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Mps e i rumor sul piano Draghi: Opa UniCredit per il 51% della banca, il Tesoro rimarrebbe con una quota 13%

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UniCredit cavaliere bianco di Mps si conferma sempre di più l’obiettivo del Tesoro del governo Draghi, così come lo era stato durante il governo Conte bis.
Anche per il governo Draghi UniCredit rimane l'opzione preferita per MpsAl punto che, secondo quanto riportato da Il Messaggero nel fine settimana, il Mef ovvero il Tesoro, avrebbe in mente uno schema ben preciso: convincere Piazza Gae Aulenti ad acquistare a valori simbolici il 51% di quella quota di maggioranza superiore al 64% detenuta dal Mef stesso, e rimanere nel capitale del Monte con una partecipazione del 13%.

Focus sui due titoli a Piazza Affari, con UniCredit che sale dell’1,8% e Mps invece debole con un rialzo dello 0,50%.
“Gae Aulenti lancerebbe l’opa sempre a prezzi vicini a quello di acquisto della maggioranza, alla quale via XX Settembre non aderirebbe, in modo da affiancare l’azionista di maggioranza nel processo di ristrutturazione da realizzare nei tre anni concessi dalla norma sui crediti fiscali per usufruire dei vantaggi di capitale incorporando l’istituto”.

Mps, Tesoro punta a rimandare privatizzazione al 2022

Per far sì che il tutto avvenga secondo i desiderata del Tesoro, ci vuole però più tempo. E di tempo Mps ne ha poco, almeno in base ai diktat di Bruxelles, che nel novembre 2017 fissò a fine 2021, dunque alla fine di quest’anno, il termine ultimo per la riprivatizzazione della banca senese, la fine dunque di Monte dei Paschi come Monte di Stato.
Il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, starebbe così lavorando a una proroga fino a giugno 2022. Tutto per salvare Mps, che continua a far parlare di sé in chiave M&A, ancora di più dopo la pubblicazione del bilancio, l’inserimento del suo nome nella black list della Consob e, peggio, i trucchi contabili sui crediti deteriorati dell’era Profumo-Viola, emersi dalla perizia del gip nell’ambito del procedimento che vede indagati per falso in bilancio gli ex vertici.
Chissà che con Mario Draghi presidente del Consiglio il Dg Comp, ovvero la direzione generale della Commissione europea responsabile della politica dell’UE in materia di concorrenza, decida di chiudere un occhio e a fare al governo questo favore.
Se così fosse, lo Stato rimarrebbe nel capitale di Mps fino ad almeno il giugno del 2022.
“Non è casuale che la nuova scadenza coincida con quella contenuta nella bozza del Dl Sostegni con la modifica alla conversione delle Dta in crediti fiscali in caso di fusioni. Nel decreto sarebbe previsto che acquistando il controllo di un istituto entro i primi sei mesi 2022, sarebbe possibile integrarlo nei tre anni successivi nei quali beneficiare dei vantaggi fiscali. Gli osservatori hanno messo in relazione le nuove tecnicalità con un’operazione di acquisizione di Siena da parte di Gae Aulenti in uno scenario che ancora non coinvolge Andrea Orcel ma di cui, secondo ambienti di governo, sarebbe al corrente da tempo il presidente Piercarlo Padoan“, ha scritto a Rosario Dimito sulle colonne del Messaggero.
Sempre il quotidiano romano aveva però riportato anche che il nuovo AD di UniCredit Andrea Orcel preferirebbe una fusione con Banco BPM (oggi in progresso di oltre +2%): una indiscrezione non del tutto nuova, visto che già prima del suo insediamento ufficiale, altri rumor avevano segnalato l’intenzione del nuovo ceo di puntare più su piazza Meda che non su Mps.
Detto questo, il Messaggero aveva anche segnalato l’ipotesi che, grazie al maxi regalo di Stato ergo benefici fiscali per le fusioni tra le banche, UniCredit fosse alla fine pronta a capitolare alle richieste di Roma, acquisendo il 64,2%, per poi puntare magari su Banco BPM nei prossimi tre anni, e concretizzare l’altra ipotesi che circola anch’essa da tempo sui mercati: quella di un polo UniCredit-Mps-Banco Bpm.
Vale tuttavia menzionare la stessa incertezza che ora avvolge anche il destino di Banco BPM, visto che l’AD Giuseppe Castagna sembra aver messo un freno alla febbbre M&A che nelle ultime settimane/ultimi mesi lo aveva contraddistinto.
A tal proposito, occhio anche alle dichiarazioni rilasciate dal numero uno di UniCredit Andrea Orcel che, nel presentare i conti della banca, ha chiarito che una qualsiasi ed eventuale operazione di M&A non può essere fine a se stessa.
Mentre la Fabi grida alla minaccia di una macelleria sociale con il risiko delle banche, il quadro rimane dunque ancora incerto, caratterizzato piuttosto da indiscrezioni e voci di mercato varie che non da annunci che possano lasciar presagire davvero una nuova ondata di nozze tra gli istituti di credito italiani.
Detto questo, qualche giorno fa Bloomberg ha riportato i rumor secondo cui UniCredit dovrebbe riavviare entro qualche settimana le trattative con il Mef sul possibile e discusso takeover di Mps. Bloomberg ha scritto per la precisione che, “sebbene il governo sia aperto a soluzioni alternative per Paschi, un takeover di UniCredit rimane l’opzione preferita, stando a quanto hanno riportato fonti vicine al dossier”, che hanno aggiunto che le trattative potrebbero riprendere già nei prossimi giorni.
In particolare, “il governo Draghi vorrebbe arrivare a un accordo già durante l’estate”, secondo una fonte.
Equita SIM fa il punto della situazione citando le ultime indiscrezioni:
“Secondo quanto riportato da Bloomberg, nelle prossime settimane potrebbero riprendere i colloqui tra i vertici di Unicredit e il Mef per trovare una soluzione in merito alla questione Mps. Secondo quanto riportato da il Messaggero inoltre il Mef starebbe lavorando per chiedere una proroga a DG Comp per la privatizzazione della banca da fine 2021 a giugno 2022. La richiesta sarebbe coerente col quadro emerso negli ultimi giorni, dato che la bozza del Decreto Sostegni Bis dovrebbe contenere una modifica relativa alla norma sulla conversione delle DTA in crediti fiscali in caso di aggregazioni (dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione) e un’estensione del termine previsto per deliberare la business combination fino a giugno 2022, con tre anni di tempo per completare l’aggregazione. Se approvata, la norma supporterebbe l’acquisizione di Mps (che ha in dote DTA potenzialmente oggetto di conversione per 3,8 miliardi), sebbene rimanga poi da trovare una soluzione in merito alla copertura dei rischi legali della banca. Sulla base dei nostri calcoli, in caso di M&A tra UniCredit e Mps, il beneficio dalla conversione delle DTA ammonterebbe a 3,4 miliardi, con un impatto sul CET1 della combined entity stimato in circa 90 punti base.