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Mps approva capital plan per Bce. Il grande imbarazzo: Tesoro punta tutto su UniCredit, ma nessuno entra nella data room

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L’obiettivo numero uno di Mps è quello di convolare a nozze con un’altra banca (possibilmente, nelle mire del Tesoro, UniCredit). Se poi la strada dell’M&A non fosse percorribile, a quel punto bisognerebbe procedere con l’operazione di rafforzamento patrimoniale-maxi aumento di capitale, fino a 2,5 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal comunicato diramato dal cda al termine della riunione di ieri sera, che ha approvato il capital plan da presentare alla Bce.

Pedestrians leave the administrative offices of Banca Monte dei Paschi di Siena SpA in Siena, Italy, on Monday, April 29, 2013. An Italian judge rejected a request by prosecutors to seize as much as 1.95 billion euros ($2.5 billion) of assets held by Nomura Holdings Inc. as they probed how Banca Monte dei Paschi di Siena SpA used derivatives to conceal losses. Photographer: Alessia Pierdomenico/Bloomberg via Getty Images

La cattiva notizia, sempre quella, è che la strada per un matrimonio con UniCredit rimane caratterizzata da diversi ostacoli tanto che, nelle ultime ore, più che di un matrimonio tra Mps e UniCredit, si è parlato di una operazione di M&A tra UniCredit – che si appresta a iniziare una nuova era sotto l’egida del nuovo AD appena indicato dal cda Andrea Orcel – e Banco BPM.
E’ anche vero che il Tesoro è pronto a convincere Piazza Gae Aulenti ad accollarsi il Monte per ora di Stato con un pacchetto regalo che potrebbe valere 6 miliardi, incluse alcune agevolazioni tra valore della dote fiscale, possibile copertura dei rischi legali, e cessione degli NPL-crediti deteriorati di UniCredit ad Amco.
Il Corriere della Sera aveva riportato tuttavia in un articolo come la la data room lanciata dal Mef nel momento in cui ha ufficializzato la vendita della sua quota in Mps, messa a disposizione di eventuali potenziali acquirenti, non avesse avuto nessun accesso, tanto meno da UniCredit.
Tanto che sempre ieri si parlava di come il Tesoro stesse valutando di tutto e di più, anche la vendita di Mps a potenziali banche straniere (francesi?) o fondi di private equity. Tutto, pur di uscire dal capitale della banca senese.
Anche perchè poi, secondo qualcuno, Mps in versione stand-alone non ce la farebbe, soprattutto in tempi di pandemia.
La verità amara su Mps viene affrontata da un articolo pubblicato su La Repubblica, firmato da Andrea Greco, in cui emerge tutta la precarietà in cui versa quella che è stata bollata più volte come Alitalia del credito. “Mps, la fusione non c’è, i 2,5 miliardi nemmeno e Bruxelles chiede i tagli”.
“Il capital plan del Monte dei Paschi approvato ieri dal cda, nella realtà non c’è. Annunciato da due mesi, rinviato fino a tre giorni dal termine chiesto dalla Bce vigilante, il piano per colmare il deficit di patrimonio della banca senese è ancora una mescolanza di ‘ipotesi, ‘previsioni’ ‘potenziali soluzioni’ da realizzare ‘nel breve/medio termine'”.
“Siamo vicini ai giochi di prestigio – fa notare Andrea Greco – ma era difficile aspettarsi cose molto diverse con un Paese senza governo, e con l’UniCredit, unica candidata a rilevare Mps (ma con dote pubblica da 5-6 miliardi di euro in incentivi vari) che ha scelto Andrea Orcel come nuovo ad, un candidato che appare poco propenso all’operazione e che comunque si insedierà solo il 15 aprile.

Il comunicato sul Capital Plan da presentare alla Bce

La priorità del Tesoro di dare Mps in sposa a una banca è incisa nel comunicato che è stato diramato ieri, a seguito della riunione del cda. Il comunicato illustra il capital plan che sarà presentato alla Banca centrale europea. “Il Consiglio di Amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena (‘MPS’ o la ‘Banca’), riunitosi in data odierna, ha approvato il Capital Plan da presentare alla Banca Centrale Europea (“BCE”) come richiesto nella decisione finale della BCE del 28 dicembre 2020 riguardo ai requisiti patrimoniali SREP. Il Capital Plan è stato predisposto avendo presente l’obiettivo di trovare una potenziale soluzione strutturale per la Banca, inclusa un’operazione di M&A con un partner di primario standing, come riportato nel comunicato stampa dell’11 gennaio 2021. La realizzazione di una soluzione strutturale è in linea con il Commitment assunto dal Governo italiano nel contesto del Piano di Ristrutturazione 2017-2021 e recentemente ribadito nel DPCM del 16 ottobre 2020, nel cui ambito viene segnalato opportuno “avviare un processo di dismissione della partecipazione detenuta dal Ministero nel capitale sociale di MPS, da realizzare con modalità di mercato e anche attraverso operazioni finalizzate al consolidamento del sistema bancario”. La Banca provvederà ad informare il mercato sullo stato di tale soluzione strutturale non appena ci saranno informazioni di rilievo”.
La priorità, dunque, è una operazione di risiko bancario. Soltanto nel caso in questa non fosse possibile, si procederebbe al maxi aumento di capitale.
Si legge infatti che, “nel caso in cui la realizzazione di una soluzione strutturale non dovesse avvenire in un orizzonte di breve/medio termine, il Capital Plan prevede un rafforzamento patrimoniale di 2,5 miliardi di euro che, se realizzato, è previsto avvenire a condizioni di mercato e con la partecipazione pro-quota dello Stato italiano. Il rafforzamento patrimoniale è soggetto all’approvazione degli azionisti”.
Ancora:
“Sulla base delle prime interlocuzioni intercorse con DG Comp la Banca dovrà presentare ulteriori misure di compensazione per il mancato rispetto di alcuni commitment definiti nel Piano di Ristrutturazione 2017-2021. L’approvazione della revisione del Piano di Ristrutturazione da parte di DG Comp costituisce un prerequisito alla realizzazione del rafforzamento patrimoniale di MPS che, inoltre, dovrà essere approvato anche dalla BCE per quanto di sua competenza. Le interlocuzioni con entrambe le Autorità sono in corso. Come da comunicato stampa del 17 dicembre 2020, la Banca si potrebbe trovare al di sotto del combined buffer requirement, intaccando il Capital Conservation Buffer (‘CCB’), a partire dal 31 marzo 2021 e fino alla data di perfezionamento dell’operazione di rafforzamento patrimoniale ipotizzabile per il 3Q 2021. La Banca è attualmente impegnata in operazioni volte a minimizzarne gli effetti. In ogni caso, lo shortfall rientra, come dimensione, all’interno delle flessibilità di utilizzo del CCB rese pubbliche da BCE nell’ambito del temporary capital relief. Nel frattempo, la Banca – come da precedenti comunicazioni – ha completato una cartolarizzazione sintetica con il supporto della FEI e ha acquistato garanzie finanziarie da SACE. Ulteriori azioni, da completare nel corso del primo trimestre 2021, sono attualmente allo studio oltre a quelle che sono già completate nel corso di dicembre e gennaio, tra cui la ricomposizione del portafoglio BTP, beneficiando dei bassi livelli di tasso di interesse e spread”.

Equita: Come convincere UniCredit a dire sì a nozze Mps

Così Luigi Pedone di Equita SIM commenta le ultime novità emerse dalla riunione del cda di Mps:
“Con questa decisione, si manifesta ulteriormente l’obiettivo di Mps di giungere ad una soluzione strutturale che non preveda quindi un futuro stand-alone per la banca. Riteniamo che le condizioni per cui UniCredit possa considerare una business combination siano:

  • Condizione di neutralità sul capitale, che potrebbe essere ottenuta mediante l’utilizzo di circa 2.5bn di DTA di BMPS (dunque opzione crediti fiscali)
  • Miglioramento dell’asset quality della combined entity, mediante la cessione di crediti deteriorati (stimando una cessione di circa 20 miliardi l’NPE ratio atterebbe in area 3% circa).
  • Una completa sterilizzazione dei rischi legali attualmente in capo a Mps (pari a circa 10 miliardi).