Il mercato va pazzo per l’AI, il parallelismo con le dot-com di fine anni 90. Secondo Goldman Sachs non è ancora “bolla”
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Il mercato azionario americano sta cavalcando l’onda dell’intelligenza artificiale, il valore di titoli come Nvidia è cresciuto esponenzialmente e la sensazione è che l’entusiasmo sfrenato per questa nuova frontiera tecnologica non si per nulla mitigato. Non sorprende quindi che molti pensino già ad una bolla sul punto di esplodere simile a quella delle dot-com che chiuse gli anni 90 lasciando sul campo molte vittime. Da Goldman Sachs arriva tuttavia il messaggio di tenere i nervi saldi: secondo la banca d’affari newyorkese c’è ancora un po’ di tempo prima di trovarsi in una “bolla”.
Studio di Goldman Sachs: situazione più simile al 97-98 che al 99-2000
Secondo uno studio di Goldman, i prezzi sono piuttosto alti ma non si sono ancora verificate le condizioni per una “macro bubble”, una situazione in cui un’alta distorsione dei prezzi degli asset ha profonde conseguenze sull’economia.
Questo tipo di situazione, secondo lo studio, non è determinata unicamente dalla sopravvalutazione dell’azionario ma è abbinata ad un drammatico aumento di spesa e dei flussi di capitale.
“La bolla degli anni ’90 fu un classico esempio di bolla macroeconomica”, si legge nel documento di Goldman, “accanto all’impennata dei prezzi degli asset, la spesa per investimenti aumentò, crebbe l’indebitamento, il capitale si riversò nei settori rilevanti e la redditività e la solidità dei bilanci diminuirono. Quando i prezzi degli asset invertirono la rotta, fecero lo stesso anche la spesa e i flussi di capitale, causando una recessione.”
Nella situazione attuale gli sbilanciamenti macroeconomici che si videro in particolare dal 1998 in poi “non sono generalmente ancora visibili”, anche se esiste “un rischio crescente che questo tipo di segnali diventi più visibile con il proseguire del boom degli investimenti in AI”. Ci si trova quindi in un momento che “ha più in comune con il boom tecnologico del 1997-98 che non quello del 1999-2000”.
Giovani milionari in ritrovo ad Aspen: entusiasmo per la nuova tecnologia
L’AI e l’impatto sul loro portafoglio di investimenti è stato anche il tema principale per i giovani milionari che il mese scorso hanno partecipato ad Aspen, Colorado, all’annuale evento At the Helm, organizzato proprio da Goldman Sachs.
In un articolo apparso su Fortune, si legge che oltre 100 trentenni e quarantenni membri dell’ultra elitario dipartimento Private Wealth Management (PWM) della banca d’affari, con conti in banca da 10 milioni fino a un miliardo di dollari, hanno esplorato ogni aspetto dell’AI nei tre giorni del meeting, dalle migliori opportunità di investimento all’impatto sul clima e al fatidico punto di domanda se ci si trovi o meno in una bolla. Ai giovani milionari non è certo sfuggito come negli ultimi tempi sia il ceo di OpenAI Sam Altman che quello di Meta Mark Zuckerberg abbiano fatto paragoni con il periodo delle dot-com.
Goldman Sachs ha reiterato la sua posizione differente.
“Non pensiamo di essere in una bolla“, ha detto Brittany Boals Moeller, capo della divisione PWM di Goldman a San Francisco. “Ci sarà chi vince e chi perde nell’AI? Assolutamente si. Senza dubbio ci saranno situazioni in cui le valutazioni sono sproporzionate, e col tempo sapremo quali sono. Quindi è importante che i clienti siano diligenti nei loro investimenti in AI.”
L’impatto ambientale AI preoccupa ma l’energia è anche una grande opportunità di investimento
I ricchi clienti di Goldman sono tutti cresciuti con la tecnologia e internet, al passo coi tempi e molto ben informati. “La conversazione attorno all’AI è stata generalmente positiva”, ha detto Boals Moeller, “Sicuramente c’è qualcuno che si preoccupa della direzione in cui si va ma in tanti sono molto entusiasti per le innovazioni”.
Tra le applicazioni dell’AI che più hanno destato l’interesse dei giovani milionari vi sono quelle nel settore medico e della produttività.
Ma una preoccupazione in particolare, e anche un’opportunità, è stata quella dell’energia. Secondo le proiezioni del Lawrence Berkeley National Laboratory nei prossimi tre anni oltre la metà del consumo di energia dei data center negli Stati Uniti sarà utilizzata per l’AI. Nel 2028, l’intelligenza artificiale potrebbe assorbire un quantitativo di energia pari a quello del 22% delle famiglie americane. L’impatto ambientale è sicuramente una preoccupazione ma, come detto anche da Boals Moeller, i partecipanti all’evento hanno vedono anche un’opportunità di investimento nel settore energetico.
Complessivamente, la sensazione è che per chi ha soldi da investire l’AI sia una delle più grandi opportunità di questo secolo.