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Intesa Sanpaolo promette abbuffata di dividendi e alza sinergie UBI. Messina professa ottimismo su 2021 e titolo strappa al rialzo

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Intesa Sanpaolo manda in archivio un 2020 caratterizzato dall’acquisizione di UBI Banca e che ha confermato la capacita della maggiore banca italiana di contenere i contraccolpi della crisi legata al Covid. L’anno si è chiuso con un utile netto di 3.083 milioni se si escludono i cinque mesi di apporto di UBI Banca (pari a 422 milioni). Il risultato è pertanto, seppur di poco, superiore ai circa 3 miliardi di euro di utile netto minimo previsto per l’esercizio 2020. Includendo il contributo di 5 mesi delle attività di UBI Banca, l’utile netto normalizzato è di 3,5 miliardi di euro, senza considerare l’impatto contabile derivante dalla combinazione con UBI Banca e dall’impairment dell’avviamento.
Il titolo Intesa si muove in deciso rialzo, confermando l’intonazione positiva che aveva già prima dei conti arrivati a metà seduta. Toccato oggi un picco a 2,095 euro in rialzo di oltre il 4%, sui massimi da febbraio 2020.

Guardando all’anno in corso, il ceo Carlo Messina professa ottimismo. La banca indica un obiettivo di utile 2021 oltre i 3,5 miliardi considerando anche Ubi. “Il nostro impegno è assolutamente di superare questo obiettivo”, dice Messina aggiungendo che il target sarà superato “facilmente”.
Nell’anno appena concluso, come sottolineato dallo stesso Messina, il gruppo bancario ha ottenuto il miglior risultato di sempre nel settore assicurativo, con i ricavi dal ramo danni non motor in crescita a 500 milioni. Le commissioni hanno mostrato una ripresa nel secondo semestre e in particolare nell’ultimo trimestre del 2020. Il margine di interesse è tornato a crescere annualmente dopo 5 anni consecutivi di calo. Si segnala poi una contrazione dei costi nell’ordine del 3%, che porta a una efficienza operativa più elevata (cost/income del 52%).

Sinergie con UBI a regime superiori al miliardo

Intesa Sanpaolo ha dato un aggiornamento sulle sinergie legate all’integrazione di UBI Banca. Sulla base dell’attuale stato di avanzamento del processo di integrazione, la maggiore banca italiana ritiene che a regime nel 2024 saranno superiori al miliardi di euro e oltre l’80% di tali sinergie sarà raggiunto nel 2023. Nel documento di OPAS il gruppo Intesa Sanpaolo aveva indicato sinergie per circa 700 milioni. Nel dettaglio le nuove stime vedono oltre 700 milioni di sinergie a livello di costi (da circa 550 milioni) e oltre 300 milioni per i ricavi (da circa 150 milioni).
Anche qui Messina professa ottimismo. “Si tratta di stime prudenti”, ha detto il ceo nella conference call con gli analisti.

Superato con un anno d’anticipo l’obiettivo di riduzione dei crediti deteriorati

E’ proseguita la riduzione dei crediti deteriorati. Escludendo l’apporto di UBI Banca, consolidata dal terzo trimestre 2020 e al lordo delle rettifiche di valore, i crediti deteriorati sono scesi di circa 10,8 miliardi di euro nel 2020; rispetto al picco del settembre 2015 la discesa è di ben 44 miliardi. E’ stato così superato con un anno di anticipo, per circa 6 miliardi, l’obiettivo di riduzione pari a circa 26 miliardi previsto per l’intero quadriennio del Piano di Impresa 2018-2021. “Abbiamo raggiunto un Npl ratio lordo del 3,7% (includendo Ubi Banca e applicando la definizione Eba) e un Npl ratio netto del 2,3%”, sottolinea Messina.

I numeri del 2020 e dividendo cash

Nel dettaglio dei conti dell’ultimo scorcio del 2020, il quarto trimestre segna una perdita netta di 3,1 miliardi di euro, facendo meglio dei 3,2 miliardi attesi dal consensus degli analisti di Bloomberg. I ricavi invece si sono attestati a 5,29 miliardi, meglio dei 5,08 miliardi stimati dagli analisti.
I coefficienti patrimoniali vedono il Common Equity Tier 1 ratio a regime nel 2021 minimo al 13% pro-forma.
Forte focus sulla remunerazione degli azionisti, frenata dalle limitazioni imposte dalla Bce. “Resta una priorità e nel mese di maggio intendiamo distribuire 700 milioni di dividendi in contanti, il quantitativo massimo stabilito dal Supervisore una volta superate le restrizioni delle BCE chiederemo l’autorizzazione a distribuire in contanti – dalle riserve – la parte restante del payout ratio previsto, pari complessivamente al 75% di 3,5 miliardi di utile netto normalizzato 2020”. Confermato l’impegno a erogare dividendi per un pay out ratio del 70% rispetto all’utile netto 2021, parzialmente attraverso un interim dividend nel corso di quest’anno, soggetto all’approvazione della modifica statutaria da parte della BCE e dell’Assemblea Straordinaria.
Nel dettaglio i dividendi cash che proporrà Intesa SanPaolo sono 694 milioni, valore massimo consentito dalla Bce. La bancha procederà alla distribuzione di 3,57 centesimi di euro per azione, al lordo delle ritenute di legge. Rapportando l’importo unitario al prezzo di riferimento dell’azione registrato lo scorso 4 febbraio, risulterebbe un rendimento (dividend yield) pari all’ 1,8%.

Verso maxi acconto dividendo 2021 (Bce permettendo)

Oltre ai 694 milioni di dividendi cash per il 2020 da distribuire il prossimo maggio, in linea con il Piano di Impresa 2018-2021 si prevede, subordinatamente alle indicazioni che verranno fornite dalla BCE in merito alle politiche dei dividendi successivamente al 30 settembre 2021, termine della raccomandazione del 15 dicembre 2020:
– a valere sui risultati del 2020, una distribuzione cash da riserve, possibilmente entro la fine del 2021, che aggiungendosi ai predetti dividendi porti al pagamento di un ammontare complessivo corrispondente a un payout ratio pari al 75% dei 3.505 milioni di euro di utile netto rettificato.
– a valere sui risultati del 2021, il pagamento di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un payout ratio pari al 70% dell’utile netto, da distribuire in parte come acconto nell’anno in corso”.