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Manovra contro banche e petrolio? Di Maio: nel mirino agevolazioni fiscali di questi settori

Sul piede di guerra anche i sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin: “Le deduzioni fiscali non sono agevolazioni e non siamo disposti a pagare i tagli con …

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Una manovra anti-banche e anche anti-petrolio basata sul taglio delle agevolazioni fiscali?

Nelle ultime ore è esplosa la polemica in merito all’intenzione del governo M5S-Lega di inserire nella legge di bilancio un provvedimento che prevede a carico degli istituti di credito il taglio della deducibilità degli interessi passivi. Immediata la reazione dell’ABI e di altre istituzioni.

Un altro monito contro l’ipotesi del provvedimento è arrivato da Vincenzo Boccia, numero uno di Confindustria. Boccia ha fatto notare che “le banche sono imprese bancarie”. Di conseguenza, l’ipotesi del taglio sarebbe in contraddizione con lo stesso spirito della manovra, che tra i suoi perni hal’introduzione della flat tax per le imprese:

“È evidente che se si aumenta la tassazione sulle banche non mi pare che si possa parlare di una flat tax per le imprese – ha detto – “Depotenziare le capacità delle banche, in particolare delle piccole che hanno difficoltà, con una tassazione in più, potrebbe essere potenzialmente un problema”.

Tuttavia il vicepremier Luigi Di Maio oggi ha rincarato la dose, ammettendo che le uniche agevolazioni fiscali che il governo M5S-Lega ha messo nel mirino con la legge di bilancio sono quelle di cui “si avvantaggiano banche e imprese petrolifere”.

Detto questo, nel corso dell’annuncio avvenuto durante l’intervento nella trasmissione Agorà su Rai Tre, il vicepremier pentastellato e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha tenuto a precisare anche che la legge di bilancio non toccherà le detrazioni di cui godono i cittadini, come quelle sui mutui (che dunque non scenderanno dal 19% al 17%).

Già ieri, Di Maio aveva commentato la proposta affermando che “togliere qualche privilegio ai banchieri per restituire qualche diritto ai cittadini è sacrosanto e tutti ne beneficeranno”, aggiungendo che, “se dai privilegi ai banchieri dipendesse il buon andamento dell’economia, con tutti i regali miliardari che gli hanno fatto i governi di prima oggi saremmo il Paese del Bengodi. Invece non è così. E quindi si cambia. Promessa mantenuta!”

Ieri Il Sole 24 Ore ha riportato i rumor sull’idea dell’esecutivo, scrivendo che “nel mirino ci sarebbero la deducibilità degli interessi passivi, che scenderebbe dall’attuale 100% all’86%; lo spostamento su più anni della deducibilità delle maggiori svalutazioni previste dall’applicazione del nuovo principio contabile Ifrs9 sulle cosiddette perdite attese; l’addio all’aiuto alla crescita meglio noto come Ace”.

A intervenire contro un provvedimento che ha tutta l’aria di essere una misura anti-banche sono stati nelle ultime ore anche i sindacati del settore. Nella nota diramata da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, si precisa che “le deduzioni fiscali non sono agevolazioni e non siamo disposti a pagare i tagli con il rinnovo del contratto nazionale”.

L’avvertimento dei sindacati è stato più che chiaro: “Nessuno pensi di scaricare il costo dello spread sul Paese e il taglio eventuale della deducibilità degli interessi passivi per le banche, sui lavoratori e le lavoratrici del credito che in questi anni di crisi hanno già pagato pesanti sacrifici in termini di riduzioni dell’occupazione e di peggioramento delle condizioni di lavoro”.

Qualunque sia la definizione che si vuole dare alla deducibilità degli interessi passivi – che si tratti di agevolazioni fiscali o meno – un taglio potrebbe andare a detrimento non tanto dei banchieri ma dei bancari, dei semplici dipendenti delle banche, oltre che dei clienti.

Tutto, mentre le banche italiane, a causa dell’impennata dello spread, stanno già cercando di sopravvivere all’annoso problema del doom loop.