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Italia rischia depressione: Pil -6% e debito 147% con coronavirus ‘meteorite’. Alert da Confindustria e Bankitalia

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L’ansia da coronavirus non la nasconde nessuno, tanto meno le istituzioni del calibro di Bankitalia e Confindustria. D’altronde, è ancora prematuro capire quanto costeranno all’Italia e all’Europa quelle misure di contenimento, di lockdown e quarantena, che sono state varate nella speranza di contenere il diffondersi del COVID-19.
Di ansia da coronavirus ha parlato oggi espressamente il numero uno di Bankitalia, Ignazio Visco, in occasione della relazione all’assemblea dei partecipanti al capitale dell’istituto, in occasione della quale ha presentato il bilancio di Palazzo Koch (bilancio che ha messo in evidenza un utile netto record nel 2019)

Visco ha snocciolato numeri e paure, parlando per l’appunto di un’ansia, che l’Italia e l’Europa condividono con il mondo intero. La situazione in cui rischia di trovarsi l’economia italiana è drammatica, e il governatore non ha certo cercato di indorare la pillola:
“L’impatto del coronavirus sul sistema economico-finanziario sarà di proporzioni molto ampie e profonde“, ha detto, aggiungendo che, oltre all’ansia, “ilPaese, l’Europa, il mondo intero” condividono anche la difficoltà “nell’affrontare una sfida straordinaria”.

“La repentina diffusione del nuovo coronavirus (Covid-19), oltre a minacciare gravemente la salute della popolazione e a mettere sotto estrema pressione i sistemi sanitari, ha sconvolto le nostre abitudini di vita, i processi di lavoro, il funzionamento delle scuole e delle università; l’impatto sul sistema economico-finanziario sarà di proporzioni molto ampie e profonde“.
Ma se le parole di Visco hanno messo sicuramente sull’attenti gli italiani, già consapevoli del fatto che, oltre all’emergenza sanitaria, ci sarà anche un’emergenza economica da fronteggiare, quelle del Centro studi di Confindustria avranno probabilmente seminato, in alcuni, un vero e proprio panico.

Alert CSC su impatto coronavirus Italia: PIL -6% in 2020

Il Centro studi di Confindustria ha scioccato tutti con le sue previsioni sul Pil italiano del 2020, e non solo.
Mai nella storia della Repubblica ci si è trovati ad affrontare una crisi sanitaria, sociale ed economica di queste proporzioni”, si legge nella premessa del rapporto.
Le stime, così emerge dagli Scenari economici stilati dal CSC, sono da incubo: si teme un crollo del prodotto interno lordo italiano pari a -6%, nel 2020, fermo restando però il presupposto che, nel mese di maggio, venga superata la fase acuta dell’emergenza sanitaria.  Altrimenti, per il Csc se “la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, le previsioni economiche andrebbero riviste al ribasso”.
Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive potrebbe costare, d’altronde, una percentuale ulteriore di Pil dell’ordine di almeno lo 0,75%, pari a circa 13,5 miliardi di euro.
Malcelata una certa impazienza degli economisti, accompagnata a irritazione, per quello che è stato descritto come un mancato intervento deciso da parte di Bruxelles sebbene, e questo è stato riconosciuto, alcune iniziative siano state comunque prese:
“Le istituzioni europee – si legge negli Scenari economici – “sono all’ultima chiamata per dimostrare di essere all’altezza della situazione (…)..Dopo i consueti balbettamenti assai gravi in questa situazione, in queste settimane sono state già prese decisioni importanti. I massicci interventi della Bce, che hanno fermato per ora l’impennata dello spread sovrano per l’Italia; la sospensione di alcune clausole del Patto di Stabilità e Crescita, per la finanza pubblica; le misure temporanee sugli aiuti di Stato”. Tutto questo, tuttavia, non basta. E’ infatti “cruciale un passo in più”, ovverol’introduzione di titoli di debito europei, fin troppo rimandata”. (riferimento al pomo della discordia che ha aperto nuove fratture in Europa, ovvero ai coronabond).
L’Europa, hanno auspicato gli economisti, è chiamata infatti a compiere “azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere duraturamente sul nostro modello economico e sociale”.
Già la crisi dei debiti sovrani del 2011, secondo gli economisti di Confindustria, aveva messo in evidenza le criticità dell’Unione europea. Oggi, si ripropongono gli stessi problemi: “I limiti dell’assetto della governance europea sono nuovamente evidenziati dall’attuale crisi sanitaria. Il piano proposto finora dalla Commissione Ue è poca cosa e come al solito lascia ai singoli paesi la responsabilità di gestire la crisi. La sospensione del Patto di stabilità è emergenziale, indispensabile ma insufficiente”.
D’altronde, il Centro Studi di Confindustria stima che a fine 2020 il rapporto deficit-Pil dell’Italia salirà al 5% del Pil, per poi scendere al 3,2% nel 2021. Il rapporto debito pubblico/Pil è atteso inoltre  al 147% nel 2020, per l’effetto congiunto dell’ampliamento del deficit legato all’emergenza Covid-19 e della caduta del Pil nominale (-5,2%). Per il 2021, la previsione è di un calo al 144,3%.
Molto male anche per il tasso di disoccupazione, atteso salire all’11,2% dal 9,9% del 2019.
“Solo con soluzioni di salvaguardia dell’occupazione – ha così avvertito il Csc di Confindustria- si potrà contenere la distruzione di posti di lavoro”.
Con le imprese a rischio, l’Italia è a rischio:
“E’ urgente evitare che il blocco dell’offerta ed il crollo della domanda provochino una drammatica crisi di liquidità nelle imprese: a fronte delle spese indifferibili, tra cui quelle per gli adempimenti retributivi, fiscali e contributivi, e degli oneri di indebitamento, le mancate entrate prodotte dalla compressione dei fatturati potrebbero mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di intere filiere produttive”. Gli appelli non si fermano: Bisogna evitare che “la crisi di liquidità diventi un problema di solvibilità, anche per imprese che prima dell’epidemia avevano bilanci e prospettive solide”.
Il coronavirus viene definito, in quanto shock che viene dall’esterno, come “un meteorite”, che rischia di provocare una “depressione prolungata” con un “aumento drammatico delle disoccupazione e un crollo del benessere sociale”.  E’ dunque vitale “agire subito, senza tentennamenti o resistenze: altri Paesi si stanno già muovendo in questa direzione”. Ultima chiamata all’Europa, insomma, perchè agisca presto. Ma ultima chiamata, sembra, anche all’Italia, al governo italiano, affinché vada oltre il decreto cura Italia.