Italia: oltre all’occupazione, scende la qualità del lavoro
Oltre a una grave contrazione dell'occupazione, l'acuirsi della crisi economica ha determinato un drastico peggioramento della qualità del lavoro e un aumento delle disuguaglianze territoriali e generazionali. E' quanto emerso dal rapporto sul benessere equo e sostenibile elaborato dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel) e l'Istituto nazionale di statistica (Istat).
Secondo lo studio, gran parte degli indicatori di qualità del lavoro segnalano un preoccupante peggioramento della condizione dei lavoratori. L'instabilità dell'occupazione rimane diffusa e l'incidenza di lavoratori a termine di lungo periodo si associa ad una propensione sempre minore alla stabilizzazione dei contratti di lavoro temporanei, soprattutto per i giovani. Inoltre, aumenta la presenza di lavoratori con un titolo di studio superiore a quello richiesto dall'attività svolta(22,1% degli occupati nel 2013), mentre resta pressoché invariata la quota di occupati con bassa retribuzione o irregolari.
La maggioranza degli occupati, pur non temendo di perdere il lavoro, ritiene che difficilmente riuscirebbe a ritrovare un'occupazione simile qualora la perdesse (78,8%).
La crisi ha reso ancora più profonde le diseguaglianze territoriali, generazionali e di cittadinanza, sia nell'accesso al lavoro sia riguardo alle varie dimensioni della qualità dell'occupazione. Sono infatti proprio i giovani e i lavoratori meridionali a essere meno soddisfatti per le varie dimensioni del lavoro.
Secondo lo studio, gran parte degli indicatori di qualità del lavoro segnalano un preoccupante peggioramento della condizione dei lavoratori. L'instabilità dell'occupazione rimane diffusa e l'incidenza di lavoratori a termine di lungo periodo si associa ad una propensione sempre minore alla stabilizzazione dei contratti di lavoro temporanei, soprattutto per i giovani. Inoltre, aumenta la presenza di lavoratori con un titolo di studio superiore a quello richiesto dall'attività svolta(22,1% degli occupati nel 2013), mentre resta pressoché invariata la quota di occupati con bassa retribuzione o irregolari.
La maggioranza degli occupati, pur non temendo di perdere il lavoro, ritiene che difficilmente riuscirebbe a ritrovare un'occupazione simile qualora la perdesse (78,8%).
La crisi ha reso ancora più profonde le diseguaglianze territoriali, generazionali e di cittadinanza, sia nell'accesso al lavoro sia riguardo alle varie dimensioni della qualità dell'occupazione. Sono infatti proprio i giovani e i lavoratori meridionali a essere meno soddisfatti per le varie dimensioni del lavoro.