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Consob bacchetta le banche su rispetto puntuale della Mifid 2: serve più trasparenza sui costi

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Entrata in scivolata della Consob su banche e operatori del risparmio gestito per un rispetto più fedele della nuova disciplina MiFID II sulla trasparenza dei costi.

La Mifid II richiede un grado di trasparenza (disclosure) sia ex ante sia ex post più alto rispetto a quello previsto dalla normativa previgente (Mifid1). L’obiettivo, argomenta la Consob in una nota,  è di assicurare che gli investitori siano consapevoli di tutti i costi e degli oneri per la valutazione degli investimenti, anche in un’ottica di confronto fra servizi e strumenti finanziari. “Le disposizioni in materia si applicano in modo incondizionato, chiaro ed esplicito, sin dall’entrata in vigore della Mifid2”, rimarca la Consob che vigila sulla corretta applicazione della disciplina.

 

Gli intermediari, nell’ambito delle comunicazioni periodiche, devono informare la Consob sulle modalità adottate per conformarsi alla normativa e sugli esiti dei controlli svolti dalla funzione di compliance.

 

La replica dell’Abi

Il Direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha replicato al sollecito della Consob. “Tale richiamo – sottolinea Sabatini – è in linea con quanto comunicato dalla stessa Associazione bancaria con apposita circolare, lo scorso 15 febbraio. Le banche dal 3 gennaio 2018 stanno fornendo l’informativa sui costi e oneri prima dell’effettuazione delle singole operazioni della clientela”. “Ora – conclude il Direttore generale dell’Abi – si apprestano a produrre, in coerenza con la tempistica prevista dall’Autorità europea che vigila sui mercati finanziari, la rendicontazione periodica riferita a costi e oneri complessivamente sostenuti dai clienti nel corso del 2018”.

 

Consumatori chiedono sanzioni per istituti che non rispettano disposizioni

Più duri i commenti dalle associazioni dei consumatori. “Siamo stufi degli appelli e della moral suasion. E’ ora di passare ai fatti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ogni dichiarazione di principio, per quanto condivisibile, risulta poco credibile da parte di una autorità che fino ad oggi è sistematicamente intervenuta in modo tardivo ed inefficace nella tutela del consumatore” conclude Dona.

 

Il Codacons  chiede sanzioni severe contro gli istituti di credito che non si attengono alle nuove disposizioni. “Sono numerosi i casi in cui le banche non danno informazioni corrette ai propri clienti, modificandone i comportamenti economici specie per quanto riguarda gli investimenti – spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – I richiami della Consob non bastano, perché serve eseguire controlli nelle filiali e applicare sanzioni pesanti nei confronti degli istituti che violano le disposizioni e non garantiscono il diritto alla trasparenza degli utenti”.