Notizie Notizie Mondo Inflazione Ue: banco di prova il 1° ottobre. Primi spunti dalla Spagna

Inflazione Ue: banco di prova il 1° ottobre. Primi spunti dalla Spagna

29 Settembre 2025 16:03

Nuovo test inflazione Ue in arrivo sui mercati. Il mese di ottobre verrà, infatti, inaugurato da uno dei dati più attesi della settimana (insieme a quelli sul mercato del lavoro): il Cpi della zona euro per il mese di settembre che dovrebbe mostrare una leggera accelerazione, andando oltre il target della Banca centrale europea (Bce) del 2%.

In attesa del dato preliminare, in calendario il primo ottobre, si guarda alle indicazioni da parte delle principali economie della zona euro: oggi è stato il turno della Spagna, domani toccherà alla Germania e Francia.

Informazioni chiave in vista della nuova riunione della Bce in calendario il prossimo 30 ottobre. Meeting che verrà ospitato dalla Banca d’Italia a Firenze.

I primi riscontri in Europa, ecco come si sono mossi i prezzi in Spagna

I primi riscontri sul fronte prezzi sono arrivati oggi dalla Spagna, con una accelerazione che potrebbe rafforzare  le aspettative che la Banca Centrale Europea continuerà a rimandare ulteriori tagli ai tassi di interesse.

Secondo la lettura preliminare di settembre, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha registrato una variazione annua del 3%, in linea con le attese, in accelerazione rispetto al 2,7% di agosto. Su base mensile emerge un aumento dello 0,1%, contro lo 0,2% previsto. L’indice nazionale è passato dal 2,7% al 2,9% (consensus 3,1%) anno su anno. Il Cpi base rallenta dal 2,4% al 2,3%, contro il 2,5% atteso dagli economisti.

In Spagna, gli effetti base del settore energetico hanno guidato l’aumento dell’inflazione nel corso del mese di settembre. L’inflazione core, al netto dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari non trasformati, si è leggermente attenuata.

Le attese per la zona euro

Ma quali sono le aspettative sul fronte del dato aggregato? Secondo le attese degli analisti interpellati da Bloomberg, nella stima preliminare di settembre l’inflazione dovrebbe risalire al 2,2% su base annua rispetto al 2% della passata rilevazione, mentre nella versione core, al netto delle componenti più volatili come alimentari ed energia, è attesa stabile al 2%.

Stando ai dati forniti da LSEG Refinitiv, la maggioranza degli investitori si aspetta che la Bce mantenga invariato il tasso di riferimento per la terza riunione consecutiva alla fine del mese prossimo, con molti economisti che ritengono che l’istituto centrale europeo possa rimandare qualsiasi mossa e modifica alla politica monetaria al 2026.

Cipollone: “rischi inflazione bilanciati”

Inflazione che resta sempre un tema caldo. Oggi ne ha parlato Philip Lane, capo economista della Banca Centrale Europea, che non vede rischi significativi per l’inflazione in nessuna direzione, suggerendo che lui e i funzionari Bce potrebbero lasciare i tassi di interesse ai livelli attuali (almeno per il momento).

Sulla stessa lunghezza d’onda le parole di Piero Cipollone, membro del Comitato Esecutivo della Bce, che non vede grandi minacce all’inflazione (al rialzo e al ribasso) e ritiene i tassi di interesse attualmente ben posizionati.  “Siamo ‘in una buona posizione’ nel senso che l’inflazione è attualmente al 2%, che è il nostro obiettivo, e le nostre proiezioni macroeconomiche non prevedono una deviazione significativa da tale livello nel medio termine. Anche le aspettative di inflazione sono ben ancorate”, ha dichiarato in una intervista  a “Milano Finanza” dello scorso 24 settembre.

Sul tema prezzi ha dichiarato: “Riteniamo che ci siano rischi per l’inflazione sia al rialzo che al ribasso e che nel complesso siano bilanciati. Le prospettive di inflazione rimangono più incerte del solito, a causa del contesto ancora volatile della politica commerciale globale. Da un lato, l’economia europea rimane relativamente solida e la crescita è stata più forte del previsto. Inoltre, va tenuto presente che le tensioni geopolitiche e commerciali potrebbero frammentare le catene del valore con possibili pressioni al rialzo sui prezzi. Allo stesso tempo, l’euro si è apprezzato sia in termini nominali che reali e la decisione dell’UE di non esercitare ritorsioni contro i dazi statunitensi ha ridotto un importante rischio al rialzo per l’inflazione. I dazi statunitensi potrebbero anche determinare un più forte reindirizzamento dei flussi commerciali dagli Stati Uniti verso l’area dell’euro e prezzi delle esportazioni cinesi inferiori a quanto attualmente previsto”.

E ha concluso: “Nell’insieme, questi fattori rappresentano un significativo rischio al ribasso per l’inflazione, che dobbiamo monitorare attentamente e valutare rispetto ai rischi al rialzo“.