Notizie Dati Macroeconomici Indici PMI: modesta crescita nell’eurozona, dati sotto la lente della Bce

Indici PMI: modesta crescita nell’eurozona, dati sotto la lente della Bce

23 Gennaio 2026 11:20

L’attività del settore privato nell’area euro, misurata dagli indici PMI di S&P Global, si è mantenuta moderatamente in crescita a gennaio, con una timida ripresa economica della Germania a controbilanciare la debolezza della Francia. Ma alcuni fattori “poco rassicuranti” per l’inflazione dell’eurozona potrebbero disturbare le frange più “dovish” della Bce.

Gli indici Pmi della zona euro

Nel dettaglio, l’indice Pmi composito è rimasto invariato a 51,5 per il secondo mese consecutivo (lettura preliminare), mantenendosi sopra la soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che avevano previsto un valore di 51,9 punti.

L’indicatore relativo all’attività manifatturiera ha accelerato da 48,8 a 49,4 punti, superando le stime (consensus 49,2), pur restando sotto il limite spartiacque. I servizi, infine, hanno rallentato inaspettatamente la crescita da 52,4 a 51,9 punti, a fronte di 52,6 punti previsti.

confronto Pmi eurozona

Le differenze tra i principali Paesi dell’eurozona

Tra le principali economie del blocco a 21 Paesi, la Germania ha superato le attese, con il Pmi composito a 52,5 (da 51,3) grazie a un miglioramento sia del settore manifatturiero (da 47,0 a 48,7) sia di quello dei servizi (da 52,7 a 53,3).

La Francia, al contrario, ha deluso gli economisti: le tensioni politiche legate al bilancio statale hanno pesato sulla domanda, portando a un calo del Pmi composito (da 50,0 a 48,6).

“Se si mettono le nazioni a confronto, l’attività terziaria tedesca a gennaio è aumentata a tasso abbastanza forte, mentre il settore terziario francese è scivolato in contrazione”, ha commentato Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank. “Questo può essere collegato alle difficoltà politiche nel finalizzare il bilancio 2026. Nel manifatturiero, la Francia registra una prestazione lievemente migliore della Germania, ma in entrambe le nazioni la crescita della produzione non ha nulla di entusiasmante. Nel complesso, l’economia della Germania ha iniziato il nuovo anno con un percorso di crescita, mentre la produzione mensile francese con un declino.”

Lo scenario macro tra ripresa Germania e dazi Trump

Dopo aver superato l’impatto dei dazi statunitensi nel 2025, l’economia europea inizia a beneficiare dell’aumento della spesa pubblica per infrastrutture e difesa, in Germania e non solo. Tuttavia, il commercio resta un fattore di incertezza, dopo le minacce del presidente americano Donald Trump di introdurre nuovi dazi, anche in relazione all’opposizione ai suoi piani sulla Groenlandia, malgrado il successivo dietrofront parziale.

“La ripresa appare ancora piuttosto fragile”, afferma de la Rubia. “In merito alle previsioni future, il basso incremento dei nuovi ordini non rappresenta certamente un punto di svolta. Al contrario, l’inizio del nuovo anno indica un andamento che si protrarrà nei prossimi mesi.”

Bce: inflazione sempre in focus ma per ora tassi fermi

Interpretando i dati nell’ottica della Banca Centrale Europea, secondo l’economista capo di HCB “questi risultati non sono certamente rassicuranti. L’inflazione del terziario, che la banca centrale monitora particolarmente da vicino, ha considerevolmente aumentato i prezzi di vendita. Anche l’inflazione dei costi resta un problema, eppure ha segnato un’accelerazione più debole dell’inflazione dei prezzi di vendita.”

Guardando alle mosse future della Bce, i funzionari “vedranno confermato il loro convincimento a tenere fermo il valore attuale dei tassi. Alcuni tra quelli più aggressivi potrebbero persino considerare una prossima mossa al rialzo piuttosto che al ribasso.”

L’Eurotower ha già segnalato di ritenere appropriato il livello attuale dei tassi di interesse, prevedendo per l’area euro un’ulteriore fase di espansione leggermente superiore all’1% e un’inflazione destinata a rimanere vicina all’obiettivo del 2%.

Sulla stessa lunghezza d’onda gli analisti di ING, secondo cui “il PMI indica nuovamente un aumento delle pressioni sui prezzi“, ma “non sufficienti a distogliere la Bce dalle sue aspettative di mantenere i tassi invariati nel prossimo futuro”.