Mps-Mediobanca: Lovaglio dà il preavviso di sfratto a Nagel, ecco chi potrebbe sostituirlo
Fonte immagine: Getty
L’Ops di Mps su Mediobanca è appena alla sua prima settimana, ma Luigi Lovaglio appare già pronto a prendere il bastone di comando del futuro nuovo gruppo. E mostra di avere le idee molto chiare sulle priorità da portare avanti una volta conquistato il controllo di Piazzetta Cuccia.
Lovaglio dà il benservito al collega Nagel
Nell’intervista concessa ieri a Bloomberg Tv il numero uno del Montepaschi non ha usato mezzi termini su Alberto Nagel, da 23 anni alla guida della merchant bank milanese. “Dopo l’Ops cercheremo un nuovo top manager per Mediobanca. Mi sembra evidente che Nagel non sia interessato all’operazione: l’ho chiamato e non mi ha risposto”, ha detto candidamente Lovaglio che è a Londra per il roadshow legato all’offerta su Mediobanca, partita il 14 luglio e che si protrarrà fino all’8 settembre.
Ci sono già due potenziali sostituti
Il banchiere lucano si è soffermato anche sull’identikit del sostituto. “Dovremo cercare una figura brillante e internazionale, sono sicuro che sarà un profilo eccellente, saprà motivare la squadra e attrarre talenti”. Lovaglio non ha fatto nomi, ma dagli ambienti vicini a Siena già emerge qualche sussurro. Stando a quanto riporta oggi il quotidiano Repubblica, un papabile per il ruolo sarebbe l’ad di Acea Fabrizio Palermo, già a capo della Cassa Depositi e che siede da aprile nel cda di Generali come espressione della lista Caltagirone. Un indizio non da poco visto che l’imprenditore romano è azionista anche di Mps e di Mediobanca e se l’operazione andrà in porto risulterà quindi un socio di punta del nuovo gruppo bancario. L’altro nome fatto dal quotidiano del gruppo Gedi è quello di Mauro Micillo, che guida la merchant bank Imi (gruppo Intesa Sanpaolo).
A rischio anche la poltrona del presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro. In passato per la carica si era fatto il nome di Vittorio Grilli, ex ministro del Tesoro e da anni advisor del fronte Caltagirone-Del Vecchio come banchiere di Jp Morgan (advisor di Mps nella scalata).
Lovaglio su soglia minima al 35%: “E’ pura tecnicalità”
Lovaglio ha invece ribadito l’intenzione di non toccare il brand Mediobanca che è ritenuto uno dei valori forti da preservare. “Uno dei punti del progetto è che lo stiamo costruendo su due brand, Montepaschi e Mediobanca, con la qualità e le eccellenze che sono in entrambi gli istituti”, ha spiegato. Verranno mantenuti anche i marchi Compass e Mediobanca Premier
Lovaglio non ha mancato di puntualizzare i termini dell’operazione, in particolare per quanto concerne le soglie minime da raggiungere. Il controllo di Mediobanca è raggiungibile con il 35% delle azioni, ma Siena punta a portarsi oltre al 66%. “Non ci sono ragioni per cui gli azionisti non partecipino e siamo fortemente determinati ad arrivare oltre il 66% – ha detto Lovaglio -. Solo per una tecnicalità abbiamo indicato anche il 35% per avere il controllo di fatto di Mediobanca”.
Mediobanca eccepisce
Dal quartier generale di piazzetta Cuccia hanno da eccepire su quanto affermato da Lovaglio. Fonti riportate da diversi organi di stampa riferiscono che l’indicazione della soglia al 35% “non è mera tecnicalità, ma segnala piuttosto l’intenzione di perfezionare a ogni costo l’offerta: tale quota non sarebbe infatti sufficiente a garantire un controllo di fatto di Mediobanca, e segnerebbe una netta divergenza rispetto a quanto promesso da Mps in termini di dividendi e redditività, determinando dissinergie pari a 665 milioni, tempi dilatati e assenza di benefici fiscali legati alle Dta”.