Notizie Asset Class Commodity Metalli preziosi tra euforia e correzioni: cosa aspettarsi nel 2026

Metalli preziosi tra euforia e correzioni: cosa aspettarsi nel 2026

17 Febbraio 2026 12:14

Il 2026 si è aperto con movimenti violenti sui metalli preziosi. Prima l’euforia, poi la correzione. Oro e argento hanno toccato livelli mai visti, salvo poi arretrare bruscamente nel giro di poche sedute. Numeri alla mano, a gennaio l’oro ha infranto la storica barriera dei 5.000 dollari all’oncia, toccando un picco di quasi 5.600 dollari per poi scendere a 4.500 dollari il 2 febbraio.

L’argento ha avuto un’ascesa ancora più fulminea, segnando un record a 121 dollari all’oncia prima di crollare di oltre il 40% a 72 dollari. Il suo valore è più che raddoppiato negli ultimi 12 mesi, grazie anche alla domanda di questo metallo per applicazioni industriali come l’energia pulita e l’IA, che ha superato di gran lunga l’offerta delle miniere.

Entrambi i metalli sono classificati come materie prime nei portafogli di investimento. Ma valgono il clamore suscitato si chiede Arnout van Rijn, Portfolio Manager del team multi asset di Robeco.

Oro oltre i 5.000 dollari, poi la correzione

A gennaio l’oro ha superato il tetto dei 5.000 dollari l’oncia, per poi calare di oltre il 15%, un movimento ampio ma non insolito per un asset che, negli ultimi dodici mesi, ha quasi raddoppiato il proprio valore. Alla base del rally, spiega van Rijn, ci sono fattori ben precisi: timori di nuovi conflitti in Groenlandia e in Iran, tensioni commerciali persistenti tra Stati Uniti e Cina, ma anche un contesto macro segnato da debito pubblico elevato e crescenti aspettative d’inflazione.

In sostanza, sottolinea l’esperto, nel 2025 l’oro ha ampiamente sovraperformato le azioni globali, pur in presenza di un forte rally dei listini. Dal punto di vista statistico, il metallo giallo presenta una volatilità intorno al 18%, sensibilmente inferiore rispetto a quella di argento e petrolio (oltre il 30%) e mantiene una bassa correlazione con azioni e obbligazioni. Caratteristiche che, secondo Robeco, ne rafforzano il ruolo strategico all’interno di un portafoglio multi-asset.

Argento: boom e tonfo

Se l’oro ha stupito, l’argento ha fatto ancora di più. Il metallo ha toccato un massimo storico a 121 dollari l’oncia, prima di crollare di oltre il 40% fino a 72 dollari. Su base annua, però, il suo valore resta più che raddoppiato. La spinta è arrivata soprattutto dalla domanda industriale: energia pulita, intelligenza artificiale, componentistica avanzata. L’offerta mineraria non è riuscita a tenere il passo.

Ma proprio qui si è inserita la componente speculativa. Van Rijn segnala che il rally esponenziale del 2025 è stato alimentato in larga parte da investitori retail cinesi e statunitensi, rendendo inevitabile uno scossone. E il rischio di ulteriori vendite speculative nel corso del 2026 resta concreto.

Il fattore Fed e il “debasement trade”

Un elemento chiave della recente correzione – sottolinea l’analista – è stato il cambio di percezione sulla Federal Reserve. La scelta del presidente Trump di nominare un banchiere centrale con un profilo da “falco” ha rassicurato i mercati sulla stabilità del sistema finanziario USA, riducendo temporaneamente l’appeal dei beni rifugio.

Secondo Robeco, finché non si assisterà a un brusco calo dei Treasury USA e del dollaro, il cosiddetto debasement trade — la corsa verso asset reali per proteggersi dall’erosione delle valute fiat, oro e argento in primis — non potrà dirsi pienamente innescato.

Mirabaud: l’oro come risposta alla crisi del dollaro

Valentin Bissat, Chief Economist & Senior Strategist di Mirabaud Asset Management, inserisce il tema dei metalli preziosi in un quadro macro più ampio. Negli Stati Uniti la crescita per il 2026 è stimata intorno al 2,5%, con due ulteriori tagli dei tassi nella seconda metà dell’anno. In Europa la crescita resta moderata, con spazio per un possibile allentamento della BCE. In questo contesto, i Treasury USA offrono un potenziale di diversificazione più limitato, il dollaro resta sotto pressione, anche per via delle dichiarazioni di Trump sulla non preoccupazione per la sua debolezza mentre le sanzioni occidentali alla Russia hanno rafforzato la percezione dell’uso geopolitico del dollaro. Per Mirabaud, l’oro rappresenta oggi uno strumento di diversificazione più solido rispetto ai governativi statunitensi. L’asset manager mantiene un sottopeso sul dollaro e una view positiva sia sui metalli preziosi sia su quelli industriali.

Quanto all’argento, dopo un +148% nel 2025 e un ulteriore +19% a gennaio, la correzione di fine mese non compromette — secondo Bissat — la tendenza strutturale favorevole.

Cosa accadrà nel 2026?

Secondo van Rijn di Robeco “è possibile che si verifichi una nuova fase di instabilità, guidata dal tipo di mentalità speculativa che ha già spinto alle stelle i prezzi delle azioni legate all’intelligenza artificiale e prima ancora quelli del bitcoin, considerato l’‘oro digitale’”. L’esperto sottolinea come “la corsa esponenziale dell’oro nel 2025 è stata alimentata dagli investitori retail (cinesi e statunitensi); un brusco scossone, come quello avvenuto a fine gennaio, era quindi inevitabile. Con un numero crescente di investitori speculativi richiamati dall’attrattiva degli oggetti brillanti, vi è una discreta probabilità di ulteriori vendite nel corso del 2026”.