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La Fed cambia spartito, ecco chi vince e chi perde a Piazza Affari con svolta hawkish. Banche e utility prendono direzioni opposte

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La prima parziale svolta hawkish della Federal Reserve si fa sentire solo in parte oggi su Piazza Affari. La Borsa di Milano riesce a tenere a bada le vendite grazie soprattutto al rally delle banche, principali beneficiarie di una prospettiva di rialzi dei tassi prima del previsto.

Indicazioni che come primo effetto hanno scatenato gli acquisti sul dollaro Usa e le vendite sui titoli di Stato. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono aumentati di nove punti base all’1,57%. In risalita anche i rendimenti in Europa con tasso del Btp decennale in ascesa a 0,83% rispetto agli 0,78% di ieri. Si allarga leggermente lo spread Btp-Bund stamattina in area 103 pb.

Banche euforiche, male Enel e le altre utility

Il Ftse Mib alle 9:50 si muove in rialzo a 25.783 punti (+0,06%) non seguendo i cali di Wall Street che ieri sera ha reagito negativamente alle indicazioni arrivate dalla Fed.

Tra i titoli del Ftse Mib a trarre beneficio dalla svolta hawkish della Fed sono le banche. UniCredit avanza dell’1,95% in area 10,644 euro, recuperando i cali della vigilia. Forza accentuata anche per Intesa Sanpaolo (+1,49%), Bper (+1,35%) e Banco BPM (+1,29%).

Rialzi convinti per Stellantis (+0,92% a 17,04 euro) nel giorno dei dati sulle immatricolazioni Ue. Nel dettaglio, secondo i dati diffusi dall’Acea, a maggio le immatricolazioni di auto sono balzate del 73,7% sul mercato europeo (Ue+Efta+UK) a poco più di 1 milione di unità. Un balzo rispetto al corrispondente mese del 2020, caratterizzato dal lockdown, ma non sufficiente a recuperare i livelli pre-Covid. Le immatricolazioni infatti rimangono ancora sotto i livelli di maggio 2019 che erano intorno a 1,2 milioni di unità.

Sul fronte opposto è Enel (-1,75%), insieme alle altre utility, a guidare la pattuglia dei titoli che pagano l’effetto Fed in quanto risentono in negativo del rialzo dei rendimenti obbligazionari. Cali superiori all’1% per Snam, Italgas e Terna.

La Fed inizia a pensare a tapering

Dalla riunione della Fed è emerso che il dot plot, ossia la media delle aspettative sui tassi di ciascun esponente del Fomc, evidenzia due aumenti dei tassi nel 2023. La Fed ha rivisto al rialzo le stime sulla crescita dell’inflazione a +3,4% quest’anno, ben oltre il +2,4% atteso nel precedente outlook. Jerome Powell ha anche ammesso che l’inflazione è più alta e potrebbe essere più persistente di quanto si pensasse in precedenza.

La Fed come da attese non ha apportato cambiamenti nella politica monetaria con tassi fermi e programma di QE da 120 miliardi di dollari al mese confermato fino a che non si assisterà a ulteriori progressi sostanziali sul fronte economico.

La Federal Reserve non ha cambiato niente e tutto – commenta Paul Donovan, economista di UBS – . Nessun cambiamento della politica monetaria alla riunione di ieri, ma le aspettative di politica monetaria e quantitativa sono cambiate. La Fed sembra nutrire una notevole fiducia nella ripresa economica e ha iniziato a parlare di inizio del Team Taper. Il presidente della Fed ha segnalato che questo non è imminente: i mercati potrebbero preferire giudicare i tempi quando verranno rilasciati i verbali del FOMC”.