Notizie Notizie Mondo Inflazione Usa delude, Wall Street sbanda. Ancora incognita su tagli tassi Fed

Inflazione Usa delude, Wall Street sbanda. Ancora incognita su tagli tassi Fed

Pubblicato 13 Febbraio 2024 Aggiornato 16 Febbraio 2024 12:32

Non sono sorprese positive quelle che piombano sui mercati con la pubblicazione dell’atteso dato sull’inflazione americana di gennaio. Anzi, i prezzi al consumo sono saliti all’inizio dell’anno, deludendo le speranze di coloro che si attendevano un nuovo rallentamento e probabilmente gettando ulteriori dubbi sulle decisioni che la Federal Reserve (Fed) guidata da Jerome Powell prenderà sulle tempistiche sui tagli dei tassi.

A deludere è stato soprattutto il dato “core”, da sempre sorvegliato speciale, che non ha mostrato su base annua l’atteso rallentamento stimato dagli economisti al 3,7%. E’, invece, rimasto fisso al 3,9% della passata lettura. Il dato generale ha rallentato la sua corsa, passando dal 3,4% al 3,1%, mancando però anche in questo caso le attese del mercato che pronosticava una discesa sotto la soglia del 3%.

Di fronte a un’inflazione più elevata delle attese Wall Street apre i battenti in deciso calo: poco dopo l’opening bell il Dow Jones cede lo 0,8%, mentre l’S&P500 e il Nasdaq lasciano sul terreno rispettivamente l’1,25% e quasi il 2%. E l’effetto inflazione Usa si sente sulle Piazze finanziarie del Vecchio continente che accelerano al ribasso, Piazza Affari compresa. In attesa dell’avvio di Wall Street, l’indice Ftse Mib viaggia in calo a quota 31.241,36 punti (-0,68%).

I dati del BLS

Stando ai dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics (BLS) poco dopo le 14:30 ora italiana, nel mese di gennaio l’inflazione è cresciuta dello 0,3% su base mensile dallo 0,2% della passata lettura (dato rivisto da 0,3%) contro lo 0,2% atteso dal consensus Bloomberg, mentre su base annua il Cpi si è attestato al 3,1% dal precedente 3,4% con gli analisti che si attendevano però un ribasso più marcato al 2,9%. A livello core, ossia al netto delle voci alimentari ed energia, il dato ha mostrato una crescita mensile dello 0,4% (sui massimi degli ultimi 8 mesi) rispetto allo 0,3% atteso e su base annua si è attestato al 3,9% in linea con la precedente indicazione ma al di sopra delle aspettative che si attendevano un rallentamento al 3,7%.

 

Come si muoverà ora la Fed? I commenti

Di fronte a questi numeri le scommesse di ribassi dei tassi a marzo si allontanano sempre più. Secondo James Knightley, chief international economist di ING, la Fed resterà cauta nei confronti dei primi tagli dei tassi. Nel grafico sottostante “Mixed messaging: Core CPI versus core PCE deflator”, l’esperto mette a confronto l’andamento del deflatore Pce core (misura d’inflazione preferita dalla Fed) con la versione core del Cpi di oggi.

 

Il dato di oggi “incoraggerà la Fed a segnalare che non ha fretta di tagliare i tassi di interesse mentre il mercato torna a scontare solo tre tagli dei tassi da 25 punti base quest’anno, lo stesso movimento suggerito dai dot plot della Fed di dicembre, con giugno che potrebbe rappresentare il punto di partenza per i tagli – segnala James Knightley -. Detto questo, le cose potrebbero cambiare velocemente, nulla è scolpito nella pietra: solo poche settimane fa il mercato prezzava sette movimenti da 25 punti base a partire da marzo. I dati deboli sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale che verranno pubblicati nel corso di questa settimana potrebbero contribuire a una leggera inversione dei movimenti di mercato visti oggi, con il Treasury a 10 anni tornare sopra il 4,25%”.

Post dati, Michelle Cluver portfolio strategist di Global X, parla di “tagli non prima di giugno”. L’esperta ripercorre i numeri principali diffusi oggi:

“Un’inflazione degli alloggi più alta del previsto ha comportato un CPI più elevato delle attese a gennaio. Si attendeva una diminuzione al di sotto della soglia chiave del 3%, ma il CPI headline è rallentato solo dal 3,4% al 3,1%. Su base mensile, l’inflazione è aumentata dal 0,2% al 0,3%. L’inflazione core è rimasta al 3,9% su base annua, non incorporando tanta disinflazione nei servizi quanto il mercato si aspettava, a causa dei prezzi degli alloggi che hanno continuato la loro marcia al rialzo. L’inflazione degli alloggi è infatti aumentata dello 0,6% su base mensile o del 6% su base annua. Questo è stato un elemento chiave nella delusione dei mercati, poiché la prossima fase della disinflazione dovrebbe essere guidata dai servizi di base”.

Con le pressioni sui prezzi dei beni che si sono generalmente normalizzate dopo la pandemia, spiega Cluver di Global X, l’housing e altre categorie di servizi restano un punto focale per i mercati. La Federal Reserve vuole probabilmente delle prove che la disinflazione si sta estendendo oltre i beni, poiché ciò dimostrerebbe che la traiettoria dell’inflazione è su un percorso più sostenibile.

Guardando alla reazione dei mercati, i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono aumentati bruscamente e i futures sono crollati, poiché i mercati hanno ridotto sostanzialmente qualsiasi potenziale per un taglio dei tassi a maggio. “Attualmente, è giugno il meeting del FOMC in cui è lecito attendersi il primo taglio dei tassi di interesse“, conclude Cluver di Global X.

“Gli investitori stanno monitorando attentamente l’andamento dell’inflazione, nel tentativo di comprendere quale sarà la linea della Fed sui tassi. Alla fine del mese scorso, il presidente Powell, pur definendo improbabile un taglio dei tassi già a marzo, ha dichiarato che la Fed non ha bisogno di dati migliori, ma solo di vedere che i dati positivi persistano”, spiega Ben Laidler, Global markets strategist di eToro, sottolineando come “questo rapporto confermi l’idea che la Fed non taglierà i tassi nella prossima riunione di marzo e, se l’inflazione dovesse iniziare a salire, le scommesse sul primo allentamento delle politiche monetarie verrebbero rimandate ulteriormente“.

Nel breve termine, aggiunge, gli investitori potrebbero cogliere l’occasione per prendere profitti: S&P 500, Nasdaq 100 e Dow Jones hanno registrato un rialzo per le ultime 14 settimane su 15 e il report odierno potrebbe dare una buona scusa ai mercati per ritirarsi leggermente e smaltire parte degli eccessi che abbiamo visto di recente.
Potrebbe anche agire da catalizzatore e stimolare un aumento della volatilità, con l’indice VIX che si è mantenuto vicino al limite inferiore del suo intervallo di negoziazione prima di un recente aumento avvenuto nei giorni scorsi.

Riflessioni prima del dato

Intanto oggi prima che arrivasse il dato sull’inflazione Usa, Gianni Piazzoli, Chief Investment Officer di Vontobel Wealth Management SIM, ha sottolineato che “le aspettative sulla politica monetaria si sono mosse parecchio nelle ultime settimane a fronte delle dichiarazioni dei membri della Fed e dei dati sull’occupazione, ma senza il vero catalyst, cioè appunto l’inflazione”.

E l’esperto ha citato i messaggi improntati alla prudenza da parte di alcune tra le maggiori banche d’affari, come JPMorgan che oggi ha scritto che il mercato è ancora troppo ottimista su quando arriverà il primo taglio della Fed.

Secondo la view di Citi, non è addirittura da escludere che il ciclo di allentamento sia di breve durata e che la banca centrale possa tornare addirittura ad alzare i tassi, uno scenario scioccante che il mercato finora non ha minimamente preso in considerazione. Del resto, occupazione, industria manifatturiera e crescita economica degli Stati Uniti hanno sorpreso al rialzo, dimostrandosi resistenti agli aumenti dei tassi più rapidi degli ultimi anni. Il presidente della Federal Reserve Bank di Richmond, Thomas Barkin, ha avvertito lunedì che le imprese statunitensi, abituate ad aumentare i prezzi negli ultimi anni, potrebbero o continuare ad alimentare l’inflazione.