiuti a togliere un po ‘di pressione a Musk.

 

Space X potrebbe contribuire a finanziare uscita da Wall Street

Spunta poi la possibilità che SpaceX, società aerospaziale che fa capo a Elon Musk, intervenga per finanziare l”offerta per il delisting di Tesla da Wall Street. Lo riporta il New York Times citando persone che hanno familiarità con la questione. A inizio settimana Musk ha affermato che il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha espresso diverse volte il proprio sostegno, anche solo due settimane fa, ma i colloqui sono ancora in corso con il fondo e altri investitori. Il New York Times riporta che un’altra possibilità in esame è che SpaceX contribuisca a finanziare la privatizzazione di Tesla acquistando una quota di Tesla.