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Lo spread va sotto 200. Ora testa il suo limite (Il Sole 24 Ore)

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Il Sole 24 Ore dedica un articolo allo spread BTP-Bund confermando in primis l’appetito degli investitori per la carta italiana, così come dimostrato dall’ “autentica caccia al BTp a 50 anni riaperto tre giorni fa” e, anche, dal collocamento da parte del Tesoro di BTP “a 3 anni per 3 miliardi a un tasso dello 0,49% rispetto all’1,06% di giugno e titoli a 7 anni all’1,24% (dall’1,96%)”.

Notizie che hanno riportato lo spread sotto la soglia di 200 punti e ai minimi dal maggio del 2008.

“L’andamento dei BTp va però anzitutto contestualizzato: è in atto un generale movimento di riduzione dei tassi sul debito pubblico in tutta l’Europa e anche nel resto del mondo, guidato proprio dalle politiche accomodanti che si apprestano ad adottare di nuovo le Banche centrali, Bce e Federal Reserve in primis. Una fase che a sua volta spinge appunto il mercato a cercare i rendimenti dove ancora restano quantomeno positivi, come in Italia”.

Tra l’altro, esiste esiste “un limite fisico alla discesa del nostro spread: una sorta di «zoccolo duro» difficile da abbattere. «Il limite alla salita dei prezzi o alla discesa dei rendimenti deve tenere in considerazione anche quanto sia il peso per il debitore del debito che ha in essere e quindi il rischio connaturato allo stesso», osserva Giampaolo Galiazzo, economista di Tiche, società indipendente che si occupa di educazione finanziaria.

Occhio in particolare, mette in evidenza il Sole 24 Ore, all’incidenza sul Pil degli interessi legati al debito pagati dall’Italia (3,4%), decisamente superiori rispetto a quella della Spagna (1,92%) e della Germania (addirittura 0,59%, come si vede nel grafico sopra).

“Se pensiamo allo Stato come a una persona fisica è facile capire come tanto più elevato sia il peso del debito, tanta maggiore sia la fatica necessaria a ridurlo -, spiega Galiazzo, individuando nel tasso di espansione economica una sorta di valore spartiacque – Se si cresce a un tasso maggiore del livello di incidenza del debito sul Pil – aggiunge l’economista – è possibile innescare un circolo virtuoso che sia anche rafforzato da decisioni favorevoli delle agenzie di rating, proprio come avviene per la Spagna».