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Investitori si aspettano maxi-ritorni al netto dell’inflazione, per gli esperti non sarà proprio così. Le lezioni della pandemia su investimenti e finanza personale

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I risparmiatori europei guardano alle prospettive d’investimento post-pandemia cercando di trarre insegnamento da quanto successo durante l’emergenza pandemica. Inoltre, come emerge dall’ultima survey di Natixis Investment Managers, il post pandemia porta con sè una crescente divergenza nelle aspettative di ritorno a lungo termine tra investitori e professionisti finanziari. L’indagine – condotta sugli investitori con più di 100.000 dollari di patrimonio investibile – ha rilevato che un’alta percentuale è ottimista visti i ritorni a due cifre ottenuti nel 2020 e quindi per il 2021 si aspetta di ritorni annuali del 13% al di sopra l’inflazione. I professionisti della finanza a livello mondiale hanno però un orientamento molto più conservativo e le loro aspettative si attestano intorno al 5,3% al di sopra dell’inflazione.

I timori degli investitori italiani

Dalla survey emerge che oltre la metà degli investitori europei (53%) suggerisce di essere disposta ad assumersi dei rischi. In Italia questa percentuale è leggermente superiore e pari al 57,3%. Quasi sette italiani su dieci (66%) classificano come evento normale una fluttuazione di mercato del 10% al rialzo o al ribasso, mentre il 55,5% crede che la volatilità crei opportunità di crescita della propria ricchezza.
Tuttavia, tre quarti (76%) degli investitori in Europa antepongono la sicurezza rispetto alla performance degli investimenti. In Italia la percentuale supera l’81%, con meno della metà (48,8%) che crede che la volatilità comprometta i propri obiettivi di risparmio e investimento. Questo può spiegare perché, nonostante le potenziali opportunità, la volatilità sia una delle principali preoccupazioni quando si parla di rischi (39%), insieme alla lentezza della ripresa economica (44,5%) e a disfunzioni politiche (32%).

Le prospettive prima e dopo il Covid

Sei interpellati su dieci dichiarano di non aver avuto alcun impatto dal Covid-19. Le prospettive finanziarie sono state anche sostenute da ritorni medi degli investimenti dell’11,2% al di sopra dell’inflazione (11,6% per l’Italia). Di conseguenza, solo l’11% degli europei ritiene di aver subito un significativo peggioramento della propria sicurezza finanziaria durante la pandemia, il numero più basso di tutte le altre aree geografiche.
Oltre alle preoccupazioni sui rischi, gli investitori condividono anche un ampio spettro di timori finanziari. Quando è stato chiesto di selezionare le loro più grandi paure, gli intervistati in Europa hanno evidenziato in cima alla lista le spese ingenti non preventivate (30%). Questo tipo di imprevisto era ciò che preoccupava di più gli investitori già nel 2019, ma il contesto attuale ha ingigantito le insicurezze finanziarie di molti di loro. In Italia le spese ingenti non preventivate sono al secondo posto nella lista dei timori degli investitori, dietro alle preoccupazioni legate agli aspetti fiscali (37,5%) e davanti alla sicurezza del posto di lavoro (27,3%).
Sicuramente dalla pandemia si sono tratte lezioni importanti. Quando è stato chiesto loro cosa avessero imparato, la maggior parte ha risposto come affrontare questioni chiave di finanza personale. Quasi due quinti (39%) dicono di aver imparato l’importanza di tenere sotto controllo le proprie spese, mentre il 23% dice di aver imparato l’importanza di evitare decisioni di investimento emotive e di avere un conto di risparmio di emergenza (20%).
Sulla stessa lunghezza d’onda gli investitori italiani che hanno fatto propria innanzitutto la lezione di tenere sotto controllo le proprie spese (45,5%) e hanno compreso l’importanza di non farsi guidare dall’emotività nelle scelte di investimento (35,3%).