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Minibond: un basket bond incorona la Campania la regione più attiva per numero emittenti

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Il 2020, anno della pandemia, sarà ricordato nell’industria dei minibond per una vera e propria sorpresa: in testa per numero di emittenti (43, contro le 13 del 2019) troviamo la Campania, che supera Lombardia (36) e Veneto (29), tradizionalmente le regioni più attive, in virtù del progetto Garanzia Campania Bond, basket bond promosso dalla finanziaria regionale Campania Sviluppo, da CDP, da Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno e Banca Finint. Sono alcuni dei dati che emergono dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano.

I minibond: cosa sono e a cosa servono

Per minibond si intendono i titoli di debito emessi da società italiane non finanziarie (società di capitale o cooperative) di importo inferiore a 50 milioni di euro, non quotati su listini aperti agli investitori retail, che rappresentano una forma di finanziamento alternativa e complementare al credito bancario per accedere al mercato competitivo degli investitori professionali, per lo più in preparazione di successive operazioni più complesse come il private equity o la quotazione in Borsa. In base all’Osservatorio, lo scorso anno l’industria dei minibond ha tenuto la posizione rispetto al 2019, anno dei record, con un lieve calo delle emissioni (194 contro 205). La raccolta sul mercato si è fermata a 920 milioni di euro per l’abbassamento del valore medio dei singoli deal (4,59 milioni) e tuttavia, se ci si limita alle PMI, è stata la migliore degli ultimi 3 anni (448 milioni di euro). Questo anche grazie agli interventi emergenziali attuati dallo Stato, concretizzatisi in un programma di garanzie pubbliche che ha interessato il mondo dei minibond attraverso il Fondo di Garanzia gestito da MCC e la Garanzia Italia di SACE.

Le motivazioni del collocamento

Rispetto alle motivazioni del collocamento, si conferma al primo posto l’obiettivo di finanziare la crescita interna dell’azienda (60,5%), seguito dalla necessità di ristrutturare le passività finanziarie (10,4%), di alimentare il ciclo di cassa del capitale circolante (soprattutto PMI) e le strategie di crescita esterna tramite acquisizioni (soprattutto grandi imprese). Il database dell’Osservatorio contiene 1.005 emissioni di minibond effettuate dalle imprese del campione (che spesso ne hanno condotte più di una) a partire da novembre 2012, per un valore nominale totale di 7,07 miliardi di euro, 2,53 miliardi se ci si limita alle PMI. Il 2020 ha contribuito con 920 milioni di euro (contro i 1.223 del 2019), la cifra più bassa, seppur di poco, dal 2016 perché si è ulteriormente ridotto il valore medio dei singoli deal, sceso nel secondo semestre al minimo storico di 4,59 milioni di euro.
Interessante vedere cosa è successo rispetto alle garanzie sul rimborso del capitale, che possono dare maggiore sicurezza agli investitori. Come emerge dall’Osservatorio, nel 2020 sono salite a ben 112 le emissioni che le hanno adottate (58%). La più diffusa (26%) è quella rilasciata dalle Regioni, soprattutto attraverso i basket bond in Campania e Puglia, seguita da quella eleggibile per il Fondo di Garanzia (21%) che però è rilasciata all’investitore. Nel 7% dei casi è stata offerta autonomamente dall’emittente, attraverso un pegno o fideiussione. In sintesi, lo scorso anno c’è stata soprattutto una ‘sostituzione’ delle garanzie private con quelle pubbliche.