Minute, Fed spaccata tra lavoro e inflazione: cosa svelano i verbali dietro il taglio dei tassi
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E’ una banca centrale profondamente divisa sulla decisione di tagliare i tassi di interesse quella che emerge dai verbali dell’ultima riunione della stessa Federal Reserve.
Nel meeting del 9-10 dicembre, i funzionari della Fed si sono confrontati su due priorità in parte contrapposte: da un lato la necessità di sostenere un mercato del lavoro in progressivo indebolimento, dall’altro il rischio che un’inflazione ancora troppo elevata possa radicarsi nell’economia. Questo equilibrio delicato ha finito così per spaccare il Comitato di politica monetaria.
Un taglio deciso, ma senza consenso: cosa emerge dalle minute Fed
Alla fine, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha approvato un taglio dei tassi di 25 punti base — il terzo nel corso dell’anno — portando il tasso sui federal funds in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, circa il 3,6%, il livello più basso da quasi tre anni. La decisione è passata con un voto di 9 a 3, il numero più alto di dissensi dal 2019, un’anomalia per un organismo che di norma cerca il consenso.
Secondo quanto emerge dai verbali, “la maggior parte dei partecipanti ha ritenuto che ulteriori riduzioni del tasso di riferimento potrebbero essere appropriate nel tempo, qualora l’inflazione dovesse scendere come previsto”. Tuttavia, questo orientamento generale è stato accompagnato da forti cautele sul ritmo e sull’ampiezza di eventuali futuri interventi.
Diversi membri hanno infatti suggerito che, dopo il taglio di dicembre, sarebbe opportuno mantenere i tassi invariati per un periodo prolungato, in attesa di segnali più chiari sull’andamento dei prezzi. Un approccio prudente, motivato dalla necessità di verificare che il rallentamento dell’inflazione sia strutturale e non temporaneo.
Inflazione e lavoro i due rischi da bilanciare
Nel complesso, i funzionari della Fed si sono detti fiduciosi sulla capacità dell’economia statunitense di continuare a crescere a un ritmo definito “moderato”. Allo stesso tempo, però, hanno individuato rischi sbilanciati: pressioni al rialzo sull’inflazione e rischi al ribasso per l’occupazione.
Il mercato del lavoro resta l’osservato speciale. Due settimane fa, il governo ha comunicato che tra ottobre e novembre sono stati tagliati circa 40.000 posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, il livello più alto degli ultimi quattro anni. Un indebolimento più marcato dell’occupazione potrebbe spingere la Fed ad accelerare il percorso di riduzione dei tassi.
L’inflazione, dal canto suo, rimane sopra l’obiettivo del 2%. A novembre il dato annuo è sceso al 2,7%, dal 3% di settembre, ma secondo molti economisti le ultime rilevazioni sono state parzialmente distorte proprio dallo shutdown, che ha costretto le autorità a stimare diverse variazioni dei prezzi anziché misurarle direttamente.
Chi ha votato contro al taglio
È proprio la diversa valutazione di questi due fattori – inflazione e lavoro – ad aver spaccato il Comitato, al punto che come riconoscono gli stessi verbali, l’esito della votazione avrebbe potuto facilmente essere diverso. Non a caso, “alcuni dei membri che hanno votato a favore del taglio hanno indicato che la decisione è stata presa sul filo di lana, o che avrebbero potuto sostenere anche il mantenimento dei tassi invariati” si legge nelle minute.
Su 19 membri complessivi del FOMC, solo 12 hanno diritto di voto sulle decisioni di politica monetaria, anche se tutti partecipano alle discussioni. I due voti contrari al taglio, favorevoli a mantenere i tassi invariati, sono arrivati da Jeffrey Schmid, presidente della Federal Reserve di Kansas City, e da Austan Goolsbee, presidente della Fed di Chicago. Il terzo dissenso è stato espresso dal governatore Stephen Miran, nominato dal presidente Donald Trump a settembre, che avrebbe invece preferito un taglio più deciso di mezzo punto percentuale.
Cautela sulle prossime mosse
Ad aumentare le incertezze ha contribuito anche la qualità dei dati a disposizione. Molte informazioni cruciali su occupazione, inflazione e crescita sono state ritardate dallo shutdown governativo durato sei settimane, costringendo la Fed a basarsi su dati incompleti o superati al momento della riunione di dicembre. Alcuni funzionari, secondo i verbali, avrebbero preferito attendere nuove rilevazioni prima di prendere ulteriori decisioni.
Dopo la riunione del 10 dicembre, il presidente della Fed Jerome Powell ha spiegato che il taglio dei tassi è stato motivato anche dal timore che il mercato del lavoro sia più debole di quanto appaia. Secondo Powell, i dati ufficiali — che indicano una media di circa 40.000 nuovi posti di lavoro al mese tra aprile e settembre — potrebbero essere rivisti al ribasso fino a 60.000 unità. In quel caso, l’economia avrebbe in realtà perso in media circa 20.000 posti di lavoro al mese nello stesso periodo. “È un mercato del lavoro che presenta rischi significativi al ribasso”, ha dichiarato Powell. “Ed è qualcosa che conta davvero per le persone. Parliamo dei loro posti di lavoro”.
Riprende il programma di acquisto di Treasury
Infine, durante la riunione, il comitato ha inoltre votato per riprendere il programma di acquisto di titoli obbligazionari. In base alla nuova impostazione, la Fed acquisterà titoli del Tesoro a breve termine nel tentativo di calmare le pressioni sui mercati dei finanziamenti a breve termine. La banca centrale ha avviato il programma acquistando 40 miliardi di dollari al mese in titoli, mantenendosi su quel livello per diversi mesi prima di rallentare.
Un precedente tentativo di ridurre il bilancio ha visto la Fed tagliare le proprie disponibilità di circa 2.300 miliardi di dollari, portandole agli attuali 6.600 miliardi. Il verbale ha sottolineato che, a meno che il programma di acquisto, noto sui mercati come quantitative easing, non fosse stato riavviato, si sarebbe potuto verificare un “significativo calo delle riserve” che sarebbe sceso al di sotto del regime “ampio” della Fed per il sistema bancario.