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L’impeachment potrebbe cambiare (in meglio ) le sorti del Brasile

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Le autorità brasiliane sono state sorprendentemente irremovibili nell’intolleranza verso la corruzione, e lo scandalo Petrobras ha raggiunto il suo apice con la richiesta di arresto dell’ex presidente Lula all’inizio di marzo. L’assist dell’attuale presidente Dilma Rousseff, che ha offerto a Lula l’immunità proponendogli di unirsi al suo gabinetto, ha scatenato le ire dell’opposizione che chiede ormai a gran voce l’impeachment del presidente. “Il ritiro del PMDB, il più grande partito politico del Brasile, dalla coalizione di governo ha ulteriormente alimentato le speranze di un impeachment che, a sua volta, dovrebbe aprire la strada a un nuovo governo orientato alle riforme e più apprezzato dal mercato” spiega Michael Boye, Fixed income Trader Saxo Bank.
Il tunnel della recessione
Pare sia proprio un nuovo governo la scommessa del mercato e la chiave per un ritorno di fiducia nel Paese. La crisi politica è però la cornice di un quadro economico preoccupante. Il Brasile sta infatti affrontando la sua peggiore crisi economica degli ultimi decenni: già scivolato in recessione da almeno un biennio, da mesi sta accusando anche i colpi del pesante crollo dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, mentre la crisi politica ha allontanato gli investimenti. “Anche se le prospettive economiche rimangono tutt’altro che rosee per il futuro – dice Boye – la potenziale rottura con un regime politico multidecennale di corruzione potrebbe essere una pietra miliare per l’economia in difficoltà“. Inoltre, altri fattori potrebbero influenzare in positivo le sorti brasiliane, come i timori scongiurati di aggressivi rialzi dei tassi da parte della Fed e i prezzi delle materie prime (tra cui il petrolio) che sembrano più vicini a una fase di stabilizzazione.
 Cambio al timone
 
Lo stato di salute del Paese si può misurare dall’andamento del CDS (credit default swap) brasiliano, da mesi sull’ottovolante e che ha toccando un picco di panico lo scorso autunno, quando ha raggiunto i 550 bps. Quanto agli asset brasiliani, tra cui Banco do Brasil, sono rimasti tutt’altro che indifferenti alle agitazioni del mercato. “Tuttavia pensiamo che ci sia del potenziale per un’ulteriore ripresa, al calare del rischio di default, dovuto al ritorno dell’ottimismo – spiega Boye -L’obbligazione subordinata di Banco do Brasil con scadenza 2022 (denominata in USD) rende attualmente il 7,7%, contro il 5,5% del titolo di stato brasiliano a dieci anni (denominato in USD)“. “Tuttavia – conclude Boye – tutto dipenderà dalle sorti della stabilizzazione politica e, ancora di più, dall’uscita di scena  del presidente Dilma Rousseff”. E’ certo che la stabilizzazione politica abbatterebbe il rischio di default obbligazionario. Ma è altrettanto certo che una possibile inversione del recente recupero dei prezzi delle materie prime presenterà un rischio ancora maggiore per le fragili prospettive dell’economia brasiliana.