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Le cinque questioni aperte riguardo all’incarico a Draghi

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Il presidente Mattarella ha incaricato Mario Draghi di formare un nuovo governo. Già questo basta a rendere gli eventi di questo mese memorabili. Lo si legge nell’edizione di febbraio 2021 di T con Zero, l’analisi di Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco, che si concentra sull’incarico affidato a Mario Draghi dal Presidente Sergio Mattarella. Al di là della disponibilità e dello spirito di servizio che Draghi ha dimostrato, e che gli fa solo onore, Luca Tobagi analizza nel dettaglio alcune considerazioni a proposito di questo incarico che Mario Draghi ha accettato con riserva. Le consultazioni non sono ancora terminate.

Gestione delle risorse del piano Next Generation EU

“Innanzitutto – si legge nella nota – se Draghi riuscirà a formare un nuovo esecutivo, la priorità sarà quella di elaborare piani credibili per ricevere e utilizzare le risorse della Recovery and Resilience Facility e gestire i progetti nel tempo. Si tratta di oltre 200 miliardi di euro provenienti dall’Europa, la più ingente massa di risorse messa a disposizione di un governo italiano dall’esterno. Draghi è un nome che gode della massima credibilità e quindi potenzialmente potrebbe agevolarci nel fornire all’Europa in tempo utile i piani per avere accesso alle risorse di Next Generation EU. D’altra parte – prosegue Tobagi – se la percezione dei mercati dovesse cambiare, per questioni legate alla persona di Draghi o alla possibilità dell’Italia di fornire all’UE piani credibili e verificabili nel tempo per l’utilizzo delle risorse, potremmo tornare a sperimentare un calo della fiducia nei confronti del nostro Paese”.

Riforme strutturali

“Oltre al problema di ottenere una maggioranza per nascere, – spiega Tobagi – Draghi dovrà convincere il Parlamento a sostenere il suo esecutivo nel tempo e ad approvare provvedimenti di riforma strutturale di molti capitoli importanti, come ad esempio pensioni, mercato e diritto del lavoro, giustizia, pubblica amministrazione. Tutte aree che la politica ha finora mostrato una grande resistenza a cambiare. Inoltre, un eventuale governo Draghi potrebbe affrontare i temi strutturali con maggiori risorse, grazie ai fondi europei, ma con il problema ciclico delle conseguenze economiche della pandemia. È ovviamente possibile, ma nonostante l’energico appello di Mattarella non lo possiamo dare per scontato, che Draghi abbia il consenso per gestire queste situazioni nel modo più efficiente e razionale”.

Valutare la gravità del contesto a ritroso

“La decisione di Mattarella, con Draghi che ha accettato con riserva l’incarico di formare un nuovo governo, ricorda per alcuni aspetti quella con cui Napolitano nominò Mario Monti nel 2011. Tuttavia – si legge nella nota – la percezione dell’urgenza, dell’emergenza, forse oggi è minore. Questo dev’essere un elemento di riflessione: il Presidente della Repubblica ha una percezione diversa da quella dei mercati finanziari, vede una situazione molto più grave di quanto traspaia da alcuni numeri e dagli atteggiamenti di alcuni esponenti politici. Un esecutivo Draghi potrebbe rappresentare un ulteriore elemento a favore del nostro Paese. D’altro canto, un fallimento del tentativo-Draghi potrebbe rappresentare un potenziale danno durevole alla nostra credibilità, oltre a mettere a rischio l’accesso alle risorse del piano Next Generation EU, che potrebbe probabilmente avere ripercussioni sui mercati finanziari”.

L’Italia e l’Europa

Tobagi sottolinea: “Che Draghi fosse un nome gradito ai mercati finanziari non era una sorpresa e infatti non sorprende la reazione di entusiasmo che lo spread BTP-Bund e il mercato azionario italiano hanno riservato, all’apertura del 3 febbraio, alla notizia della convocazione di Draghi al Quirinale della tarda serata precedente. Che il nome di Draghi sia altrettanto gradito ad alcuni partner europei è meno scontato. L’Europa di oggi è diversa ed è possibile che evolva in una direzione che potrebbe concedere un ruolo più importante a Paesi più piccoli. È possibile quindi che un eventuale esecutivo Draghi possa contribuire a determinare la direzione del rapporto con l’Europa in modo più netto rispetto ai governi che lo hanno preceduto. Il modo in cui ciò potrebbe avvenire è difficile da pronosticare”.

Il ruolo della politica

“Il messaggio alla nazione del presidente Mattarella il 2 febbraio è stato piuttosto irrituale. Il tono sferzante del Capo dello Stato, abitualmente chiaro, ma misurato e composto nelle sue dichiarazioni, ha reso evidente il suo disappunto per una classe”. Secondo Tobagi, “Potrebbe essere ingeneroso accusare la classe politica italiana di una gestione dell’emergenza pandemica peggiore di quella di altri Paesi. La situazione specifica dell’Italia è stata aggravata dal fatto che la pandemia ha colpito un’economia più vulnerabile di altre. Forse oggi ci troviamo in uno di quei casi in cui la complessità della situazione attuale va oltre ciò che i mercati finanziari riescono a sintetizzare senza perdere troppo contenuto informativo. Riuscire a compiere una sintesi a partire da un universo informativo più ampio dovrebbe essere il compito della politica. E forse è proprio questo superiore livello di complessità che il Presidente della Repubblica ha visto, e il messaggio che la designazione di un primo ministro di indiscutibile competenza e di caratura e prestigio internazionali ci deve suggerire”.

Un percorso accidentato

Tobagi conclude: “Credo che il percorso di Mario Draghi verso la formazione di un governo, anche politico, sia praticabile, ma si presenta potenzialmente accidentato. Draghi è una figura di indubbio valore e competenza e di altissima statura pubblica, ma politicamente è divisivo. Sostenere Draghi, soprattutto per i movimenti più orientati al populismo e al sovranismo, può essere politicamente molto costoso. Non sorprendono quindi le resistenze e i tentativi di porre condizioni e fissare paletti, per evitare di assumersi indirettamente la responsabilità di scelte necessarie ma impopolari”.