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Mercati titubanti nella prima settimana di trimestrali a Wall Street

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Nell’ultima settimana i mercati azionati sono stati movimentati dagli ultimi sviluppi sulla questione commerciale Usa-Cina e dalla serie di dati macroeconomici deludenti giunti dalla Cina. In particolare, il Pil cinese è cresciuto nel terzo trimestre del 6% su base annua, rallentando il passo più del previsto. Si tratta della più bassa espansione degli ultimi 27 anni e mezzo.
Gli operatori guardano titubanti all’accordo commerciale raggiunto da Stati Uniti e Cina. Pechino vorrebbe un nuovo round di trattative prima di firmare quella che il presidente americano Donald Trump ha chiamato la “fase 1” dell’accordo. L’intesa prevede che la Cina adotti misure per smorzare i timori Usa sul nodo della proprietà intellettuale e che acquisti prodotti agricoli americani per 40-50 miliardi di dollari. In cambio, gli Stati Uniti non hanno fatto scattare l’aumento dei dazi dal 25% al 30% su 250 miliardi di dollari di beni cinesi importati dagli Usa dello scorso 15 ottobre.

A questo si aggiunge l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani sull’export europeo, per 7,5 miliardi di dollari. I dazi colpiranno gli aerei Airbus, i vini francesi, whisky scozzesi e diversi beni italiani. Questi fattori smorzano gli entusiasmi per l’accordo Brexit raggiunto ieri tra Londra e Bruxelles, che dovrà comunque essere approvato dal Parlamento inglese nel fine settimana.
Si guarda con preoccupazione anche al fronte macro, dopo che il Fondo monetario internazionale ha tagliato l’outlook sul Pil globale del 2019 a +3%, al ritmo più basso dalla crisi finanziaria del 2008. Il motivo è la guerra dei dazi, che sta strangolando l’attività manifatturiera e il commercio internazionale. A livello societario, sono arrivati i conti di BlackRock, JP Morgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo. Le big bancarie di Wall Street hanno dato il via alla nuova earning season.

In questo contesto i trader hanno apprezzato le crescenti fluttuazioni delle Borse americane. Il più scambiato nell’ultima settimana con 52 contratti e circa 711 mila euro di controvalore è risultato il Turbo Short (Isin NL0013493141) legato all’S&P 500 con scadenza prevista per il 18 dicembre 2019. Il prodotto presenta una leva importante che è arrivata a circa 25 volte, in virtù di un livello strike a 3.100 punti e distanza dal Knock Out di circa il 4%. Sempre sull’S&P 500 e con la stessa scadenza (18 dicembre 2019), ma in ottica rialzista, è stato premiato il Turbo Long (Isin NL0013643612) con Strike a 2.800 punti e leva intorno alle 14 volte (distanza dal Knock Out del 6%). Ammonta a circa 383 mila euro il controvalore scambiato su questo prodotto, per un totale di 14 contratti.
Rimanendo a Wall Street, tra i prodotti più apprezzati troviamo anche il Turbo Long (Isin NL0013643711) sul Nasdaq 100 con 13 contratti e circa 359 mila euro di controvalore. Il prodotto, con scadenza 18 dicembre 2019, ha un livello di Strike a 7.250 punti e di conseguenza negli ultimi giorni ha visto la leva posizionarsi intono alle 11 volte. La distanza dal Knock Out è di circa l’8%.
Infine, rimane nel mirino dei trader anche il mercato italiano con l’utilizzo di certificati a leva sui titoli del Ftse Mib. È stato molto scambiato, con 12 contratti e 571 mila euro di controvalore, il Mini Long (Isin NL0011765706) su Enel con scadenza prevista per il 18 dicembre 2020. Il prodotto presenta una leva pari a 1,6 volte e un livello strike a 2,679 euro. La distanza dal Knock Out è molto elevata e pari al 58%.