Notizie Asset Class Michael Burry scommette su Hong Kong: caccia al valore mentre frena il rally dell’IA

Michael Burry scommette su Hong Kong: caccia al valore mentre frena il rally dell’IA

17 Luglio 2026 11:45

Michael Burry, il celebre investitore reso famoso dal libro e dal film La grande scommessa (The Big Short), suggerisce di guardare con forte interesse alla Borsa di Hong Kong. Il listino asiatico è infatti rimasto indietro rispetto ai mercati globali, che nell’ultimo anno sono stati letteralmente travolti dal rally legato all’intelligenza artificiale.

Il divario di performance da inizio anno

“È un momento particolarmente favorevole per andare a caccia di titoli sottovalutati a Hong Kong, che potrebbero sovraperformare non appena inizierà ad attenuarsi l’entusiasmo per Corea del Sud, Giappone e per l’indice dei semiconduttori SOXX”, ha dichiarato su X il fondatore di Scion Asset Management.

Coerentemente con questa strategia di valore, Burry ha recentemente confermato di aver incrementato la propria partecipazione nel colosso cinese dell’e-commerce JD.com. L’analisi dell’investitore – noto per aver previsto il crollo del mercato immobiliare statunitense nel 2008 – giunge in un momento delicato per i mercati, caratterizzato da un progressivo sell-off sul comparto dei semiconduttori a livello globale. A pesare sono i crescenti dubbi degli analisti sulla reale capacità delle aziende tech di convertire i massicci investimenti nell’IA in profitti e ricavi tangibili nel breve termine.

Con questa mossa, Burry si unisce a un coro crescente di investitori rialzisti su Hong Kong. Anche Morgan Stanley ha recentemente esortato ad accumulare azioni sul listino della città asiatica, complici le stime positive sulla crescita degli utili societari e valutazioni decisamente a buon mercato rispetto ai competitor globali.

I dati evidenziano chiaramente la marcata divergenza tra la piazza di Hong Kong e i mercati trainati dal boom tecnologico. Mentre l’indice Hang Seng ha perso il 4,9% a causa della debolezza dei consumi interni e della sfiducia nell’e-commerce cinese, l’indice giapponese Nikkei 225 è salito del 26%. Nello stesso periodo, l’indice di riferimento della Corea del Sud ha registrato un balzo del 62%, spinto dai giganti nazionali dei chip, e l’iShares Semiconductor ETF (SOXX) ha guidato la carica globale con un progresso del 76%.

Tempesta sull’IA in Asia: scoppia la bolla dei semiconduttori e trema il Nikkei

I mercati azionari asiatici stanno registrando pesanti perdite, accompagnate da volumi di scambio elevatissimi, mentre si aggrava la liquidazione disordinata delle posizioni più esposte e finanziate a leva sul comparto tecnologico. A innescare questa vasta ondata di vendite sono i crescenti dubbi degli investitori sulla sostenibilità del rally dell’intelligenza artificiale, un sentiment negativo che non è stato scalfito nemmeno dai risultati trimestrali positivi di colossi del settore come ASML e TSMC. Gli indici della regione si trovano ora a ridosso di livelli tecnici cruciali. A soffrire maggiormente sono i listini a forte componente tecnologica, come il Taiex di Taiwan e il Nikkei giapponese, entrambi crollati in prossimità dei minimi di seduta con perdite superiori al 3,5%, mentre si registrano ribassi consistenti anche sulle piazze della Cina continentale.

In questo contesto di forte tensione, spicca il violento scossone subito da Tokyo, analizzato nel dettaglio da David Pascucci, Market Analyst di XTB:

“Si registra un forte ribasso del Nikkei, dove si vendono gli eccessi a lungo termine. L’indice perde oltre il 5% sul cash e circa il 3,5% sulle negoziazioni continue, un ribasso fortissimo legato principalmente alle vendite di titoli come il produttore di memorie Kioxia (-16%), Advantest (-9%), azienda legata ai semiconduttori, e Ibiden (-10%), attiva nella costruzione di hardware elettronici. Complice di questi scarichi è sicuramente un sentiment ora negativo sull’IA, ma il tutto è dovuto principalmente allo scarico dai massimi dopo i fortissimi rendimenti visti a partire da aprile del 2025, circa il 140% in poco più di un anno, che di fatto categorizzano il Nikkei come un indice altamente performante”.

Secondo l’analista di XTB, l’attuale dinamica presenta preoccupanti analogie storiche e potrebbe anticipare un cambio di rotta strutturale per il mercato giapponese:

“Proprio come nel biennio 1971-1973, il Nikkei ha conseguito in poco più di un anno un rendimento eccezionale, e nel 1973 i massimi raggiunti dopo quella performance rimasero inviolati per diversi anni. La situazione tecnica potrebbe ripetersi: gli scarichi pesanti a cui stiamo assistendo, generalizzati ma focalizzati sul comparto tech, potrebbero essere solo l’inizio di qualcosa di più impattante a lungo termine. Sebbene ribassi simili si siano già verificati nei mesi scorsi, come i cali superiori al 5% registrati il 5 e il 23 giugno, l’attuale quadro tecnico vede il test dei minimi di giugno. Si tratta di un banco di prova importantissimo che potrebbe segnare l’inizio di una fase ribassista a lungo termine”.