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Mps: dote non dote così com’é UniCredit di Orcel non la vuole. A pezzi, magari, sì. E Draghi torna su opzione spezzatino

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Si torna a parlare dell’ipotesi spezzatino per Mps: l’AD di UniCredit Andrea Orcel non sarebbe infatti propenso a vestire i panni del cavaliere bianco per il Monte di Stato, stando alle ultime indiscrezioni riportate da La Repubblica.
Secondo alcuni rumor il neo ceo di UniCredit Andrea Orcel potrebbe essere interessato a rilevare gli sportelli di Mps, ma non la banca interaIn attesa di avere più dettagli sulla dote fiscale che il governo Draghi ha intenzione di mettere a disposizione per le banche, affinché si ingegnino in operazioni di M&A, il futuro di Mps diventa sempre più oggetto di indiscrezioni stampa.

Ieri il Sole 24 Ore aveva parlato della scelta di Mario Draghi tra il dar vita a un duopolio bancario in Italia, con Intesa SanPaolo fresca di matrimonio con Ubi Banca da un lato e UniCredit rafforzata con l’acquisto sia di Mps che di Banco BPM dall’altro, e il promuovere invece un terzo polo, creato magari da Banco BPM e Bper.
Il quotidiano di Confindustria aveva riproposto un’opzione già considerata dal mercato, quella di una fusione a tre con UniCredit-Mps-Banco BPM, grazie al maxi regalo di stato, incluso nel Decreto Sostegni bis, che potrebbe consentire a Orcel di ricevere un bonus di 7 miliardi netti per inglobare sia la banca senese che Piazza Meda. Tutto questo, per merito degli incentivi fiscali – attraverso la trasformazione delle DTA in crediti di imposta – lanciati dal governo Conte e in via di conferma e anche di espansione da parte del governo Draghi, attraverso il Decreto Sostegni Bis.

Mps tutta intera non interessa ad Andrea Orcel

Nell’articolo di Andrea Greco di La Repubblica si legge oggi che “secondo più interlocutori, l’UniCredit di Andrea Orcel non é però interessata a rilevare la banca senese”, nonostante l’operazione di make up del governo Draghi. Di conseguenza, in attesa degli stress tet con cui il 31 luglio la vigilanza dell’Eba scoperchierà un deficit patrimoniale su Mps fino a 2,5 miliardi, il socio pubblico (ergo il Tesoro, con una quota superiore al 64%) inizia a valutare una seconda opzione possibile”. Quella appunto, dello spezzatino.
Mps non sarà appetibile in quanto banca unica, ma magari, spera il Mef, alcuni suoi asset lo sono. Orcel, sottolinea il quotidiano, avrebbe già indicato nelle sue interlocuzioni con il Tesoro che “comprarsi tutto Mps non è una prospettiva desiderabile” per UniCredit. Sarebbe invece desiderabile per Orcel prendersi magari le attività che Mps ha in Toscana e nel Nordest, il cui acquisto verrebbe facilitato per l’appunto con la dote fiscale. In camgio, Orcel si impegnerebbe a conservare il marchio Mps e il quartiere generale a Siena.
Le filiali del Sud del Monte potrebbero invece interessare Mcc, “la banca pubblica – ricorda Andrea Greco – già dotata di 900 milioni a fine 2019 dal governo Conte per salvare la Popolare di Bari e creare un polo bancario nel Sud. Mcc, sottolinea La Repubblica, dovrebbe però “essere nuovamente dotata”.
L’idea dello spezzatino per Mps, c’è da dire, non é del tutto nuova: dal momento che Mps così com’è non la vuole nessuno, forse la soluzione ideale sarebbe davvero quella di un break-up-banca media: qualche mese fa si era già parlato di una banca Mps concentrata in Toscana e in Umbria.
Riguardo ai desiderata di UniCredit, c’è da dire che il neo ceo si sarebbe già mosso per restituire all’Italia una importanza cruciale. Detto questo, il banchiere romano ha anche chiarito che l’l’M&A non è una opzione in sé, ma è una sorta di “acceleratore e fattore che può migliorare i nostri risultati strategici, laddove soddisfi il migliore interesse degli azionisti“.