Notizie Asset Class Indici e quotazioni Mercati riprendono quota con Trump. Spread torna sotto 100, ma attenzione a questo livello

Mercati riprendono quota con Trump. Spread torna sotto 100, ma attenzione a questo livello

23 Marzo 2026 17:05

La possibile de-escalation in Medio Oriente sostiene i mercati finanziari, spinge al ribasso le quotazioni del petrolio (diventato un “termometro” delle tensioni sui listini globali). La settimana, iniziata ancora una volta in un clima di risk-off sui mercati, ha preso una piega differente dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump che ha annunciato lo stop agli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane a seguito di quelli che ha definito colloqui produttivi per la fine delle ostilità.

“Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle ostilità in Medio Oriente”, scrive Donald Trump su Truth Social. “Basandomi sul tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive che continueranno per tutta la settimana – ha proseguito il presidente nel post – ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di rinviare ogni attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, subordinatamente al successo degli incontri e delle discussioni in corso”.

Listini, bond respirano una boccata d’ossigeno

I segnali di distensione sul fronte geopolitico vengono accolti positivamente dai mercati finanziari, con i listini globali che virano nel primo pomeriggio verso i rialzi. Succede nel vecchio continente come a Wall Street, con i principali indici che mostrano ora aumenti di oltre il 2%.

“Il mercato Usa ha aperto la giornata sostenuto da alcune notizie potenzialmente favorevoli”, ha dichiarato Chris Larkin di E*Trade di Morgan Stanley, in un commento ripreso da Bloomberg. “Tuttavia, perché un eventuale rally possa consolidarsi, sarà probabilmente necessario assistere a sviluppi concreti sul fronte geopolitico. Al momento, infatti, il mercato continua a essere fortemente guidato dal flusso di notizie.”

Anche i bond riprendo fiato. Spread Btp-Bund sotto quota 100

Stop anche al sell-off sui bond. Questa mattina, prima dell’inversione di tendenza, il bund a dieci anni viaggiava sopra il 3% (prima volta dal 2011) e il Gilt oltre il 5% (massimi dal 2008) in scia sia al rally dei Treasury Usa sia in scia alle prospettive di rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea (Bce).

Torna sotto la soglia di 100 punti base lo spread Btp-Bund che ora viaggia in area 85 pb. Il rendimento del bond decennale italiano sul mercato secondario è tornato sotto la soglia del 4% e in questo momento si attesta al 3,83%.

BTP: sensibilità più elevata al recente sell-off del rischio rispetto ad altri asset simili, la view di AllianceBernstein

I BTP stanno mostrando una sensibilità più elevata al recente sell-off del rischio rispetto ad altri asset simili. Una dinamica riconducibile a una combinazione di fattori tecnici e fondamentali. Come spiega John Taylor, Head European Fixed Income di AllianceBernstein, un primo fattore riguarda il posizionamento degli investitori. “Prima del conflitto, esisteva un consenso di posizioni lunghe nel mercato, con il ‘carry trade’ europeo tra le strategie preferite dagli investitori. Ciò era in gran parte dovuto al fatto che la Bce era percepita in una “buona posizione”  e ci si attendeva una bassa volatilità dei tassi di interesse. Tuttavia, questa situazione si è ora completamente ribaltata”.

Un secondo elemento riguarda le valutazioni. Nei mesi precedenti la fine di febbraio, i BTP avevano registrato una sovraperformance rispetto ad altri asset rischiosi. “Con gli spread rispetto a obbligazioni corporate euro investment grade con rating simile che apparivano tirati”, spiega l’esperto secondo il quale permane anche un quadro di vulnerabilità macroeconomica. “Il rallentamento della crescita dell’economia italiana e una politica fiscale vincolata, limitano la capacità di risposta all’impatto sulla crescita derivante dall’aumento dei prezzi dell’energia”.

“Nonostante queste preoccupazioni, siamo ancora lontani da livelli di allerta critica per i BTP. Sebbene lo spread rispetto ai Bund sia aumentato del 50%, il che potrebbe sembrare preoccupante, è importante considerare che l’attuale livello di +90 punti base è sostanzialmente in linea con la media degli spread del 2025 e rimane ben al di sotto di qualsiasi soglia critica di allerta, che considereremmo tale intorno ai 200 punti base sopra i Bund”, conclude John Taylor, Head European Fixed Income di AllianceBernstein.

Spread tra BT-Bund e il test di 130 punti base (se la guerra dovesse protrarsi)

Secondo Mizuho, lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni potrebbe spingersi fino a quota 130 punti base nel caso in cui il conflitto in Iran dovesse protrarsi e le tensioni nello Stretto di Hormuz continuassero a limitarne la piena operatività.

A evidenziarlo è Evelyne Gomez-Liechti, strategist di Mizuho International, che sottolinea come diversi fattori possano contribuire a un ampliamento del differenziale. Tra questi figurano l’aumento della volatilità sui tassi, il riemergere di aspettative di ulteriori rialzi del costo del denaro da parte della Bce, il rischio di una sospensione o inversione del percorso di consolidamento fiscale e un contesto macroeconomico caratterizzato da una crescita più debole.

A questi elementi si aggiunge anche l’incertezza legata alla politica interna. L’attenzione è, infatti, rivolta all’esito del referendum italiano, che potrebbe mettere sotto pressione la posizione della premier Giorgia Meloni in una fase particolarmente delicata, introducendo un ulteriore fattore di instabilità nello scenario complessivo.

Nel breve termine, i riflettori restano puntati proprio sul voto relativo alla riforma del sistema giudiziario, che nelle ultime settimane ha assunto sempre più i contorni di un test politico sulla leadership della premier. In attesa dei risultati definitivi, le indicazioni preliminari mostrano un vantaggio del fronte del “no”. Un’eventuale sconfitta rappresenterebbe la battuta d’arresto più significativa per Meloni dal suo insediamento a fine 2022, segnando di fatto il primo stop in una competizione elettorale nazionale.