Lagarde: “Il percorso di disinflazione è terminato”. Tagli dei tassi più lontani
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“Con un inflazione al 2%, il processo di disinflazione è terminato e le decisioni sui tassi saranno strettamente legate ai dati”. Christine Lagarde, in audizione in commissione Affari economici e monetari al Parlamento europeo a Strasburgo, parla del futuro economico dell’Europa e della politica dei tassi, allontanando di fatto tagli imminenti, e ribadendo lo stretto legame con i numeri futuri. Lagarde prevede, inoltre, una crescita limitata a causa dei dazi (ma solo quest’anno) e definisce “un’opportunità” l’ euro forte.
Infine, a un anno dal rapporto Draghi, chiede di passare “dalla parole ai fatti”.
Inflazione e tassi
“Con un’inflazione attualmente intorno al 2% e destinata a mantenersi su tale livello nell’orizzonte di proiezione, possiamo affermare che il processo disinflazionistico è terminato. Nella sua ultima riunione, il Consiglio direttivo ha pertanto deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento”, ha dichiarato la presidente della Bce, ribadendo di essere determinata a “garantire che l’inflazione si stabilizzi al nostro obiettivo del 2% nel medio termine”.
Le stime indicano 2,1 per cento nel 2025 (rispetto al 2 per cento delle previsioni di giugno), 1,7 per cento nel 2026 (dall’1,6 per cento delle previsioni di giugno) e 1,9 per cento nel 2027 (dal 2 per cento delle previsioni di giugno).
“Continueremo a determinare l’orientamento di politica monetaria appropriato seguendo un approccio basato sui dati e sulle riunioni. In particolare, baseremo le nostre decisioni sui tassi di interesse sulla nostra valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi che le circondano, alla luce dei dati economici e finanziari in arrivo, nonché delle dinamiche dell’inflazione di fondo e della forza di trasmissione della politica monetaria. Pertanto, non ci impegniamo in anticipo su un particolare percorso di crescita dei tassi.
La crescita
Frenata temporanea alla crescita a causa dei dazi. Gli esperti della Bce prevedono che l’economia crescerà dell’1,2% nel 2025, dell’1% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027. I rischi per la crescita economica sono diventati più bilanciati, poichè la probabilità che si materializzino importanti rischi al ribasso legati ai dazi è diminuita, grazie al nuovo accordo commerciale.
Nella prima metà del 2025 l’economia è cresciuta dello 0,7% in termini cumulativi grazie alla resilienza della domanda interna, puntualizza Lagarde, evidenziando che la crescita più forte nel primo trimestre era dovuta anche all’anticipazione delle vendite e delle spedizioni prima dell’entrata in vigore dei dazi statunitensi.
“Allo stesso tempo, permangono i rischi che le rinnovate tensioni commerciali possano ulteriormente frenare esportazioni, investimenti e consumi. Al contrario, una spesa per la difesa e le infrastrutture superiore alle attese e riforme volte ad aumentare la produttività contribuirebbero alla crescita. Le tensioni geopolitiche rimangono una delle principali fonti di incertezza”, dichiara Lagarde.
L’euro forte
“Il ruolo internazionale delle valute evolve lentamente. Per decenni, il dollaro Usa è stata la valuta dominante a livello globale, mentre l’euro si è saldamente affermato come la seconda valuta più utilizzata al mondo. Questo è evidente nel nostro ultimo rapporto sul ruolo internazionale dell’euro.
Tuttavia, il mondo è in fase di transizione. I cambiamenti geopolitici e l’accresciuta incertezza politica ci ricordano che nessuna valuta ha una posizione globale garantita”, ha spiegato Lagarde. In questo scenario in evoluzione, si presenta quindi “un’opportunità unica per creare le condizioni per rafforzare il ruolo dell’euro sulla scena globale”, ha aggiunto spigando che, ad esempio, “un maggiore utilizzo dell’euro nella fatturazione commerciale ridurrebbe i costi di transazione per gli esportatori e proteggerebbe i prezzi nell’area dell’euro dalla volatilità del tasso di cambio”.
Inoltre, una maggiore domanda estera di attività denominate in euro “ridurrebbe i costi di indebitamento per famiglie, imprese e governi – nel contesto degli Stati Uniti, questo fenomeno viene spesso definito privilegio esorbitante”.