Mps-Mediobanca, si apre il cantiere integrazione. Grilli-Mulone in pole per il vertice
Fonte immagine: Istock
Mentre si stringe il cerchio sui nomi per il cda di Piazzetta Cuccia, oggi a Siena di muovono i primi passi dell’integrazione tra Mps e Mediobanca con i primi incontri conoscitivi a Siena tra i manager delle due banche.
Intanto, con il regolamento delle azioni portate in adesione durante il periodo di riapertura dei termini dell’opas, (pari al 24%) Banca Mps è salita all’86,3% del capitale di Mediobanca con un capitale aumentato a 3 miliardi.
Le nomine
Continua in casa Mps la caccia ai nomi per il rinnovo del cda di Mediobanca: le liste vanno presentate entro il 3 ottobre in vista dell’assemblea di piazzetta Cuccia convocata per il prossimo 28 ottobre.
La sfida maggiore è individuare i nomi del presidente e dell’amministratore delegato di Mediobanca. Per prendere il posto di Renato Pagliaro resta aperto il dialogo con Vittorio Grilli, che a breve dovrebbe dare una risposta. Se l’ex ministro dell’Economia, ora a capo del corporate ad investment bank per l’area Europa, Medio Oriente e Africa di Jp Morgan, dirà di sì non sarà più necessario individuare un profilo internazionale fra i nomi italiani impegnati in banche d’affari estere presi finora in considerazione per sostituire Alberto Nagel. Resta in pole position il capo della divisione italiana di Ubs, Riccardo Mulone. Ma è circolato anche il nome di Alessandro Melzi d’Eril, attuale amministratore delegato di Anima. Sono in calo invece le quotazioni di Giorgio Cocini di Pimco.
L’incontro di oggi
Nel contempo si apre il cantiere della fusione e oggi una quindicina di top manager della banca milanese andranno si recheranno a Siena per uno ‘shaking hands‘ con un pari numero di colleghi del Monte. Le strette di mano e i momenti per fare conoscenza di persona dureranno dalla tarda mattinata sino al pomeriggio.
All’appuntamento parteciperanno fra gli altri Gian Luca Sichel, ad di Mediobanca Premier e di Compass, Giuseppe Baldelli e Francisco Bachiller entrambi co-head dell’investment banking, Angelo Viganò, responsabile del private banking. A fare gli onori di casa sarà l’ad di Mps, Luigi Lovaglio che ha già avuto contatti conoscitivi con le prime linee dell’istituto, cui non ha tuttavia finora fornito indicazioni sul percorso che Siena intende seguire per integrare le due banche.
Il risiko non dorme mai
L’ondata di consolidamento bancario italiano è destinata a proseguire. “Dopo l’acquisizione di Mediobanca da parte di Mps e quella di Bpso da parte di Bper, ci aspettiamo che Banco Bpm svolga un ruolo più attivo nell’ondata di consolidamento bancario italiano, guidata da fattori finanziari oltre che strategici e politici”, prevede Scope Ratings.
Banco Bpm è tornato al centro delle discussioni sul consolidamento dopo il fallimento dell’offerta di UniCredit. “Tuttavia, con la conclusione delle rispettive offerte da parte di Mps e Bper, le opzioni si sono ridotte. In questo contesto, Crédit Agricole Italia (CA Italia) è emersa come potenziale partner.
Il gruppo bancario francese considera l’Italia il suo secondo mercato interno e un’area di crescita. CA ha già partnership a lungo termine con Bpm nei settori assicurativo e del credito al consumo, ha recentemente aumentato la sua partecipazione azionaria dal 9,2% al 19,8% e a luglio ha presentato alla Bce una richiesta per aumentare la sua partecipazione a oltre il 20%. Una fusione tra Bpm e Ca Italia darebbe vita a un gruppo solido con un modello di business ben diversificato, dimensioni considerevoli (attivo totale superiore a 300 miliardi di euro e una quota di mercato dei prestiti vicina a quella di UniCredit) e una presenza geografica concentrata nelle regioni più ricche d’Italia”.
Quattro i fattori indicati a sostegno dell’operazione: entrambi i gruppi operano come banche universali, offrendo servizi completi e complementari nei settori bancario, della gestione patrimoniale e assicurativo; le loro reti di filiali si sovrappongono in Lombardia, Veneto, Toscana e Sicilia, offrendo un potenziale di riduzione dei costi, anche se entrambe le banche hanno già razionalizzato la loro presenza fisica: -38% per Banco BPM, -30% per Crédit Agricole tra il 2017 e il 2024.; CA e BPM hanno joint venture nel settore delle assicurazioni danni e del credito al consumo; Crédit Agricole detiene oltre il 60% in entrambi i casi; l‘accordo potrebbe essere strutturato come una fusione amichevole, il che ridurrebbe (ma non eliminerebbe) il rischio di esecuzione.