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Mini spread e risiko giocano a favore delle banche di Piazza Affari. Ultimi rumor con anche Pop Sondrio e Credem nel vortice M&A

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Il nuovo governo guidato da Mario Draghi ha dato una marcia in più a Piazza Affari e in particolare alle banche italiane. Dall’annuncio del governo guidato dall’ex banchiere centrale lo spread tra Btp e Bund tedeschi è sceso una quarantina di punti base attestandosi in area 40 pb e a Piazza Affari le banche hanno fatto la parte del leone con un +15,6% in 11 sedute dell’indice Ftse Italia All Share Banks.
La corsa non dovrebbe essere finita. Diverse case d’affari vedono lo spread poter scendere ancora. Lo stesso ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, lo vede in area 50-60 pb, come quello di rivali quali Spagna e Portogallo. Bank of America spiega come il calo dello spread comporti un apprezzamento delle banche, grazie a un minor costo del capitale.

Ieri Dbrs Morningstar ha passato al setaccio i risultati delle banche italiane, impattati dal Covid-19, mettendo in guardia da un aumento dei tassi di insolvenza dal terzo trimestre di quest’anno in poi, in coincidenza con la fine delle misure di sostegno del Governo. E sulle banche e potenziali scenari di M&A si è soffermato un articolo di Milano Finanza. Nel corso della conference call con gli analisti sui risultati del 2020, Carlo Cimbri, ceo di Unipol che detiene una quota del 18,9% di Bper, si è detto aperto a qualunque ipotesi che crei valore e che corrisponda agli interessi industriali del gruppo Unipol, dato che “non siamo solo un socio finanziario, ma anche industriale”. Cimbri ha spiegato che ” Bper è il nostro partner insieme a Sondrio, nel settore della bancassicurazione, qualunque variazione di perimetro noi lo valuteremo anche in funzione di quale tipo di interesse potremmo avere per i canali di bancassicurazione: un canale bancario che ci vede azionisti deve prevedere la distribuzione dei nostri prodotti. Questo è un punto chiave della nostra strategia industriale, quindi siamo aperti a qualsiasi tipo di fusione che possa creare valore e che corrisponda agli interessi industriali del gruppo Unipol”.
In ogni caso, Cimbri ha sottolineato che “non è in questi mesi che Bper può affrontare un’operazione straordinaria, qualunque essa sia” dato che “fra un paio di settimane effettuerà la migrazione del portafoglio clienti che acquisisce da Ubi”, fase che “che sicuramente caratterizzerà il lavoro di Bper per tutto l’anno”. L’esitazione mostrata da Cimbri su una potenziale fusione a breve termine potrebbe potenzialmente aprire alla Banca Popolare di Sondrio come partner in un’operazione di M&A al posto di Banco BPM. Tuttavia, l’opzione Banco BPM – come affermano gli esperti di Mediobanca Securities – non può essere esclusa in quanto i colloqui potrebbero accelerare nei prossimi mesi, anche se Banco BPM potrebbe diventare un obiettivo di UniCredit nei primi mesi del mandato del nuovo AD Orcel. Allo stesso tempo, la stampa menziona che la Popolare di Sondrio, potrebbe essere sul radar di Credem, che potrebbe essere ancora disposta a crescere in modo inorganico dopo l’acquisizione di CariCento. “Nonostante le dichiarazioni di Cimbri e Vandelli crediamo che il beneficio della DTA permetterà ulteriori M&A nel settore – asserisce Mediobanca – . Nella nostra opinione la fusione tra Banco BPM-BPER potrebbe portare ad un accordo favorevole ad entrambi gli azionisti dal punto di vista finanziario e industriale. Il broker considera la potenziale acquisizione della Pop Sondrio da parte di BPER come un risultato positivo per quest’ultima assicurando minore rischio di esecuzione.
Se l’operazione andasse in porto, dovrebbe essere approvata come una banca cooperativa piuttosto che come una società per azioni, ad avviso di Mediobanca che non esclude in questa fase l’interesse di UniCredit per Banco BPM, data l’incertezza sulla strategia della banca. Durante l’ultima call post-risultati il top management di Credem ha dichiarato chiaramente che la crescita interna rimane il driver principale, ma rimangono convinti che le dimensioni contino e questo è particolarmente vero per Credem, che possiede prodotti che potrebbero facilmente fornire più sinergie. In ogni caso, qualsiasi acquisizione non deve portare problemi, secondo i vertici di Credem. “Quindi, crediamo che qualsiasi coinvolgimento di Credem nel consolidamento bancario potrebbe avvenire solo con una una governance estremamente chiara e snella” concludono gli esperti di piazzetta Cuccia.
“Ci aspettiamo che il processo di consolidamento proceda nel 2021 – rimarcano gli analisti di Intesa Sanpaolo – . Giocheremmo questo catalizzatore tramite Banco BPM, che riteniamo essere al centro del processo di consolidamento, grazie alla forte presenza nel Nord Italia e all’importo significativo di DTA che potrebbe essere trasformato in tax credit in caso di M&A”.