Notizie USA Mercati preoccupati dall’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Mercati preoccupati dall’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Pubblicato 27 Maggio 2019 Aggiornato 28 Maggio 2019 09:22

Prevale ancora la volatilità sulle principali piazze mondiali in un contesto di mercato dominato dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Nessun altro colloquio commerciale tra i principali negoziatori commerciali cinesi e statunitensi è stato programmato dall’ultimo round terminato il 10 maggio, lo stesso giorno in cui Donald Trump ha aumentato i dazi su 200 miliardi di prodotti cinesi. Per il presidente USA ogni accordo non può essere “50-50” tra i due paesi e deve essere più favorevole agli Stati Uniti a causa delle passate pratiche commerciali della Cina.

 

L’amministrazione Trump starebbe inoltre valutando dazi su quelle economie che, a suo avviso, svalutano le loro monete per rendere le proprie esportazioni più competitive. La mossa, annunciata dal segretario al commercio Usa, Wilbur Ross, andrebbe a colpire la Cina, ma comporterebbe l’imposizione di tariffe più alte anche contro il Giappone, la Corea del Sud, l’India, la Svizzera e la Germania.

 

Intanto Trump ha teso la mano all’Europa, rinviando di 180 giorni la decisione sui dazi al 25% sulle importazioni di auto e componenti. Un rinvio che riguarda anche il Giappone. La decisione è stata presa sia per evitare l’apertura di nuovi fronti di scontro.

 

È arrivato anche l’avvertimento del Fondo monetario internazionale che ha rimarcato come l’ultima escalation della guerra commerciale possa intaccare in modo significativo il sentimento dei mercati e delle imprese, pesando sulla crescita economica globale.

 

Pe quanto riguarda l’Italia, L’Ocse ha rivisto al rialzo l’outlook sulla crescita del PIL, sia per il 2019 che per il 2020. L’ente parigino prevede ora una espansione pari a zero per quest’anno, rispetto al -0,2% stimato agli inizi di marzo. Per l’anno prossimo stima una crescita dello 0,6%, rispetto al +0,5% previsto in precedenza. Nessuna recessione per l’Italia, insomma, nel 2019, contrariamente a quanto detto qualche mese fa.

 

In tale scenario, i trader hanno preferito operazioni di breve, tramite l’uso di prodotti a leva prevalentemente su indici azionari e commodity. Il certificato più scambiato è stato il Mini Short sul Dow Jones (ISIN: NL0012662860) con leva vicina alle 8,3 volte e una distanza dal Knock Out dell’8,7%. Strike a 28.623,79 punti e scadenza il 16 dicembre 2020. Ammonta a quasi 870 mila euro il controvalore scambiato su questo prodotto, per un totale di 23 contratti.

 

Molto utilizzato anche il Turbo Short sul FTSE MIB (ISIN: NL0013408669) che ha una leva di 8,1 volte e una distanza dal Knock Out dell’11%. Strike a 22.500 punti e scadenza il 20 settembre 2019. Il controvalore è di oltre 830 mila euro, con 29 contratti.

 

Infine, gli investitori hanno premiato il Mini Short sul petrolio WTI Future con 115 contratti e circa 660 mila euro di controvalore. Il certificato, con ISIN NL0013310048, mostra una leva vicina alle 4,3 volte e distanza dal Knock Out circa del 20%. La scadenza è il 19 dicembre 2025.