Notizie Notizie Mondo Inflazione Ue accelera a settembre. Tassi Bce, “tesi della prudenza” prevarrà nel meeting di ottobre a Firenze?

Inflazione Ue accelera a settembre. Tassi Bce, “tesi della prudenza” prevarrà nel meeting di ottobre a Firenze?

1 Ottobre 2025 11:31

L’inflazione dell’eurozona ha accelerato a settembre, oltrepassando il target del 2% della Bce. Il dato preliminare ha però centrato le attese del mercato e potrebbe sostenere i “piani” della Banca Centrale Europea improntati al momento alla prudenza sul fronte tassi (a luglio e settembre sono rimasti fermi).

C’è grande attesa per il prossimo meeting della Bce è previsto a fine mese, il 30 ottobre, in trasferta a Firenze.

Inflazione eurozona accelera al 2,2%

Dopo avere raggiunto l’obiettivo del 2% ad agosto, la stima flash di settembre relativa ai prezzi al consumo della zona euro mostra un’accelerazione su base annua al 2,2%, in linea con le attese degli analisti. Su base mensile, l’indice Cpi Ue evidenzia un aumento dello 0,1%, stabile rispetto al mese precedente e in linea con le attese del mercato.

Il dato core, che misura l’inflazione di fondo (al netto delle componenti più volatili, come energia e alimentari), si è mantenuto al 2,3%.

Prossime mosse Bce

Sul fronte di politica monetaria, il mercato non si attende, al momento, nuovi tagli da parte della Bce (dopo il ciclo di tagli da giugno 2024 a giugno 2025, con ben otto sforbiciate del costo del denaro).

Proprio ieri, alla vigilia della pubblicazione del dato, la Presidente della Bce, Christine Lagarde, ha descritto i rischi per l’inflazione come “abbastanza contenuti in entrambe le direzioni“, ribadendo che il quadro politico è “in una buona posizione per rispondere se i rischi di inflazione si sposteranno o se emergeranno nuovi shock che minacciano il nostro target”. Il tasso di interesse chiave sui depositi è attualmente al 2% e probabilmente rimarrà invariati nella prossima riunione del direttivo prevista il prossimo 30 ottobre.

Dinamica prezzi in Europa

I dati aggregati del blocco valutario arrivano dopo riscontri sull’inflazione arrivati negli ultimi giorni dai principali Paesi della zona euro, tra cui ieri quelli italiani.

Stando ai dati diffusi dall’Istat, il Cpi armonizzato ha accelerato all’1,8% (dall’1,6%), più dell’1,7% previsto, mentre in Germania i prezzi hanno evidenziato un rialzo del 2,4% contro il 2,2% atteso e il 2,1% di agosto.

In Francia i prezzi al consumo armonizzati hanno mostrato un aumento dell’1,1% rispetto all’anno precedente, dopo un incremento dello 0,8% ad agosto, restando al di sotto del target Bce del 2%.

Nel complesso, i numeri (compresi quelli spagnoli di lunedì, con i prezzi armonizzati al 3%) convalidano la tesi prudente della Bce, restia a tagliare ulteriormente i tassi alla luce di una possibile risalita dell’inflazione.

Pmi eurozona, trimestre si chiude in contrazione per manifattura

Intanto, stamattina sono stati pubblicati anche i dati relativi all’indice Pmi della zona euro. Alla fine del terzo trimestre, ribaltando il miglioramento di agosto, le condizioni operative delle aziende manifatturiere dell’eurozona sono peggiorate. Nel dettaglio, l‘indice Pmi del settore manifatturiero eurozona, che misura lo stato di salute delle aziende manifatturiere dell’eurozona ed è redatto da S&P Global, a settembre è ritornato a calare, cambiando quindi tendenza dal primo miglioramento in tre anni osservato ad agosto. “In contrazione da 50,7 di agosto e attestandosi a 49,8, l’indice principale ha segnalato un peggioramento delle condizioni operative nell’area euro. Detto ciò, il declino è stato nel complesso solo marginale”.

La stagnazione osservata nel settore manifatturiero può anche essere vista con un’ottica positiva. Considerando gli ostacoli causati dai dazi statunitensi, l’incertezza politica in Francia e Spagna (dove entrambi i governi sono in difficoltà), l’inizio difficile della Germania con la sua nuova amministrazione e le tensioni geopolitiche in senso lato, il settore manifatturiero europeo sta reggendo sorprendentemente bene, mostrando resilienza. Tuttavia, più si posticipano le riforme e il contesto imprenditoriale rimane sfavorevole a causa degli elevati costi energetici e della burocrazia, più diventa difficile per le imprese rimanere redditizie e competitive. In questo scenario, non sorprende che la fiducia delle aziende sia inferiore alla media degli ultimi dieci anni”, osserva Cyrus de la Rubia, capoeconomista di Hamburg Commercial Bank.