Notizie Notizie Mondo Israele attacca l’Iran: Borse giù, petrolio corre. Cosa sta succedendo

Israele attacca l’Iran: Borse giù, petrolio corre. Cosa sta succedendo

13 Giugno 2025 11:20

Le Borse europee hanno aperto la giornata in calo in scia a una nuova ondata di incertezza legata alle nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente. L’origine dello scossone è l’attacco aereo condotto da Israele contro obiettivi strategici in Iran, tra cui siti legati al programma nucleare e missilistico di Teheran. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’intervento una “operazione militare mirata”. L’Iran ha reagito rapidamente, lanciando oltre 100 droni contro Israele e promettendo una risposta “dura e immediata”.

Tensioni in Medio Oriente: gli indici europei in rosso

L’attacco ha colto di sorpresa i mercati, generando una corsa verso gli asset considerati più sicuri. “La notizia ha suscitato notevoli timori di un’escalation e di un più ampio conflitto regionale”, hanno commentato gli strategist di Deutsche Bank. “Gli effetti dell’attacco si sono propagati a cascata sui mercati globali, con una forte riduzione del rischio per diverse classi di asset”.

Dopo le 11, l’indice Euro Stoxx 50 segna un calo dell’1,6%, con tutti i settori in rosso ad eccezione di petrolio e gas. Il Dax di Francoforte perde l’1,5%, seguito dal Cac40 di Parigi in calo dell’1,1%. Più contenuta la flessione del FTSE 100 di Londra, che ha limitato le perdite allo 0,5% dopo aver toccato recentemente nuovi massimi storici.

Seduta difficile anche per Piazza Affari, che sta vivendo un’altra giornata in calo, zavorrata dalle vendite generalizzate che hanno colpito i principali titoli del listino. Il FTSE MIB segna una flessione dell’1,5%, estendendo la serie negativa a cinque sedute consecutive, iniziata lo scorso lunedì.

Dollaro, oro e petrolio: ecco come si muovono

L’incertezza ha spinto gli investitori verso i beni rifugio. Il dollaro statunitense ha guadagnato terreno. Francesco Pesole, analista di ING, sottolinea come “sebbene sia difficile fare previsioni in questo momento, Israele ha già annunciato ulteriori attacchi, mentre la risposta iraniana è in corso. Ora si va verso una fase di tensioni prolungate, a differenza di quanto accaduto in altri recenti episodi. Questo potrebbe  allentare la pressione sul dollaro.

Secondo Lee Hardman, senior currency analyst di MUFG Bank, l’attacco israeliano all’Iran ha provato sul mercato valutario, la reazione iniziale di una fuga verso beni rifugio, che ha favorito il franco svizzero, lo yen e il dollaro USA. “Questi sviluppi potrebbero fornire un banco di prova tempestivo per l’attrattività tradizionale del dollaro USA come valuta rifugio, dopo che ieri aveva toccato nuovi minimi annuali prima degli attacchi militari israeliani. D’altro canto, l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il maggiore rischio di un improvviso aumento dei prezzi del petrolio hanno innescato un’inversione al ribasso per le valute ad alto rendimento come il fiorino ungherese, il rand sudafricano e il peso messicano, che di recente avevano beneficiato della riduzione della volatilità dei mercati finanziari. Le valute legate alle materie prime più sensibili alla crescita, come il dollaro australiano e neozelandese, sono state le più colpite tra le valute del G10″ conclude.

E tra i beni rifugio, quello per eccellenza ossia l’oro, corre. Il metallo giallo ha registrato un forte balzo in apertura, spingendosi ai massimi da quasi due mesi.

Le tensioni tra Israele e Iran hanno spinto al rialzo anche il prezzo del petrolio, alimentato dal timore di un’interruzione nelle forniture energetiche dalla regione. I future sul WTI statunitense sono balzati dell’8,23%, raggiungendo quota 73,65 dollari al barile, mentre il Brent ha segnato un +7,96%, salendo a 74,88 dollari. David Pascucci, analista dei Mercati per XTB, spiega: “Dai minimi di maggio, il petrolio ha conseguito una performance di circa il 40% dai minimi in area 55, una performance calcolata ovviamente prendendo a riferimento massimi e minimi degli ultimi due mesi”. E aggiunge: “Osservando la dinamica dal punto di vista tecnico, vediamo che il trend di fondo del petrolio rimane ancora ribassista e in questo momento ci troviamo su livelli estremi al rialzo dove i prezzi potrebbero tentare di ritornare verso il basso. Per il momento dobbiamo quindi concentrarci sulle dinamiche di breve periodo in quanto la volatilità potrebbe essere molto elevata”.