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Mercati, economia e vaccini: il grafico più incoraggiante del mondo viene da Israele

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I dati in arrivo da Israele, il paese che più sta premendo sull’acceleratore per una vaccinazione capillare della popolazione, fanno ben sperare. La somministrazione del vaccino sta infatti scongiurando casi gravi di COVID-19 tra i membri più vulnerabili della società. I dati arrivano dal Maccabi Healthcare Services Research Center, che ha analizzato 50.777 dei primi residenti over 60 che hanno ricevuto la prima dose di vaccino tra il 19 e il 24 dicembre e poi una seconda dose a metà gennaio.
Il risultato è una riduzione del 60% delle infezioni da coronavirus tre settimane dopo la somministrazione della prima dose. Indicazioni molto promettenti anche perchè gli effetti completi del vaccino Pfizer dovrebbero iniziare solo circa un mese dopo la prima dose. Pertanto i dati provenienti da Israele, sede della campagna di vaccinazione più rapida al mondo,  dimostrano già un netto calo delle infezioni anche prima del mese.

Il grafico sotto riportato, proposto da Deutsche Bank sulla base dei dati del Maccabi Healthcare Services Research Center, mostra i giorni successivi alla prima iniezione Pfizer/BioNTech ed entro il giorno 23, le nuove infezioni e i ricoveri erano diminuiti di circa 60% dai loro picchi con alcune prove di protezione evidenti dal giorno 13 circa. La correlazione non implica la causalità, ma il grafico è abbastanza simile nei risultati a quello visto quando Pfizer ha rilasciato i risultati del suo studio.

“Ci sono stati un po’ di dati contrastanti sul fatto che i dati di Israele corrispondano alla promessa dei processi di Pfizer, ma man mano che arrivano ulteriori prove, i numeri della vita reale sono incoraggianti anche se non si trovano in un ambiente scientifico attentamente controllato. L’età di questo gruppo osservato fornisce anche un’ulteriore motivo di incoraggiamento”, osserva Jim Reid, strategist di Deutsche Bank.

Rimane l’incognita legata al rischio mutazioni

“Siamo stati incredibilmente positivi su ciò che i vaccini possono significare per l’economia globale quest’anno – aggiunge Reid – . L’unico grande dubbio nelle nostre menti ora è quello che le mutazioni faranno a questa equazione. Potrebbe essere che tutte le mutazioni siano completamente coperte dall’attuale suite di vaccini, ma sembra che ci sia un nervosismo globale su questo. Ogni nuova mutazione sarà probabilmente trattata con sospetto e spetterà ai vaccini dimostrare che proteggono da loro”.
Quindi, conclude Reid, sebbene i vaccini siano ancora altamente probabili per creare le condizioni per un ritorno alla vita normale nel 2021, la paura delle mutazioni sarà probabilmente il rischio più grande”.