Notizie Notizie Italia Mercati 2026: opportunità in Europa, rischi negli USA. BTP protagonisti con maxi scadenza in arrivo

Mercati 2026: opportunità in Europa, rischi negli USA. BTP protagonisti con maxi scadenza in arrivo

2 Dicembre 2025 10:04

L’Europa potrebbe essere la vera sorpresa del prossimo anno. Nella narrativa che vede gli Stati Uniti ancora una volta al centro della scena, si inserisce il Vecchio Contintente che, grazie a nuove spinte fiscali e industriali, potrebbe tornare a sorprendere. Così l’Outlook 2026  dei soci di Assiom Forex secondo cui il mercato americano resterà “il riferimento globale”, forte di un ciclo tecnologico che non mostra segni di rallentamento.

USA: dove andrà nel 2026

Il 2026 vedrà gli utili dell’S&P 500 salire oltre il 10%, con EPS attesi sopra quota 300 dollari. La macchina degli investimenti nell’AI – guidata dagli hyperscaler – continuerà ad accelerare, finché i flussi di cassa lo permetteranno.

Tuttavia, gli esperti sottolineano un rischio strutturale: la straordinaria concentrazione del listino. Le “Magnificent 7” pesano ormai circa il 35% dell’S&P 500, mentre le 60 aziende legate all’AI hanno generato oltre il 65% della performance dell’indice dal 2022. Gli analisti avvertono che l’eccesso di concentrazione potrebbe innescare rapide rotazioni settoriali, soprattutto se la Fed dovesse tagliare i tassi in presenza di un’economia in rallentamento – scenario che, storicamente, ha favorito gli asset rischiosi ma può anche creare volatilità inattesa.

Tra gli elementi più delicati si inserisce il tema del mercato del lavoro: tra automazione crescente e dati macro disturbati da eventi straordinari come il recente lungo shutdown governativo, la Federal Reserve dovrà destreggiarsi con prudenza. Non meno rilevante lo spettro del deficit energetico: il fabbisogno dei data center Usa rischia di superare la capacità disponibile, con un deficit stimato in 44 GW entro il 2028.

Europa: un 2026 di rimbalzo? Le basi ci sono

Gli strategist di Assiom Forex evidenziano come l’Eurozona arrivi al 2026 dopo tre anni di performance positive – evento raro – e un 2025 segnato da un importante re-rating. L’anno prossimo potrebbe rappresentare una fase di ulteriore accelerazione, complice una ripresa degli utili attesa tra il +7% e il +10%, l’espansione fiscale tedesca, il piano europeo ReArm e i massicci investimenti in elettrificazione e reti energetiche (oltre 2.000 miliardi nei prossimi anni)

L’Europa continuerà a presentare valutazioni più attraenti rispetto agli Stati Uniti, con uno sconto vicino ai massimi storici. Inoltre, la minore dipendenza da poche mega-cap potrebbe favorire rotazioni settoriali più razionali e, potenzialmente, più stabili. Ma non mancano i rischi: ritardi negli stimoli fiscali, tensioni commerciali Usa-Ue che potrebbero incidere sull’export, instabilità politica – soprattutto in Francia e Regno Unito – e un euro che, se si rafforzasse troppo, potrebbe zavorrare la competitività delle aziende.

BTP e mercato governativo europeo: un 2026 impegnativo

Uno dei temi centrali dell’analisi riguarda il mercato dei titoli di Stato, dove il 2026 sarà un vero test di resistenza. In Italia scadranno circa 400 miliardi di BTP, con 135 miliardi concentrati nel primo trimestre. Si tratta di un volume significativo che richiederà grande attenzione nella gestione dello spread, oggi intorno ai 75 punti base.

La domanda per i BTP è stata solida nel 2025, grazie agli upgrade di rating e alla buona partecipazione degli investitori esteri e retail. Gli analisti ritengono che la domanda domestica resterà stabile anche nel 2026, pur segnalando la possibilità di qualche tensione pre-elezioni 2027. La Francia, invece, si trascina dietro una fragilità politica che pesa sulla fiducia degli investitori: 130 miliardi di scadenze nel primo trimestre 2026 rappresentano un ostacolo non trascurabile.

L’offerta di titoli nell’intera area euro rimarrà elevata – circa 500 miliardi netti – mentre la BCE proseguirà con un Quantitative Tightening da 40 miliardi al mese. Senza più l’ombrello della banca centrale, la capacità del settore privato di assorbire le emissioni sarà determinante.