Notizie Notizie Mondo Metalli e geopolitica: come la guerra in Medio Oriente scuote i mercati

Metalli e geopolitica: come la guerra in Medio Oriente scuote i mercati

3 Marzo 2026 14:50

Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran hanno scosso i mercati energetici globali, alimentando il timore di uno shock prolungato sui prezzi di petrolio e gas. L’intensificarsi delle tensioni ha spinto il WTI a registrare un rialzo dell’8,3%, raggiungendo 77,22 dollari al barile, mentre il Brent ha guadagnato il 9,2%, salendo a 85 dollari al barile, un livello che non si vedeva dall’estate del 2024.

La reazione più marcata si è registrata sui mercati del gas naturale. La chiusura del principale impianto di liquefazione del Qatar e le riduzioni precauzionali della produzione in Medio Oriente hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti, soprattutto in Europa e Asia. Il contratto di riferimento europeo, il TTF olandese, ha superato i 60 euro per megawattora (MWh), rispetto ai circa 30 euro registrati a fine settimana.

“Il mercato del gas naturale appare più vulnerabile agli attacchi in Medio Oriente, dato che l’offerta proviene da un numero limitato di impianti. Storicamente, il gas è stato il segmento più nervoso e volatile dei mercati energetici, più del petrolio”, sottolinea Norbert Rucker, Head of Economics and Next Generation Research di Julius Baer. Rucker aggiunge: “I ricordi della crisi energetica sono ancora freschi. Per queste ragioni, abbiamo spostato la nostra view a Neutral all’inizio di questa settimana”.

Argento, rame e uranio: come reagiranno i metalli

In questo contesto, quali effetti potrebbero emergere sul mercato dei metalli nei prossimi mesi? Lo spiega Matt Lodge, Commodities Investment Strategist di Global X. Secondo Lodge, l’argento potrebbe beneficiare degli eventi geopolitici grazie alla sua stretta correlazione con l’oro. Pur avendo una domanda pro-ciclica, che potrebbe risentire parzialmente delle tensioni in Medio Oriente, la componente legata al valore rifugio continua a mostrare forza, sostenendo i prezzi. Inoltre, le società minerarie d’argento vengono scambiate a multipli molto bassi rispetto alle medie storiche e mantengono un’esposizione significativa anche all’oro, confermandone il ruolo di principale bene rifugio.

Diversamente, asset prociclici come il rame e l’uranio potrebbero registrare pressioni al ribasso nel breve termine, a causa della fuga verso i beni rifugio e della tendenza degli investitori a ridurre il rischio e realizzare profitti. Tuttavia, sul lungo periodo, i fondamentali restano solidi. Le società minerarie di rame, in particolare, hanno recentemente raggiunto livelli record e continuano a sovraperformare i prezzi del metallo, grazie a prospettive di crescita solide, che verrebbero intaccate solo nel caso di un conflitto prolungato.

L’oro come rifugio privilegiato

Sul fronte dei metalli preziosi, l’oro si conferma il rifugio privilegiato nei periodi di crescente avversione al rischio. A differenza del settore energetico, il mercato dell’oro si caratterizza per un’offerta rigida e una domanda stabile, elementi che hanno già spinto il metallo a nuovi massimi storici lo scorso gennaio. Michael Lok, Group CIO e Co-CEO Asset Management di UBP, sottolinea: “L’oro continua a rappresentare una componente fondamentale dei portafogli in contesti di alta volatilità e rischio geopolitico”.

Attualmente, gli investitori in futures detengono circa il 60% delle posizioni lunghe registrate a gennaio 2026, per un controvalore complessivo di circa 500 miliardi di dollari. In termini pratici, un afflusso di 100 miliardi di dollari sui futures tende a generare un rialzo del prezzo dell’oro di circa il 3%. Ciò implica che un ritorno ai livelli di gennaio potrebbe far salire il prezzo di almeno il 5%, superando facilmente i 5.400 dollari l’oncia attuali.

Il futuro andamento dei prezzi dipenderà dall’intensità e dalla durata del conflitto in Medio Oriente. Se le tensioni dovessero protrarsi, non è escluso che l’oro possa testare nuovamente i massimi di gennaio, pari a 5.590 dollari l’oncia. Questo rialzo iniziale rientra nella dinamica storica osservata durante conflitti militari, quando prezzi di materie prime, metalli preziosi e petrolio tendono a salire nei giorni successivi allo scoppio delle ostilità. Se la crisi dovesse durare diverse settimane, il metallo giallo potrebbe consolidare ulteriormente i recenti picchi, confermandosi come asset strategico per la protezione del patrimonio in contesti di incertezza globale.