Notizie Asset Class Banche centrali e geopolitica ridisegnano i mercati: l’analisi e le strategie di Generali Investments

Banche centrali e geopolitica ridisegnano i mercati: l’analisi e le strategie di Generali Investments

29 Giugno 2026 10:53

Il panorama macroeconomico e finanziario globale si trova a navigare tra forze fortemente contrastanti. Se da un lato il parziale allentamento delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran ha offerto una boccata d’ossigeno ai listini azionari, dall’altro la persistenza dell’inflazione – trainata soprattutto dal comparto dei servizi – costringe le banche centrali a irrigidire la postura monetaria. In questo contesto di accresciuta selettività, spicca la transizione della Federal Reserve sotto la nuova guida “hawkish” di Kevin Warsh, un cambio di passo destinato a ridefinire le traiettorie dei rendimenti globali.

Borse in ripresa tra rimbalzi europei e il “caso” Intelligenza Artificiale

Dopo la volatilità che ha caratterizzato la prima parte di giugno, l’annuncio di una tregua tra Washington e Teheran e il conseguente calo del prezzo del petrolio hanno innescato un vigoroso rimbalzo dei mercati azionari. Secondo l’analisi di Filippo Casagrande, Chief of Investments presso Generali Investments, a beneficiare maggiormente del ribasso energetico è stata l’Eurozona, l’area più penalizzata dalle recenti revisioni delle stime di crescita: l’indice MSCI EMU ha messo a segno guadagni superiori al 4%, trainato dal comparto bancario (sostenuto dalla prospettiva di tassi elevati), dalla tecnologia e dai consumi discrezionali.

Più contenuti i progressi a Wall Street (+1-2%), dove i riflettori rimangono accesi sul settore dei Semiconduttori (+8% nel periodo, +120% negli ultimi dodici mesi). Nonostante i timori diffusi di una bolla legata all’Intelligenza Artificiale, il quadro attuale si differenzia strutturalmente dall’era Dot.Com del 2000. La crescita dei corsi azionari è infatti supportata da un parallelo e solido incremento degli utili netti e da una marginalità record. Con un rapporto Price/Earnings (P/E) in area 22-23 – decisamente più sostenibile rispetto ai picchi superiori a quota 30 registrati lo scorso anno – il settore esprime valore, sebbene l’elevata dispersione dei rendimenti imponga un’accurata selezione dei singoli titoli.

L’effetto “Warsh” e la sfida della crescita nell’Eurozona

Il vero elemento di rottura dell’ultimo mese è rappresentato dall’andamento divergente delle curve dei rendimenti obbligazionari, condizionato dal debutto di Kevin Warsh alla guida della Fed. La nuova presidenza ha inaugurato uno stile comunicativo più diretto, asciutto e marcatamente restrittivo (hawkish), focalizzato esclusivamente sul target inflazionistico del 2%. Questo “effetto Warsh” ha provocato un appiattimento della curva “I tassi a breve termine sono saliti sulle aspettative di una politica monetaria restrittiva più a lungo” scrive Casagrande, “mentre i rendimenti a lungo termine (Bund e Treasury decennali) sono scesi di 5-10 punti base grazie alla ritrovata credibilità della banca centrale nel contrastare la fiammata dei prezzi”.

Sul fronte della crescita economica, il divario transatlantico resta profondo. Gli Stati Uniti si confermano dinamici (PIL del primo trimestre al +1,6% e un mercato del lavoro eccezionale con 172mila nuovi impieghi a maggio), supportati da indici ISM manifatturieri e dei servizi ai massimi da quattro anni. Al contrario, l’Eurozona mostra segnali di debolezza strutturale: il PIL del primo trimestre è stato rivisto al ribasso al -0,2% congiunturale, frenato dal crollo degli investimenti e dalle esportazioni. Le stime di crescita per il blocco europeo nel 2026 sono state limate allo 0,6% (dal precedente 0,8%), evidenziando come i benefici del calo del greggio richiederanno mesi prima di trasmettersi all’economia reale.

La trappola dell’inflazione core e le mosse di portafoglio

Il principale ostacolo alla normalizzazione monetaria resta la resilienza dell’inflazione dei servizi. Negli Stati Uniti l’indice complessivo è salito al 4,2%, ma il dato più preoccupante per la Fed è il ritorno della componente servizi non volatili al +3,3%, sintomo delle pressioni salariali di un mercato del lavoro surriscaldato. Una dinamica speculare si osserva in Europa, dove l’inflazione core è balzata al 2,6%, spingendo la BCE ad alzare il tasso sui depositi al 2,25% a giugno. Francoforte si trova ora in una posizione complessa: deve mantenere una postura rigida contro la viscosità dei prezzi dei servizi, pur operando in un contesto macroeconomico debole.

L’asset allocation strategica secondo Generali

Azionario: Si mantiene un approccio tattico costruttivo su Eurozona, USA ed Emergenti. Si privilegiano i semiconduttori negli Stati Uniti, i titoli finanziari nell’area euro (beneficiari del contesto dei tassi) e si confermano posizioni difensive di medio termine su oro e comparto della difesa europea.

Obbligazionario Governativo: Posizionamento neutrale sulla duration. Si predilige l’Europa (sfruttando i rialzi del Bund nel range 2,9%-3,2% per acquisti tattici), mentre sui Treasury USA si sconta una curva piatta dovuta alla rigidità della Fed. Giudizio neutrale/positivo sui BTP italiani, sebbene lo spread a 73 punti base offra margini di compressione limitati.

Credito e Mercati Emergenti: Visione costruttiva sull’Investment Grade europeo a breve scadenza, considerato un’eccellente fonte di carry per i mesi estivi grazie a fondamentali societari solidi. Le migliori opportunità di rendimento si riscontrano tuttavia nei bond dei Paesi Emergenti in valuta locale, con focus specifico su Brasile, Colombia e Messico, mentre Ungheria, Cechia e Polonia rimangono sotto stretta osservazione tattica.