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Mef, al tavolo di Gualtieri tutti i dossier che ‘scottano’: Mps, ma anche quote Stato in Poste, Enav, Eni, STM

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Indiscrezioni stampa riportano che torna l’ipotesi che Cdp acquisti dal Mef quote di Poste, Enav, Eni e StM, a condizione che….

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Mps ma anche Poste, Enav, Eni e STM: cosa succederà alle partecipazioni che lo Stato detiene in questa fetta di Corporate Italia, con il nuovo governo M5S-PD, e con il nuovo titolare del Tesoro, Roberto Gualtieri?

Riguardo al futuro della banca senese, come si legge nella nota di Mediobanca Securities, “indiscrezioni stampa riportano che Mps potrebbe essere spezzata in due, al fine di facilitare l’uscita del governo dal suo capitale”.

Attraverso la ricapitalizzazione precauzionale, è bene ricordarlo, il Tesoro ha rilevato una quota della banca superiore al 68%.

“La stampa italiana (MF, 14 settembre 2019) – si legge nella nota di Mediobanca – ha riportato che il governo italiano potrebbe esplorare la possibilità di dividere MPS in due, una good bank e una bad bank. Secondo quanto indicato, la bad bank verrebbe venduta, con 7-8 miliardi di sofferenze, che verrebbero trasferite alla SGA, allo scopo di ridurre il Gross NPE Ratio al di sotto del 10%. Dall’altro lato, sempre indiscrezioni stampa la good bank potrebbe essere a quel punto venduta al mercato (viene ricordato che l’Italia deve presentare il piano di uscita dal capitale di Mps entro la fine del 2019, ma viene fatto anche notare che sarebbe possibile un ritardo di sei mesi). Tra le opzioni per uscire dal capitale (asta pubblica, accelerated book-building) viene riportata anche quella di vendere la good bank a una banca italiana di dimensione media, e i nomi menzionati sono, come al solito, Banco BPM, Bper e Ubi, anche se non viene escluso l’interesse di Intesa SanPaolo, UniCredit e delle banche estere“.

A tal proposito, Mediobanca Securities commenta il dossier Mps con le seguenti parole (si ricorda che gli analisti hanno un rating “neutral” sul titolo, con target price a 1,6 euro):

“Rimaniamo dell’opinione che, alla luce della forte riduzione dei Ratio sugli NPE lordi, già raggiunta o pianificata dalle banche italiane di media dimensione e, considerando anche le regole più severe in arrivo sui crediti deteriorati, il de-risking sia una condizione necessaria per rendere Mps più attraente”.

Vendita quote Eni, Enav etc nel piano privatizzazioni Mef?

Il neo ministro dell’economia Roberto Gualtieri non si deve occupare solo del dossier Mps. Altri dossier sono sul tavolo, uniti all’esigenza di dare il via alle privatizzazioni. Banca IMI ricorda che “stando a quanto riporta il Sole 24 Ore, il nuovo governo italiano sta pensando di vendere asset statali, entro la fine dell’anno, per un valore fino a 5-6 miliardi di euro, in linea con l’obiettivo di ridurre il debito italiano”.

Gli smobilizzi hanno un importo decisamente inferiore al maxi piano di privatizzazioni del valore di 18 miliardi che era stato pianificato in precedenza (dal governo M5S-Lega, quando al Tesoro c’era Giovanni Tria). Maxi piano che diversi analisti all’epoca avevano bollato, tra l’altro, non fattibile. L’articolo ha riportato anche che le partecipazioni detenute in Eni ed Enav (e non solo), potrebbero essere trasferite alla Cassa depositi e prestiti”.

Andando di fatto a leggere l’articolo del Sole 24 Ore, si apprende sulla base di indiscrezioni che torna l’ipotesi che Cdp acquisti dal Mef quote di Poste, Enav, Eni e StM.

“La condizione perchè Eurostat non sollevi obiezioni è che venga trasferita anche la governance e che sia una logica industriale”, ha riportato il Sole 24 Ore, che ha poi sottolineato nell’articolo che non ci sarebbe neanche un rischio di svendita, visto che i titoli delle società considerate sono saliti in questo ultimo anno e mezzo, a vantaggio della capitalizzazione di mercato:

Vengono menzionate le quote delle società in mano al Tesoro:

“Tra queste il 53,38% del capitale di Enav (valore 1,5 miliardi), il 29,26% di Poste (3,9 miliardi), il 13,75% di StMicroelectronics (2,2 miliardi) e infine il 4,34% di Eni (2,2 miliardi). Il totale rasenta i 10 miliardi (..) – scrive Il Sole 24 Ore, aggiungendo – Oggi Cdp già ha il controllo di Eni (il 25%) e quasi il 30% di Poste, ma la governance è in mano al Mef: l’implicazione più immediata con la governance è la titolarità delle nomine nel board e l’indirizzo strategico. Certamente, però, su entrambe le questioni il ministero dell’Economia manterrebbe il potere decisionale, perchè resta comunque il socio di maggioranza di Cdp”.

Così gli analisti di Banca Imi:

“Riteniamo che gli smobilizzi delle partecipazioni, sia in Eni che in Enav, possano essere effettuati a un livello vicino a quello attuale di mercato, dunque senza un impatto significativo sui prezzi azionari. Da un punto di vista della governance, crediamo che la vendita non scatenerebbe cambiamenti particolari rispetto alla situazione attuale, visto che il CDP (per l’appunto) è a sua volta controllato dal Mef con una quota dell’83%”.

Tornando al dossier Mps, Banca Akros ha confermato intanto il rating sul titolo, commentando le indiscrezioni stampa sulla divisione della banca in una good bank e una bad bank. Il principale ostacolo, tuttavia, secondo gli analisti, sarebbe rappresentato dal prezzo di vendita.